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SOCCER: SERIE A; JUVENTUS-UDINESE

Dopo la gara con il Napoli nel girone di andata molti scrissero che era nata una stella. Oggi possiamo dire tranquillamente che quella stella è ormai in alto nel firmamento calcistico internazionale. Un top player.

Merito anche e soprattutto di Antonio Conte, che lo sta facendo crescere senza fretta e con raziocinio. Pogba del resto, ha dimostrato – nonostante qualche pettinatura originale – di avere la testa sulle spalle: non si lamenta quando resta fuori, aspetta il suo turno e colpisce.

Il 15 marzo saranno venti: Paul Pogba si sta portando avanti col lavoro. La doppietta inflitta all’Udinese ha esaltato il tiro da fuori, specialità della casa, nel basket come nel calcio. Già quattro gol in campionato e uno solo, agli sgoccioli di Juventus-Bologna, da dentro l’area (e di testa).

Anche con il Napoli aveva segnato dal limite. Già che ci siamo: qual è il suo limite? 

Secondo Antonio Conte, la leziosità, quel certo non-so-che, molto francese, di sentirsi unto dal Signore, in barba all’età: et voilà. Nel fisico e nella gamma – un po’ regista, un po’ incursore –Paul ricorda Patrick Vieira che, giovane giovane, nell’estate del 1995 bussò a Milanello. L’allenatore era Fabio Capello. E questa la concorrenza: Zvonimir Boban, Massimo Ambrosini, Demetrio Albertini, Stefano Eranio, Marcel Desailly, Roberto Donadoni. Vinse lo scudetto, quel Milan. E Vieira, fermo a due presenze, scelse l’Arsenal, di cui sarebbe diventato la bandiera, prima di cedere il pennone a Cesc Fabregas e tornare in Italia, ventinovenne, reclutato dalla Juventus della Triade.

Grandi a 19 anni è già di per sé un’impresa, ma lo è ancora di più in una grande.

Restiamo alla Juventus, la società che ha soffiato gratis Pogba al Manchester United. In altri tempi, uno come Pogba sarebbe rimasto nella Juventus a vita. Oggi, spopolano gli sceicchi e i paperoni dell’ex Urss: Pogba ha firmato un contratto quadriennale. Il suo procuratore è Mino Raiola nel cui harem figurano Mario Balotelli e Zlatan Ibrahimovic.

Complimenti a Giuseppe Marotta e Pavel Nedved, amico per la pelle di Raiola, artefici dell’operazione.

Attenzione, però: il difficile comincia adesso.