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Se diciamo “brain drain” forse non tutti capiranno al volo di cosa stiamo parlando. Ma se traduciamo questa locuzione inglese in italiano otteniamo un risultato chiaro a tutti. Stiamo parlando della cosiddetta “fuga di cervelli”, professionisti altamente specializzati che lasciano il nostro Paese per cercare asilo in altri Stati.

Questa tendenza riguarda soprattutto l’ambito delle università scientifiche, ma “incautamente” questa espressione è arrivata anche al calcio, infatti negli ultimi anni accade spesso che società straniere bussino alla porte delle squadre italiane per assicurarsi le prestazioni di campioni in erba.

È quello che è successo di recente ad esempio a Fabio Borini. Il talento emiliano fu prelevato dal Chelsea quando aveva solo sedici anni e giocava nella primavera del Bologna. Soltanto lo scorso anno è arrivato in Serie A, conquistandosi anche la convocazione per gli Europei. Salvo poi partire di nuovo per una nuova avventura oltremanica.

Ma un precedente ancora più illustre è quello di Gennaro Gattuso. Il campione calabrese a diciannove anni partì da Perugia, dove giocava, alla volta della grigia e piovosa Glasgow. In Scozia Gattuso si è fatto le ossa, prima di essere riportato in patria dalla Salernitana.

Nel mercato invernale, prossimo alla chiusura, abbiamo assistito al gradito ritorno in Italia di due fuoriclasse del nostro calcio.

Il primo è Giuseppe Rossi, acquistato dalla Fiorentina dopo l’esperienza al Villareal conclusasi con un doppio infortunio e un’incredibile retrocessione in seconda divisione. Rossi è nato negli Stati Uniti e il primo febbraio compirà 26 anni, ma ha alle spalle una carriera da fare invidia a chiunque. Cresciuto calcisticamente nel Parma, fu acquistato a 17 anni dal Manchester United (che spesso fa razzie dei nostri talenti). Le sue doti sono indiscusse e infatti quando nel 2007 tornò al Parma nel mercato di gennaio, riuscendo anche a salvarlo mettendo a segno 9 reti in 19 partite, sembrava non dovesse più lasciare il Belpaese. E invece si sa, le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Giuseppe Rossi partì per la Spagna dove ha indossato fino ad aprile ha indossato la maglia del Villareal. A causa di un brutto infortunio, che gli ha fatto anche saltare gli Europei, è ancora fermo ai box. Ma la Fiorentina ha deciso di puntare su di lui. Quella di Pradè, direttore sportivo dei viola, è una scommessa. Se Rossi dovesse recuperare a pieno dall’infortunio formerebbe insieme a Jovetic una coppia invidiata in tutta Europa.

L’italo-americano in questi cinque anni si è messo in luce nella Liga, nella Champions League e anche con la maglia della Nazionale, di cui prima dell’infortunio era un punto fermo.

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Altro punto fermo dell’undici di Cesare Prandelli è Mario Balotelli, al centro della trattativa più seguita di questa sessione di calciomercato. Balotelli ha già vinto tutto quello che si possa immaginare con un club. Ha contribuito a far tornare grande il Manchester City ed era all’Inter nell’anno del triplete. Ma quel triplete in maglia nerazzurra non lo visse da protagonista. Le sue continue bizze spesso spingevano Mourinho a portarlo in panchina con sé. Rapporto difficile col tecnico, con i compagni e anche con i tifosi, per quella fede calcistica mai troppo nascosta per i cugini milanisti. Balotelli ha sempre fatto parlare di se, sia in campo che fuori. I suoi comportamenti spesso dimostrano quanto ancora debba crescere per diventare un uomo maturo. Ma nel campo non si discute. Balotelli fa il calciatore e il suo mestiere è aiutare la squadra a vincere, quello che accade fuori dal rettangolo verde sono affari suoi. Quando nel vicino 28 giugno 2012 a Varsavia per due volte trafisse il gigante tedesco Neuer, non penso che qualcuno pensasse a cosa Balotelli avesse fatto durante l’allenamento del giorno prima o durante una delle tante sere dell’anno passate in discoteca. Il calcio è uno sport che regala emozioni e Supermario sa regalarne sempre.

Il Milan ha riportato a casa uno dei maggiori talenti del calcio italiano e per questo dobbiamo esserne tutti felici, milanisti e non. Lo stesso vale anche per la Fiorentina e per Giuseppe Rossi.

Quest’anno paradossalmente la crisi ha spinto le nostre società a puntare sui giovani italiani o a riscoprire finalmente i talenti nostrani, una scelta giusta e sacrosanta che potrebbe proiettare l’Italia ad una nuova rinascita (in attesa di impianti adeguati…)