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Il calcio è la nostra passione e il luogo in cui si accende e arde non è altri che lo stadio. In un panorama in cui la televisione ci fa continuamente ingurgitare dosi massicce di calcio, lo stadio mantiene ancora la magia che questo magnifico sport riesce a trasmettere. Le chiacchiere intorno a questo gioco, spesso futili, sono all’ordine del giorno, quindi niente di meglio che rifugiarsi nella storia e nelle origini del vero mondo del pallone e dei suoi gloriosi “teatri”. Ogni sabato ripercorreremo la storia e le curiosità di alcuni impianti che hanno reso celebre il nostro amato calcio.
Iniziamo dall’Inghilterra, la culla del calcio, dove i pionieri hanno inventato questo meraviglioso sport. E per 80 anni, dal 1923 al 2003, Wembley è stato nell’immaginario comune il simbolo quando si parlava degli stadi inglesi. Parleremo del vecchio impianto, tralasciando quello nuovo inaugurato nel 2007, modificato e diverso rispetto all’impianto originale.

Il Wembley Stadium venne eretto nel giro di 300 giorni tra il 1922 e il 1923. Venne realizzato appositamente per la British Empire Exhibition del 1924 e gli architetti furono Sir John Simpson e Maxwell Ayrton. Simboli inconfondibili dello stadio furono le due Twin Towers, torri bianche alte 38 metri che delimitavano l’ingresso alla tribuna principale, marchio perfetto dello stile vittoriano in cui venne costruito l’impianto.

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Contrariamente alla maggior parte degli stadi inglesi, Wembley è dotato della pista d’atletica. Questo gli ha permesso di essere fruibile non solo per il calcio ma anche per le Olimpiadi di Londra del 1948. Sorge nell’omonimo quartiere di Wembley che si trova nell’area nord-ovest di Londra. Fino alla sua demolizione è rimasto nel cuore di tutti i tifosi, inglesi e non, e la costruzione del nuovo Wembley, avvenuta nel 2007, ha attenuato la tristezza per la perdita di un monumento. Wembley per anni ha rappresentato la nazionale inglese di calcio ma non solo: fino al 2000 ha ospitato tutte le finali, dal 1923, di Fa Cup. La gloria di questo impianto non si ferma comunque solo al calcio ma vi si disputarono manifestazioni di svariati sport tra cui rugby, football gaelico, football americano. Il più curioso tra gli eventi ospitati risale al 1992, quando la WWE (World Wrestling Entertainment) organizzò Summerslam realizzando il tutto esaurito. Innumerevoli poi i concerti organizzati in questo impianto.
Ma torniamo al calcio: tra le tante gare celebri disputatesi in questo impianto ho selezionato 5 partite rimaste particolarmente nella storia. Ardua scelta poiché dobbiamo ricordare che a Wembley si sono giocate ben 5 finali di Coppa dei Campioni (1963, 1968, 1971, 1978, 1992), una finale del Campionato Mondiale (1966), una finale del Campionato Europeo (1996), 2 finali di Coppa delle Coppe (1965, 1993) e la bellezza 72 finali di Fa Cup, dal 1923 al 2000.
Partiamo dall’inaugurazione, che venne celebrata il 28 aprile 1923, quando l’Empire Stadium, questo il nome originale, ospitò la finale di FA Cup vinta per 2-0 dal Bolton Wanderers sul West Ham. La curiosità per il nuovo stadio fu tale che già al primo evento si registrò il record di affluenza: 126.047 persone assistettero ufficialmente alla partita ma una moltitudine di persone fuori dallo stadio creò una situazione estremamente caotica. La maggior parte della folla rimasta senza biglietto ne approfittò così per entrare nello stadio e trovare un posto improvvisato vicino alle linee di fondo. Impossibile quindi avere dati certi ma la stima delle presenze di quel giorno allo stadio si aggira intorno alle 300.000. Niente male come debutto.

Wembley ha sempre significato nazionale inglese di calcio. Indimenticabile lo shock nazionale subito dagli inglesi il 25 novembre 1953. Quel giorno a Wembley l’Ungheria con il suo calcio totale spazzò, con un memorabile 6-3, tutta l’altezzosità dietro cui gli inglesi si erano trincerati per lunghi decenni. Solo dopo quella sconfitta infatti gli inglesi realizzarono quanto l’isolamento calcistico in cui si erano rifugiati, sentendosi superiori, aveva finito col bloccare la loro evoluzione tecnico-tattica. Il primo rovescio interno ad opera di una nazionale continentale fu molto di più di una sconfitta, fu una vera e propria umiliazione. La gara fu molto attesa e gli oltre 100.000 spettatori erano pronti a godersi l’ennesima vittoria della nazionale inglese. Basta un solo minuto però a sovvertire i pronostici quando HIdegkuti porta in vantaggio la nazionale magiara. Il primo tempo termina 4-2 per gli ungheresi che nel secondo tempo arrotondano ancora di più il risultato, con le reti di Bozsik al 50’ e di HIdegkuti al 53’, dando un’autentica lezione ai maestri inglesi. Nessun inglese dimenticherà mai il giorno in cui la nazionale magiara fece piangere Wembley.

