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juventus genoa borriello

Nel lungo itinere dantesco, il poeta con l’alloro pronuncia il “Miserere di me” alla vista adombrata della sua guida ( a proposito ).

Siamo all’Inferno, quel buio incandescente che fonda nelle fiamme la forca di un appoggio. Poi, iniziano i gironi: le categorie dei peccati si fanno via via più specifiche, così come le eterne penitenze associate. Il contesto, però, rimane il medesimo. Un perenne gridare agonizzante. Di sofferenza, e di disperazione. A che serve urlare se il tuo destino non può volgere. Si ragiona meno per effetto di una incontrollabile emotività, così si finisce nell’atto immediato: quello dell’impulso, che talvolta, sfocia nell’errore.

Esiste una moda, che sembra così di moda. Non è una ripetizione, o meglio,lo è, ma solo a livello grammaticale. Purtroppo. La bramosia del commentare, del discutere, e mai del conversare. L’arroganza del giudizio della parti: chi ha ragione e chi ha torto. Perchè il tutto deve risolversi sempre in maniera univoca, con una sentenza. Sembra un gioco di tribunale, anzichè di vita. Juventus-Genoa è finita in parità. L’episodio contestato ( Granqvist, in area di rigore, interviene in scivolata, tocca la palla col piede e successivamente con le mani ) è l’ennesima dimostrazione della miseria che ci circonda. No, non l’episodio, ma le ramificazioni che l’episodio stesso ha prodotto. ” Povera filosofia “, stavolta Petrarca. Ma non si lamentava di una pura conoscenza, quanto di una scarsissima coscienza. Erano altri tempi, o forse no.

In un periodo in cui gli ” specializzati ” parlano di calciatori in termini di valuta, e mai di bravura, sarebbe sufficiente per capirne la situazione. Si sfugge dal reale ( obiettivo ), inseguendo la colpa di qualcuno. Si dice tutto, come megafoni impazziti, da una parte e dall’altra. Ed ecco interviste, dichiarazioni, forum e social network che straripano di sentenze. Ancora, con la fatica di prendere i propri remi. Quelli di legno,che si comandano con le proprie fatiche e le proprie braccia. Il calcio nasceva con un dogma:” Soltanto il capitano ha diritto di rivolgersi all’arbitro, ovviamente rispettando la forma di cortesia in terza persona”. Non la sottomissione, ma la correlazione rispettosa del nostro. Quello che deve esigere tutto, fuorchè farsi carico delle briciole che cascano dalla tavola. Dante intanto guarda cosa sta accadendo. E suvvia, anche lui l’ha pensato: ” È una vergogna”. Non c’erano telecamere, altrimenti chissà che inferno. Vi era un uomo, però, chiamato Virgilio, che rimprovera ogni commento dell’allievo: ” Non ti curar di loro, ma guarda e passa “. Un maestro, educato, che ricordava di fare, prima di insegnare.