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FOOTBALL TALE

A ventuno anni dalla pubblicazione, Febbre a 90° dell’autore londinese di adozione Nick Hornby resta ancora uno dei libri a sfondo calcistico più letti e più apprezzati di sempre. Non a caso ho scelto questo libro per aprire ufficialmente questa rubrica: A Football Tale. Nel corso delle settimane, ogni venerdì (salvo eventuali eccezioni), vi proporrò brevi recensioni di romanzi, saggi, film o libri fotografici, con annesse opinioni, impressioni e sensazioni personali oltre a estratti significativi, che secondo me meritano di essere letti (o visti) per farsi un’idea sull’opera.

Prima di iniziare a parlare di Febbre a 90° è opportuno inquadrare l’autore. Nick Hornby è famoso per la sua scrittura “semplice”. Semplice nel senso di essere vicina alla gente comune, sia per lo stile che per le tematiche. Infatti i temi delle sue principali opere (tra cui ricordiamo su tutti Alta Fedeltà, Un Ragazzo, Come Diventare Buoni, Non buttiamoci giù) rispecchiano le sue passioni, che sono le passioni di molti suoi contemporanei: il calcio, la musica, i libri e altri aspetti della quotidianità come la vita sentimentale. Sfondo comune della maggior parte dei suoi scritti è la città di Londra, in particolare il quartiere dove lui stesso vive: Islington, nel nord della città. Lo stesso quartiere dove risiede il suo football club del cuore, l’Arsenal, e dove sorgeva sontuoso il vecchio stadio di Highbury, arena di molti degli episodi narrati in Febbre a 90°.

febbre a novanta

La grandezza di questo libro sta nella straordinaria capacità di rendere il calcio vita e la vita calcio. Il calcio fa parte integrante della vita del protagonista, non ci sono giorni in cui l’Arsenal non sia in cima alla lista delle sue preoccupazioni; d’altro canto la sua vita non può che essere fortemente condizionata dalle vicissitudini sportive, anche negli aspetti più intimi. Febbre a 90′, oltre ad essere l’esordio di Hornby, è anche una sua autobiografia e al contempo una biografia della storia dell’Arsenal a partire dal 1968 fino al 1992, suddivisa in tre fasi storiche (1968-1975, 1976-1986, 1986-1992)

Il libro è articolato in capitoli, ognuno dei quali, affianco al titolo, riporta una partita e la relativa data di svolgimento. L’inizio della storia è datato 14 settembre 1968, quando un undicenne protagonista assiste alla sua prima partita dell’Arsenal, ad Highbury contro lo Stoke City, accompagnato dal padre.

 

Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.

Febbre a 90° è un susseguirsi di emozioni, sconfitte (molte) e vittorie (poche ma estremamente intense). È la storia di un uomo come tanti, ma anche diverso da molti. È la storia di un tifoso di una squadra importante ma non molto vincente, che spiega con lucidità quello che alla massa di non amanti del calcio appare irrazionale e illogico: è possibile che il tuo umore sia condizionato dagli esiti di una partita di pallone? È possibile festeggiare per ore e ore, giorni e giorni la vittoria di undici sconosciuti viziati e strapagati? La risposta è ovviamente sì, e la ragione e la logica non c’entrano. Un tifoso si sente importante per quello che fa; è fondamentale, nelle vittorie così come nelle sconfitte, quello che succede sugli spalti più di quello che avviene sul verde manto erboso.

Una cosa è certa sul tifo: non è un piacere parassita, anche se tutto farebbe pensare al contrario, e chi dice che preferirebbe fare piuttosto che guardare non capisce il concetto fondamentale. Il calcio è un contesto in cui guardare diventa fare […]. Ma nel momento del trionfo il piacere non si irradia dai giocatori verso l’esterno fino ad arrivare ormai smorzato e fiacco a quelli come noi in cima alle gradinate; il nostro divertimento non è una versione annacquata del divertimento della squadra, anche se sono loro che segnano i gol e che salgono i gradini di Wembley per incontrare la principessa Diana. La gioia che proviamo in queste occasioni non nasce dalla celebrazione delle fortune altrui, ma dalla celebrazione delle nostre; e quando veniamo disastrosamente sconfitti il dolore che ci inabissa, in realtà, è autocommiserazione, e chiunque desideri capire come si consuma il calcio deve rendersi conto prima di tutto di questo. I giocatori sono semplicemente nostri rappresentanti, e certe volte, se guardi bene, riesci a vedere anche le barre metalliche su cui sono fissati, e le manopole alle estremità delle barre che ti permettono di muoverli. Io sono parte del club, come il club è una parte di me.

Questo è lo spirito che muove l’autore di Febbre a 90° e le sue parole sembrano raccontare perfettamente le sensazioni e i pensieri di milioni di tifosi del mondo, oltre i colori e le nazionalità che li dividono. Se avete bisogno di sentirvi consolati e non sentirvi soli nella vostra lucida follia calciofila, leggete questo libro. Se avete necessità di far capire a qualcuno che vi sta vicino, ma che non condivide e non comprende assolutamente la vostra passione, e non sapete come spiegargliela, regalategli questo libro.

Concludiamo con una curiosità bibliografica: pubblicato per la prima volta a Londra con il titolo Fever Pitch: A Fan’s Life nel 1992 per l’editore Gollancz, Febbre a 90° sbarca in Italia solamente cinque anni dopo, nel 1997 per Guanda editore (244 pagine, 8 €), stesso anno di uscita dell’omonimo film diretto dal britannico David Evans che vede nel cast un nome del calibro di Colin Firth. Consigliatissimo anche il film.

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