La nazionale inglese si riabilitò solo nel 1966 quando per la prima volta, ed unica sinora, riuscì a vincere la Coppa del Mondo. Il 30 Luglio a Wembley davanti a 100.000 spettatori, tra cui la regina, la squadra inglese, guidata da sir Alf Ramsey, era fortemente motivata a riscattarsi dalle magre figure dei Mondiali precedenti e raggiungere la vetta del mondo in patria. Ad ostacolare questi propositi vi era la Germania Ovest, che schierava tra le sue fila giocatori del calibro di Schnellinger, Beckenbauer, Haller, Overath e Seeler. Nei primi venti minuti di gioco vi furono due reti (Haller al 12’ e Hurst al 18’) che portarono il risultato sul 1-1; risultato che si protrasse fino 78’ quando il gol di Peters sembrò dare la vittoria ai padroni di casa. La tenacia tedesca però non venne meno e a poco più di un minuto dal termine Weber siglò il 2-2, portando la gara ai tempi supplementari. Proprio nell’extra time vi fu il gol più controverso di tutta la storia dei Mondiali: al 101’ Hurst, servito da un cross di Ball, controllò al limite dell’area piccola e colpì di destro, palla prima sulla traversa e poi in terra, Wembley esplose ma l’arbitro Dienst indeciso, non riuscì a decidere se la palla avesse oltrepassato o meno la riga di porta. Solo dopo un consulto con il guardalinee Bakramow, l’arbitro assegnò il gol all’Inghilterra. Inglesi che approfittarono poi dello sbilanciamento in avanti dei tedeschi e al 120’ Hurst realizzò il suo terzo gol personale che valse il 4-2 finale. Fu così che il capitano Bobby Moore salì i gloriosi 39 scalini per ricevere dalle mani della regina Elisabetta il glorioso trofeo.

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Tra le 5 finali di Coppa dei Campioni non possiamo non parlare di quella del 1968: Manchester United-Benfica terminata 4-1, dopo i tempi supplementari, per i Red Devils. Era il 29 maggio quando 92.225 spettatori assieparono le tribune di Wembley per assistere alla consacrazione di una squadra sensazionale, plasmata con maestria dal grande Matt Busby. Quello fu il primo trionfo nella massima competizione europea per club inglese e conquistarlo a Londra, sul luogo inglese, aumentò ancora di più la portata dell’impresa realizzata da quella squadra capitanata da Bobby Charlton. Quello fu uno United tremendamente forte e con un attaccamento incredibile alla propria società e alla propria gente e che poteva contare sul talento inestimabile del folle genio George Best. Fu infatti proprio il fenomeno nordirlandese, nel primo tempo supplementare, a realizzare il gol del 2-1 che spezzò di fatto le gambe ai portoghesi che subirono poi altri 2 gol. Questa partita fu la sublimazione di quel grande Manchester United.
Chiuderei la lista con l’ultima gara disputatasi nell’impianto prima della demolizione. Era Il 7 ottobre 2000 quando per il turno di qualificazione mondiale l’Inghilterra ricevette la sua più acerrima rivale, la Germania. Tutto era pronto per una grande festa d’addio ma gli inglesi, allenati allora da Kevin Keagan, furono battuti 1-0 dai tedeschi. Dopo soli 14 minuti Dietmar Hamann trafisse l’impreparato Seaman con una punizione da 30 metri. L’Inghilterra non riuscì ad annullare lo svantaggio e al novantesimo il tabellone ha indicato: «Inghilterra 0, Germania 1. Wembley bye bye». Così con poca gloria e i tifosi inglesi inferociti si chiuse la memorabile storia di un impianto che ha vissuto pezzi di storia calcistica da assoluta protagonista.
Per far capire l’importanza che ha avuto Wembley per il mondo del calcio vorrei riportare qualche stralcio di citazioni di alcuni giocatori che hanno avuto la fortuna di solcare quel prato così memorabile. Iniziamo da Gianpiero Boniperti, il quale nel 1953 giocò nelle file di una rappresentativa europea contro l’Inghilterra:« Vuoto, lo stadio di Wembley, dava le vertigini, alto, immenso. Il giorno dopo giocammo: dall’uscita degli spogliatoi al centro del campo ci saranno stati più o meno 300 metri. Tanti ma indispensabili per abituarsi a 120 mila spettatori, un muro umano. Indispensabili per abituarsi a quell’urlo che ho ancora nelle orecchie». Proseguiamo con le parole di Fabio Capello, uno che, prima da giocatore e poi da allenatore, ha solcato centinaia di stadi:« Ti paralizza col fascino della storia e col pubblico che ruggisce. Ti mette i brividi. In quello stadio li ho visti, con la nazionale, raddoppiare il loro valore, la forza d’urto, spesse volte». Chiudiamo con Pelé:« Wembley è la cattedrale del calcio. È la capitale del calcio. È il cuore del calcio».

A sabato prossimo con la storia di un altro mitico impianto.

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