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Gli anni Ottanta segnano una svolta sotto molti punti di vista per il mondo del calcio italiano in particolare e dello sport in generale.

Dal punto di vista  strettamente legato al campo c’è il successo insperato nel momento più difficile per il pallone azzurro. Il Totonero aveva scosso tutto l’ambiente calcistico italiano trascinando molti calciatori nel baratro del calcioscommesse e i Mondiali di Spagna non promettevano nulla di buono. In realtà fu proprio quella la competizione della rinascita, quella che dimostrò che la forza del Belpaese emerge maggiormente proprio durante le difficoltà e la vittoria dei Mondiali rappresentò un successo tanto della Nazionale quanto di tutti gli italiani.

In quegli anni il campionato di Serie A si arricchisce di stelle che fanno la storia della pedata, come un tal Diego Armando Maradona che fa sognare e vincere Napoli. Ma prima del suo arrivo, in Italia succede un altro evento degno di nota per il mondo sportivo e non è un colpo di mercato, anche se dal punto di vista della portata innovativa il valore è lo stesso. Viene infatti approvata dal Governo la legge 91 del 1981, che diventa una vera Bibbia in materia di “compravendita” di giocatori e, più in generale, di atleti.

La sua approvazione conferisce lo status giuridico di sportivo professionista non solo ai calciatori, ma anche agli atleti di tutte le discipline sportive. Ora, nel 1981, lo sport si trova finalmente ad avere delle tutele giuridiche ben precise. A dare il via a questo processo è l’inchiesta partita nel 1978 dalla segnalazione del presidente del sindacato calciatori Campana alla Guardia di finanza. Il blitz si era svolto all’interno dell’hotel Leonardo da Vinci a Milano, sede delle contrattazioni del calciomercato, e aveva dato il via a un filone d’inchiesta che aveva poi portato a conseguenze giuridiche importanti. Come quella del 1981.

La legge 91 decreta che “l’esercizio dell’attività sportiva, sia esso in forma professionistica o dilettantistica, è libero” e ” sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori atletici che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal Coni e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali”. Finalmente non si parla più soltanto degli atleti, ma vengono definite una volta per tutte anche le altre figure chiave del mondo dello sport, ovvero quelle degli allenatori, dei preparatori e dei dirigenti delle società.

Lo sportivo diventa anche a tutti gli effetti un lavoratore subordinato. Sarebbe bene che in molti lo ricordassero ancora oggi quando parlano di attaccamento alla maglia e accusano molti sportivi di essere mercenari. Lo sportivo giuridicamente è un lavoratore come tutti gli altri, paradossalmente come un dentista, un avvocato, un netturbino o un muratore e quindi il suo fine ultimo è quello di lavorare per trarre vantaggio economico dalle proprie prestazioni.

Dagli anni Ottanta quello che aveva preso il via decenni prima dalla passione di alcuni calciofili diventa un impiego a tutti gli effetti.

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