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Li avevamo lasciati così. Monotoni, arruffoni, lenti, prevedibili e senza un minimo di spinta emotiva. Dal Plzen alla Sampdoria le cose non sono tanto cambiate.

Se nella partita di Europa League era in un certo senso giustificabile un approccio “easy” punito giustamente con un netto 0 a 3, contro la formazione blucerchiata lʼobbligo era vincere, conquistare i 3 punti e con un colpo di spugna cancellare ogni dubbio sulla tenuta atletica e psicologica della squadra.

Premesse migliori non potevano esserci: brutta imbarcata in Europa League da riscattare, la sconfitta della Juventus a Roma e la possibilità concreta di ridurre le distanze come mai finora, un -2 che a 15 giorni dallo scontro diretto del San Paolo poteva rappresentare il crocevia fondamentale per studiare un possibile assalto “piratesco” e conquistare finalmente la vetta della classifica, la guida della nave serie A.

Ci si aspettava quindi un leone ferito ma pronto a ribellarsi, ad agitarsi e a fare di un sol boccone la vittima sacrificale Sampdoria, ma fin dai primi minuti si è assistito ad un remake della sfida di coppa. Lenti ed impacciati, quasi fuori giri, gli uomini di Mazzarri hanno mostrato palesi difficoltà nellʼimpostare la manovra e ogni qualvolta riusciva ad aggirare la prima barriera difensiva costruita da Delio Rossi, andava a sbattere contro lʼarcigna linea arretrata costituita da Costa-Rossini-Gastaldello e De Silvestri. Come se non bastasse lʼimpostazione difettava fin dalla genesi, con Inler in completo imbarazzo e un Mesto timido sulla fascia di competenza. Serviva il guizzo, il genio, lʼastuzia di un big, ma sia Hamsik che Cavani hanno contribuito in maniera evidente alla povertà tecnica della partita. Il centrocampista è rimasto bloccato tra le maglie blucerchiate e il pantano del San Paolo, il Matador, invece, dimostra ancora una volta che giocare ogni partita non porta a nulla di buono, che merita e necessita di un riposo forzato, per averlo tirato a lucido il 1° marzo dove sarà impossibile sbagliare.

Passano i minuti e la trama è sempre la stessa. Il Napoli prova un accenno di possesso palla, interrotto spesso da imprecisioni ed errori elementari, e la Samp si difende con ordine pungendo spesso in contropiede. Lʼultima mezzʼora è un assalto telefonato, con lʼunica emozione accesa da Pandev. Il macedone inventa per Hamsik, ma il suo tiro nel cuore dellʼarea si stampa sul palo.

Ed è proprio lì che si blocca il Napoli, sul palo del centrocampista slovacco, che a fine partita dovrà fare i conti anche con lʼennesima rapina della sua esperienza napoletana, unʼoccasione per dare adito a tante voci pronte a screditare la piazza e la città. Ma fortunatamente Marek è un ragazzo intelligente e sa benissimo che problemi del genere sono presenti in qualsiasi città.

Lo 0 a 0 accolto dai fischi della tifoseria rappresenta la classica occasione persa, malamente, ma dopo lʼistintiva reazione, tutti sanno che il campionato è ancora lungo e che proprio in questo momento bisogna compattarsi e trovare le giuste soluzioni ad un gioco che tende a latitare, forse più per stanchezza che per altro. Cʼè la possibilità di fare la storia, o perlomeno dimostrare in Europa che il Napoli non è lì per caso, che è in gradodi battere gli avversari anche in trasferta, che è capace di rimontare uno 0 a 3 che potrebbe avere del miracoloso.

Se il Napoli tornerà a giocare come sa, nessuno può negare la fattibilità di una rimonta in Europa League; ma anche solamente vincere con merito potrebbe bastare dal punto di vista mentale. Bisogna ritornare in campo affamati, decisi e veloci, con un Cavani in meno (merita il riposo, anche contro la sua volontà) ma con la voglia di tornare ad incantare e di riprendersi lʼetichetta di grande squadra scucita in queste ultime 3 partite; una prova difficile e complicata che però potrebbe rappresentare la classica molla dʼentusiasmo, la gara della svolta insomma, capace di trascinare squadra e pubblico al vero miracolo stagionale. Ma prima bisogna vincere, bisogna espugnare Plzen ed Udinese nellʼordine, sperando che in 15 giorni il manto del San Paolo sia in grado di ospitare nel migliore dei modi la sfida – scudetto.

È innegabile che avere un campo del genere rappresenta un vero e proprio problema, un ostacolo al gioco veloce e frizzante del Napoli. Curare e migliorare anche questʼaspetto è una delle priorità della società per ripartire più forti di prima.