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Lo monaco

Pietro Lo Monaco, ex amministratore delegato del Palermo, analizza a mente fredda il suo percorso durato solo sei mesi all’interno della società rosanero: “Penso di aver lavorato bene nonostante l’epilogo del mio rapporto lavorativo con Zamparini. Se ho un torto è quello di avere creduto a troppe promesse ma ho la coscienza pulita e godo della stima della maggioranza dei tifosi”. Il dirigente, che in estate si è separato in modo burrascoso anche col Genoa, sottolinea: “Quando sono arrivato la squadra era ultima e quando ci sono i cambi tecnici c’è un fallimento della società. Il Palermo s’è ritrovato ad affrontare un campionato in salita, con un organico di un certo tipo ed a gennaio si sono fatti interventi importanti che vanno fatti in estate, non di certo a gennaio”.

Difatti i rosanero hanno operato ben 13 cessioni e 10 acquisti, senza toccare il budget fissato per gli stipendi e chiudendo addirittura in attivo le varie compravendite perché le cessioni sono state pagate subito mentre gli acquisti no. Sui motivi della rottura: “Il presidente è uno, si chiama Zamparini, ha scelto un amministratore delegato, ma poi mi viene a dire che due uomini forti non potevano coesistere. Lui non è a Palermo, evidentemente qualche sciacallo gli ha riportato voci e fantasie sulla storia del ruolo di presidente”. Lo Monaco si riferisce al fatto che secondi alcuni mirava ad acquisire “in toto” il Palermo.

E su Zamparini si esprime così: “E’ un uomo di grandi valori e di una morale fuori dal comune. Da presidente invece deve capire che le decisioni di pancia sono quelle sbagliate, non è ponderato nelle scelte. Per quanto mi riguarda se la squadra dovesse retrocedere mi riterrò tra i principali responsabili, anche se la mia permanenza in Viale del Fante è stata breve”. Infine un chiarimento sulla cessione di Brienza, che ha messo in cattiva luce lo stesso Lo Monaco a molti tifosi e a Zamparini stesso: “Il giocatore ha detto che è stato mandato via, ma è una bugia. Rifiutai l’offerta dell’Atalanta, ma dopo che abbiamo preso Fabbrini Brienza ha chiesto la cessione dicendo che a Bergamo gli offrivano il contratto della vita”.