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Kobe Bryant, ancora in divisa e con le lacrime agli occhi, ha confermato la peggior notizia che poteva colpire i Lakers in questa stagione già tormentata dagli infortuni.

Bryant ha dichiarato la rottura del suo tendine d’achille, occorsa nel 4^ quarto della partita contro i Warriors. Questo duro colpo metterà fine alla stagione di Kobe anche nel caso avanzassero alla prima fase dei playoff.

“E’ terribile. E’ una sensazione orrenda.”

Queste le parole del Mamba, che dovrà sottoporsi ad una risonanza magnetica per verificare l’entità dell’inforutnio e dicharare con sicurezza il tempo di recupero.

La stella dei Lakers è caduta a terra con 3.08 restanti nella partita, con Harrison Barnes che difendeva su di lui. Kobe, ovviamente, aveva giocato ogni singolo minuto della partita e aveva messo a referto 32 punti.

“Ho fatto un movimento che ho ripetuto milioni di volte nella mia vita, e ho sentito quel rumore seguito dal dolore tremendo.”

Bryant, dopo aver chiesto a Barnes se l’avesse colpito e aver ricevuto una risposta negativa, ha subito capito che sarebbe stato un grave infortunio.

“Speravo solo non fosse quello che pensavo.” Ha dichiarato Bryant. “Camminavo sperando che quella sensazione svanisse, ma non sono stato così fortunato.”

“Ora mi aspetta la risonanza, poi l’operazione e la riabilitazione. Già nello spogliatoio  mi sentivo stanco, pensando alla montagna che avrei dovuto scalare. Questo è un lungo processo e non ero sicuro di farcela. Poi guardando i miei figli ho pensato di dover dare l’esempio e lavorare duro per superare questo ostacolo.”

La riabilitazione per la rottura del tendine d’achille può portare via tre mesi come un anno e sono tanti i giocatori NBA che sono stati catapultati in questa situazione.  Due dei più importanti sono sicuramente Chauncey Billups, che ne ha sofferto recentemente, e la leggenda Charles Barkley, che ha dovuto chiudere la sua carriera per questo problema.

“Non ho mai dovuto avere a che fare con una cosa del genere. E’ una nuova esperienza per me ma, ovviamente, visto che molti giocatori ci sono passati, posso prenderli come esempio per tornare più forte di prima.”

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Secondo Bryant, questo infortunio è stata la più grande delusione della sua carriera, che include più di 30.000 punti segnati, 15 candidature all’All-Star Game in 17 stagioni, 5 titoli con due MVP delle finali e un MVP della regular season.

“Sono già incazzato perchè tutti dicono che i giocatori a questa età, con questo tipo di infortuni non torneranno più gli stessi. Solo il pensiero mi fa infuriare.”

Gli è stato chiesto anche se abbia influito il numero di minuti giocati, che si sono alzati inevitabilmente nel momento del bisogno. Ovviamente non ha potuto dare una risposta precisa limitandosi al classico “Who knows”, ma la stessa domanda è stata fatta al suo coach, Mike D’Antoni.

La sua risposta è stata eloquente perchè quando hai di fronte una personalità come quella di Bryant, non c’è molto da fare.

“E’ stato come picchiare la mia testa contro un muro (volendolo far riposare). E nonostante tutto c’era una parte di me che lo voleva sempre in campo perchè, come tutti sanno, lui è incredibile. Se dovesse succedere ancora probabilmente l’avrei fatto riposare di più, ma lui è un grande combattente e ora dobbiamo andare avanti e voltare pagina.”

Anche Pau Gasol ha parlato del suo compagno, che ha accompagnato in ben due delle ascese al titolo dei Lakers. Lo spagnolo era chiaramente turbato e faceva fatica a credere a questa brutta situazione.

“E’ un brutto colpo. Mi dispiace per lui e dispiace a tutti quelli che lo ammirano e lo rispettano.
E’ difficile per me vederlo così perchè non se lo merita. E’ un lavoratore e sicuramente quello che mette più applicazione nelle cose che fa. Ha addirittura avuto il coraggio di parlare ai media dopo la partita.”

Questo infortunio è stato solo uno dei tanti che ha colpito i gialloviola in questa stagione, partendo da quelli di Nash alla gamba e alla schiena, continuando con la fascite plantare di Gasol e terminando con la spalla e la schiena di Howard. Quelli che dovevano essere i perni di questa squadra sono andati in pezzi uno alla volta, e ora è stato il momento di quello che li stava trascinando verso i playoff con tutte le sue forze.

Ovviamente Bryant sarà sempre vicino alla squadra e cercherà di aiutare in tutti i modi possibili i suoi compagni e il suo coach per arrivare ai playoff e tentare il colpo a sorpresa.

“Sarò comunque con loro. Non posso giocare, ma posso usare la mia conoscenza per aiutarli a vedere cose che magari non riescono a vedere, aiutandoli il più possibile dalla mia posizione.”

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Auguriamo una pronta guarigione al Black Mamba, sperando che ritorni sul parquet più forte e determinante che mai, come siamo abituati a vederlo. #PrayForKobe

PUBBLICATO SU NBARELIGION.COM