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osvaldo

Quindici gol in campionato, una tripletta segnata ieri, ma i fischi non si placano.

I tifosi della Roma devono essere proprio degli stupidi ingrati, dice qualcuno.

Osvaldo deve essere proprio una gran testa di legno, dice qualcun altro.

Ha deciso di ricominciare a segnare quando il procuratore lo ha avvertito che continuando a giocare così non avrebbe mai trovato un’altra squadra, dicono i maligni.

Nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli, penserà lui.

Ringrazio i tifosi della Roma, si sono comportati benissimo con me. C’è sempre una parte che mi va ancora contro, ma ci tengo a questa maglia. La voglia c’è sempre e oggi ho avuto la fortuna di fare tre gol”. Dice lui, dopo la partita di ieri.

Le domande a questo punto sono molte: Osvaldo si renderà conto che se c’è una parte della tifoseria che lo fischia ancora, anche dopo un hat-trick, forse non è solo gente fuori di testa, come qualcuno vuole far credere, ma una grande fetta di colpa è la sua? Il nostro amato Dani rock’n’roll Osvaldo si è reso conto che dopo il terzo gol sarebbe bastato esultare normalmente verso la curva sud, invece di girargli antipaticamente le spalle, per tornare a farsi acclamare anche dai tifosi più critici? È consapevole che i fischi che gli arrivano non sono casuali ma derivano da una serie di comportamenti scorretti che, se non fosse per i quasi trenta gol in due stagioni, sarebbero bastati per cancellarlo dalla lista dei beniamini dei romanisti?

Un tifo caldo come quello giallorosso può essere rimproverato di essere troppo umorale, di esaltarsi troppo facilmente per un paio di vittorie o di buttarsi giù altrettanto facilmente dopo due risultati negativi. Ma certamente quello di cui non può essere accusata è di essere intransigente verso i calciatori che vestono l’amata maglia: il perdono è una virtù che non gli manca, così come la pazienza. È troppo facile ora ricordare l’enorme pazienza avuta dal pubblico romanista nei confronti di giocatori come Jeremy Menez (attaccante, sette gol in tre anni) o la pazienza dimostrata in questi ultimi tre anni di fallimenti a catena. Luis Enrique è stato difeso dalla Curva Sud fino alla fine.

Cos’è quindi che ha provocato la rottura che sembra ormai definitiva con Osvaldo?

La riconoscenza è quello che manca a Dani, riconoscenza verso una tifoseria che lo ha osannato dall’inizio, nonostante il suo curriculum precedente non fosse certo esaltante. Una tifoseria tradita da atteggiamenti che dire fuori luogo è dire poco, e non c’è ora bisogno di ricordarli tutti, bastano tre eventi cruciali: il rigore rubato a Totti e miseramente fallito contro la Samp; il cartellino giallo preso sotto diffida in Palermo – Roma (2 – 0), in maniera del tutto stupida, con conseguente week-end passionale passato a Londra mentre a Roma si giocava la stracittadina; l’esultanza strafottente dopo il terzo gol di ieri.

Il rammarico di perdere un grande attaccante è tanto. Non sono molti i calciatori capaci di segnare 15 reti (e mancano ancora quattro partite) nel campionato italiano. Mai reti banali, di destro, di sinistro, di testa, di rovesciata. Sempre tanta qualità. D’altro canto la testa sulle spalle e gli atteggiamenti corretti sono una questione secondaria solamente se il tuo nome è Diego Armando Maradona, o pochissimi altri.

Alcuni tifosi romanisti amanti di Pablo Daniel Osvaldo ancora sperano in una possibilità di ricucire il rapporto e di conseguenza sperano in una permanenza a Roma. Questa ipotesi non è da escludere completamente, ma ad oggi sembra poco probabile.