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Brasile Italia, Balotelli in azione

Ho ripreso questo versetto di una canzone che Elio cantò a Sanremo per fare alcune riflessioni sul ruolo della Nazionale nel calendario, fittissimo, del calcio. Non ho timore nel dire che io seguo le partite dell’Italia con un certo distacco e, quindi, con poco trasporto emotivo. Ma mi voglio lanciare in una provocazione. Ho sempre trovato piuttosto fuori luogo le tre interruzioni che il campionato (e i campionati in tutta Europa) subiscono per “colpa” delle nazionali.
Vi faccio notare solo alcuni elementi, che possono aiutare nel ragionamento. La serie A inizia ad agosto e dopo una/due giornate si interrompe immediatamente: due settimane di stop per la nazionale. Si gioca un altro mese e a inizio/metà ottobre stessa identica scena. Poi arriva marzo e, nel momento caldissimo e decisivo per i destini dei club, sia in campionato che in Europa, di nuovo fermi. D’accordo la maglia azzurra, d’accordo l’importanza del lavoro che va legittimamente concesso alle nazionali, ma non trovo molto intelligente la collocazione di queste pause.

Prima di tutto per una questione di impegni e giusta insoddisfazione dei club: la stagione è già estenuante, spesso viaggi transoceanici e amichevoli o gare di qualificazione generano infortuni e affaticamenti causando malumore nelle società che pur lasciano ovviamente andare i propri giocatori. Secondo motivo: le partite che l’Italia gioca durante le qualificazioni europee o mondiali (ma qui è un parere assolutamente personale) hanno un livello di appeal e interesse prossimo allo zero. Giochiamo, mediamente, contro squadre come Irlanda, Malta, Slovenia, Croazia, Belgio e, una tantum, magari ci capita un big-match. Non so voi, ma io generalmente preferisco fare altro. Detto questo, a me piacerebbe che la Nazionale, anche per una questione mediatica e di giusta importanza, potesse concentrare il suo lavoro in un determinato periodo dell’anno. Mi viene subito in mente il periodo appena concluso il campionato, quindi maggio-inizio giugno: negli anni dispari, dove non si giocano Europei o Mondiali, sarebbe bello poter concentrare tutte le gare di qualificazione come una sorta di mini-torneo, che credo avrebbe molto più risalto di una partita spalmata qua e là.

Non ci sarebbero problemi particolari coi club e tutto il nostro staff tecnico avrebbe 3-4 settimane di lavoro intense per provare il gruppo e la squadra. Negli anni pari il periodo di lavoro potrebbe essere spostato a gennaio, allungando così la pausa per le squadre di serie A. Ribadisco, la mia è una provocazione e un’idea che immagino non sia di facilissima realizzazione, ma che potrebbe magari suscitare qualche motivo di interesse in più in persone come me che, francamente, in questo modo sentono e vivono l’esperienza dell’Italia in modo molto distante.