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robbie rogers

Lo scorso febbraio ha fatto discutere l’annuncio di Robbie Rogers, giocatore statunitense con anche numerose presenze in Nazionale, che aveva annunciato il proprio ritiro dal calcio giocato a soli 25 anni, dopo aver ammesso la propria omosessualità. In una lunga intervista concessa al The Guardian, l’ormai ex calciatore ha spiegato l’attuale situazione: “Ero nervoso all’idea di fare coming out, ma al contempo emozionato. Ho avuto un’infanzia felice, in una famiglia cattolica. Poi sono diventato un giocatore, e non capivo perché il grande interesse che suscitavo nelle donne non mi coinvolgesse. La consapevolezza sulla mia omosessualità è arrivata a 14, 15 anni. Mi chiedevo: ‘Voglio giocare a calcio, ma non ci sono calciatori gay. Cosa devo fare?’. Ti senti un corpo estraneo. Certo, ho anche provato a uscire con delle ragazze. Ho provato a cambiare me stesso. Ma più diventi famoso, più è difficile convivere con questa identità sessuale”.

STUPIDO TABU – Rogers spiega quindi, a tinte forti: “Nel calcio è impossibile fare coming out, perché nessuno l’ha fatto. E’ folle, triste. Non si può rientrare nel mondo calcistico dopo aver dato una notizia del genere. Ma i singoli calciatori, con me, sono stati fantastici, ho ricevuto parecchi attestati di stima dai miei colleghi. Forse molti tifosi non sono omofobici, ma dentro allo stadio si cerca di distruggerti. Sicuramente molti giocatori sono gay e non lo dicono: non vedete come si vestono bene (ride, ndr)? Tutto cambierà, però. Un giorno ci saranno anche calciatori apertamente omosessuali. Non so quanto tempo ci vorrà, ma quel giorno arriverà. Ne sono certo”.