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Ecco quanto ha dichiarato Gianluigi Buffon nella conferenza stampa di questo pomeriggio.

Le parole del portierone azzurro: “E’ ancora presto per avere impressioni credibili sui volti nuovi, ma c’è da ben sperare per il futuro, vuol dire che c’è un ricambio importante e di valore, e questo era un dilemma che ci stavamo ponendo, che ora sembra in via di risoluzione. Giovedì non vogliamo sfigurare, il banco di prova è importante, stimolante, e rappresenteremo l’Italia nella Confederations Cup tra 3 mesi. E’ una competizione che vogliamo vincere e alla quale vogliamo prepararci nella maniera più idonea. E’ una cosa spontanea, piccoli segnali che, se presi nel modo giusto, possono solo far migliorare i rapporti e la coesistenza nella nostra società. Giusto non precludere nulla ad un calciatore che ti può far vincere le partite da solo, sta scrivendo la storia del calcio italiano, e non ha solo un passato, può avere ancora un futuro, come sta dimostrando. Francesco, ogni volta che ha preso delle decisioni, come quella di lasciare l’azzurro nel 2006, ci ha riflettuto a lungo. Vincendo il Mondiale, che è la cosa più bella nel calcio, ha preferito dedicarsi di più alla Roma e alla propria salute, venendo anche da un lungo infortunio. Vedendo come sta dopo 7 anni, un po’ dispiace che ci abbia lasciato (ride, ndr), ma questo vuol dire che si sta allenando al massimo. Se gli ho chiesto di tornare in Nazionale? Sono cose intime, lui lo sa quello che ci diciamo. Lo spogliatoio per quel che riguarda le decisioni di un ct non deve dir nulla, sono responsabilità specifiche di chi guida la squadra, poi se si parla di un ragazzo come Francesco, allora dico che lui ancora oggi è uno di noi. Con qualcuno di noi, me compreso, sin dall’Under 15 Totti ha condiviso questo tipo di avventura e per me sarà sempre un mio compagno di Nazionale. Tutti ci auguriamo che Mario trovi la propria definitiva consacrazione, ciò non vuol dire che deve soffocare la propria indole. Io l’ho visto sempre tranquillo nel gruppo, l’unica cosa che gli poteva mancare era quella di giocare con continuità. Prima di andare al Milan, non era un titolare fisso nelle sue squadre, adesso sta trovando continuità e spero che in Nazionale, nel Milan un po’ meno (ride), ci dia le gioie che ci aspettiamo da lui. Il Milan si è sempre appoggiato su un gruppo di italiani, e anche la rifondazione dei giovani che sta portando avanti è di stampo italiano. Mi pare logico che siano queste due le squadre che danno più giocatori alla Nazionale“.