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L’aveva pensata proprio bene l’arbitro libanese Ali Sabbagh, uno dei fischietti più quotati del suo paese. Il controverso direttore di gara, assieme agli assistenti di linea Ali Eid e Abdallah Taleb, è stato arrestato con la grave accusa di aver truccato un incontro internazionale in Asia in cambio di prestazioni sessuali. Il tutto è venuto alla luce a Singapore, vero e proprio paradiso delle scommesse illegali. Non a caso le indagini sulla nuova calciopoli italiana hanno portato allo stato del sud-est asiatico, dove esistono le quote migliori, la tassazione minore, i soldi giocati non vengono tracciati, e soprattutto non esiste alcun limite alle puntate. L’ideale anche solo per riciclare denaro sporco.

BUSINESS – A Singapore le scommesse sullo sport sono una delle principali voci di bilancio dello Stato. I soldi provenienti dal gioco vengono utilizzati per finanziare la costruzione di impianti per l’intrattenimento e l’arte, e per la realizzazione di stadi e altre strutture per lo sport, specialmente laddove l’entità degli investimenti richiede l’intervento dei privati. Per questo lo Stato ha deciso di gestire il tavolo in prima persona e per questo giocare a Singapore conviene.

REGOLE – Ovviamente anche in un posto del genere ci sono delle norme da seguire. La prima è: non fare foto, non fare domande, non fare nient’altro che non sia giocare: consultare il “menu” del giorno, compilare schedine, pagare ed eventualmente riscuotere. E basta. E non stupisce quindi che quella zona sia l’epicentro di numerosi scandali che avvengono in altre parti del mondo.

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