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David Beckham

Di David Beckham si è parlato molto, in tutte le maniere: dopotutto uno come lui non passa mai inosservato, nel bene e nel male. Da Manchester a Parigi, passando per Madrid, Los Angeles e Milano, ovunque sia andato ha sempre fatto parlare di sè. Quel che stupisce è che, sotto l’aspetto da uomo-copertina, si nasconde un professionista esemplare, uno con dentro l’ardore agonistico che pochi hanno. Compirà 38 anni a maggio, e al PSG hanno trovato un giocatore di calcio, non una bestia da marketing. Calciatori e uomini così non se ne trovano tutti i giorni.

David Beckham, lo United nel cuore

Cresciuto a Londra, figlio di un grandissimo fan del Manchester United, David tifa per i Red Devils sin da piccolo: per lui andare a giocare là è un sogno che si avvera. Nel 1995, a 19 anni, fa il suo esordio in Premier League.

Fergie Decks Becks

La carriera di Beckham è in decollo verticale: prima si prende la casacca numero 10, poi, quando Cantona lascia, tocca a lui la leggendaria numero 7 dello United, ed il ragazzino biondo entra a far parte dei “Magnificent Seven” dei Red Devils, assieme alla leggenda George Best ed allo stesso Cantona.

E’ in quel periodo che si sposa con Victoria, membro delle Spice Girls, e si guadagna il soprannome di “Spice Boy”. Tutto il mondo ha gli occhi su lui, lo stesso matrimonio diviene un fenomeno mediatico: ce ne sarebbe abbastanza per far andare fuori di testa chiunque. Le sirene estere non tardano ad arrivare, il Real Madrid lo vuole: sono gli anni dei “Galacticos”. Anche fuori dal campo le cose non sono tutte rose e fiori: lo United viene eliminato dall’Arsenal nell’FA Cup, Becks torna prima negli spogliatoi per un risentimento alla caviglia. Ferguson, uno che a perdere proprio non ci sta, entra negli spogliatoi e calcia uno scarpino, che finisce proprio in faccia al numero 7: sopracciglio rotto e giornali in brodo di giuggiole. Il lunedì il Sun intitola “Fergie decks Becks”: è l’inizio della frattura che porterà lo Spice Boy a Madrid.

I Galacticos

David sbarca al Real Madrid: una squadra di fenomeni, che può contare su Ronaldo, Roberto Carlos, Casillas, Zidane e Figo. L’inglese, visto che la maglia numero 7 era già occupata da Raul, opta per la maglia numero 23: è quella del suo idolo del basket, Michael Jordan. Durante la permanenza a Madrid non vince molto: solamente una Liga e una Supercoppa Spagnola, ma, secondo la rivista Forbes, lo Spice Boy ha incrementato del 137% i profitti dei Blancos. Niente male per uno che ha collezionato anche 20 gol e moltissimi assist. Nel febbraio del 2006 firma un contratto miliardario con i Los Angeles Galaxy: la famiglia Beckham si trasferisce in America.

Il capitolo Los Angeles

Tutti lo davano a svernare negli Stati Uniti, ma lui è stato lapidario: “non sono venuto qui per essere una superstar. Sono venuto qui per essere parte della squadra, per lavorare sodo e per vincere qualcosa. Con me, c’è solo il calcio. Sono venuto per fare la differenza“. Negli anni a Los Angeles si dedica alla beneficenza, ottenendo moltissimi riconoscimenti, ma continua ad incantare in campo: nella sua esperienza ai Galaxy mette a segno 20 reti, ma la sua dote migliore è sempre quella da assist-man. Per non mancare all’appuntamento con gli Europei, nel 2008, alla fine del campionato americano, si trasferisce al Milan per 6 mesi, in modo da non perdere il ritmo partita: Becks incanta anche a Milanello per la sua professionalità, e si ritaglia spazio in campo.

MONDIALI E OLIMPIADI

Nel 2010 manca quello che poteva essere il suo ultimo mondiale a causa di un infortunio: il CT della nazionale inglese Capello, che l’aveva avuto in gestione ai tempi di Madrid, decide di portarselo dietro come collaboratore: a bordo campo potevamo vederlo come un leone in gabbia, ma se non altro poteva sentire il profumo dell’erba, aiutare e spronare i compagni negli spogliatoi. Alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2012, tenute a Londra, cavalca le acque del Tamigi portando la fiaccola olimpica in motoscafo: è una delle entrate più appariscenti dell’intera serata. Terminato il contratto con i Galaxy, Beckham va ad allenarsi all’Arsenal. Il resto è storia recente: il PSG lo ingaggia e lui devolve l’intero stipendio in beneficenza. Tutti dicono che è solamente un colpo mediatico, una copertina per vendere maglie, ma Becks, uno che alle voci ha imparato a non dare ascolto, dimostrerà ancora una volta, sul campo, che non è finito. Con la professionalità che da sempre lo contraddistingue. In bocca al lupo Becks.

PEPSI? Concludiamo con un simpatico spot (mai passato in Italia) di cui Beckham è stato protagonista ai tempi della militanza allo United: in un Far West in cui i pistoleri bevevano Pepsi e si affrontavano tirando calci di rigore, Beckham e Casillas si affrontano.

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