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Oramai Fernando Torres è diventato un giocatore normale (quando gioca bene). Non esiste più quell’attaccante in grado di stupire il mondo, capace di portare la Spagna al suo primo successo internazionale dell’era moderna con il gol decisivo nella finale di Euro 2008 contro la Germania. Fantastico con le maglie prima di Atletico Madrid e poi di Liverpool, coi Reds che lo hanno ceduto in tempo al Chelsea intuendo forse l’inarrestabile fase di declino vissuta dal centravanti iberico. Fatto sta che da due anni, da quando cioè Torres indossa la maglia dei Blues, non ha mai fatto intravedere niente di ciò che invece abitualmente aveva mostrato ad inizio carriera. Domani compirà 29 anni El Niño, e li festeggerà con la consapevolezza di essere l’acquisto più sbagliato del club londinese nell’ultimo decennio.

RICORDI – Una volta osannato, voluto e cercato da tutt, Torres sembra aver accusato negli ultimi due anni come una sorta di trauma psicologico, mostrando una involuzione senza pari. La squadra allenata ancora per poco da Rafa Benitez lo ha a lungo atteso, usando bastone e carota non riuscendo mai a vedere il Torres versione Atletico Madrid e Liverpool. Solo 28 gol in 116 partite, troppo pochi per meritare la conferma per la prossima stagione. Indipendentemente dal contratto in scadenza nel 2016. E proprio il suo vecchio mentore Benitez, con il quale è stato diverse stagioni a Liverpool, è riuscito a farlo risuscitare. Torres sarà ceduto, con il Chelsea pronto a svenderlo pur di liberarsene (la stampa inglese parla di 17 milioni di sterline).

RITORNO – A 29 anni cerca un nuova sfida, che potrebbe voler dire un ritorno al passato. L’Atletico Madrid lo vorrebbe inserire nella trattativa per Radamel Falcao, ma non è disposto a pagare i quasi 9 milioni di euro di ingaggio e non lo valuta più di 10 milioni di euro. Lo stipendio non è però l’unico ostacolo per il rilancio. Torres negli ultimi tre anni è stato vittima di infortuni di tutti i tipi, motivo per cui Fiorentina e Juventus, che ci avevano fatto un pensierino, hanno rinunciato. In Italia, così come in Europa, nessuno crede più in lui. Nemmeno Vicente Del Bosque, che non l’ha convocato per gli impegni della Spagna contro Finlandia e Francia.

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