Romeo Benetti, il mediano duro ma leale

Romeo Benetti, il mediano duro ma leale

gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla.

benettiNella prima puntata di questa nuova rubrica settimanale parleremo di un ragazzo veronese, orfano di padre, che voleva fare il tipografo, ma che ha vinto 2 Scudetti, 5 Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e una Coppa Uefa, che ha giocato contro Pelè, ha disputato due Mondiali ed allevato canarini per passatempo. Romeo Benetti era un ragazzo ribelle, in riformatorio dagli 8 ai 16 anni, inizia a lavorare come tipografo, e fa l’attaccante nei tornei aziendali: viene notato dal Bolzano, ed inizia la gavetta che lo porta a Siena, Taranto, ed infine a Palermo, con il quale vince un campionato di Serie B. La Juventus lo nota ma la scintilla non scocca: dopo una trentina di presenze ed 1 gol l’attaccante Benetti viene ceduto alla Samp, ed arriva la svolta della sua carriera.

LA RINASCITA CON ROCCO Sampdoria-Milan, contrasto in area di rigore: Benetti tiene il pallone lasciando a terra Trapattoni, Schnellinger e Cudicini, non certo tre signorine. Nereo Rocco, inventore del catenaccio,in panchina è estasiato e lo vuole a tutti i costi nel suo Milan, dove lo trasforma nel mediano, ruolo che lo ha reso famoso. Romeo vince una Coppa delle Coppe, ma nel ’70-’71 c’è un altro episodio chiave: Benetti, in un Milan-Bologna, distrugge il ginocchio di Liguori, in odore di Nazionale, con un contrasto a centrocampo. Da lì si cuce addosso l’indelebile etichetta del “cattivo”, nonostante nel corso della sua carriera non sia mai stato espulso: “il calcio è fatto di contrasti: in una partita erano in 11 a voler picchiare Benetti, perchè si sarebbero tolti un gran problema. Nessuno c’è mai riuscito“.

LA NAZIONALE Benetti viene convocato in Nazionale, con la quale disputerà 55 partite, incontrando il giocatore più forte più forte che abbia mai marcato: Pelè. Era difficilissimo prenderlo, racconta Benetti, anche col piede in sospensione. Non guardava mai l’avversario, “per lui eri un’ombra, non esistevi. Controllava il secondo e il terzo avversario da dribblare per vedere dove muoversi“.

JUVE E ROMA Nel ’76-’77 torna alla Juventus, in uno scambio fra lui e Fabio Capello, e stavolta è acclamatissimo: scocca la scintilla, e Romeo coi bianconeri vince due Scudetti in due anni, lasciando un ricordo indelebile nei cuori dei tifosi della Juventus. Dopo due stagioni al massimo, la Juve decide di ringiovanire, e chiede a Benetti dove vuol essere ceduto: sotto consiglio di Bearzot si trasferisce a Roma, alla corte di Niels Liedholm, definito dallo stesso giocatore “un napoletano nato in Svezia“. Con i giallorossi vince due Coppe Italia, a chiudere una carriera intensa e vincente.

Questa è la storia di Romeo Benetti, un uomo d’altri tempi, uno in cui i tifosi si identificavano, un calciatore duro ma leale. A distanza di anni ci si ricorda di molti suoi compagni, come Rivera e Boninsegna, ma è lui la solida base su cui si son costruiti i successi di squadra. Come quando, in finale di Coppa delle Coppe, il maestro Nereo Rocco gli grida “Romeo sta indrio che perdemo un milion!” (il premio partita, ndr): per vincere c’è bisogno non solo della punta, del numero, della magia, ma anche di chi quelle magie le mette in cassaforte e “sta indrio”.

A giovedì prossimo, con un nuovo episodio di “Una vita da gregario”, solo su MaiDireCalcio!