Dario Hubner, il ragazzone di Muggia con il gol nel sangue

Dario Hubner, il ragazzone di Muggia con il gol nel sangue

Pochi giocatori possono poter dire di aver vinto la classifica capocannonieri nelle prime 3 serie italiane. Dalla c1  dove realizzò 14 reti con il Fano, passando per la serie b dove vinse il titolo di bomber della categoria con 22 reti in 36 partite con il Cesena fino alla serie a con ben 24 gol con la maglia del Piacenza, alla pari con un certo David Trezeguet: il suo nome è Dario Hubner.

Parlavamo di gavetta, ed è proprio da questa sua lunga attività nelle serie minori che partiamo a raccontare la bella storia che contraddistingue il ragazzone di Muggia. Cresce nella Muggesana, dove gioca fino a 20 anni, quando inizia la carriera da “grande” con la maglia della Pievigina, nel campionato interregionale, arrivando in doppia cifra e mostrando subito di valere altre categorie. Infatti viene acquistato dal Pergocrema per disputare il campionato di C2. & gol in 28 partite possono sembrare una brutta media, ma qualcosa doveva valere quel ragazzo avranno pensato i dirigenti del Fano, se lo hanno preso per condurre la squadra in C1. E cosi sarà, con Hubner che nella stagione della promozione realizza 8 reti. Il salto dalla c2 alla c1 si sente e tatanka (bisonte), cosi soprannominato per il fisico imponente, non si esprime al meglio e realizza solo 4 reti. Questa può essere annoverata nella lista delle stagione che hanno ritardato il suo arrivo in serie a. L’anno successivo comunque torna quello visto in c2 e con 14 gol in 31 partite viene messo sotto’occhio da numerose squadre di serie b. A strapparlo dalla squadra delle Marche, è il Cesena. Qui parte una storia importantissima tra lui e la società emiliana, caratterizzata da 5 anni in serie b sempre in doppia cifra con il massimo nel 96 quando è capocannoniere con 22 gol. La storia col Cesena finisce male però, non certo per lui, ma per la retrocessione della squadra nel 97 nonostante i 15 gol del suo attaccante.

Finalmente arriva la grande occasione. La chance che tutti sognano fin da bambini. L’esordio in serie a, con la maglia del Brescia. E non ci può essere esordio migliore per un giocatore che a 30 anni debutta in A e realizza il primo gol a San Siro nella prima giornata. Ma non finisce qui perchè la seconda partita con la Sampdoria gli vede realizzare addirittura una tripletta. La prima stagione nella massima categoria si conclude con 16 reti, ottimo bottino personale, ma le rondinelle retrocedono e per Hubner è già l’ora di tornare in serie B. Il friulano non si dà per vinto e forse sente che il suo rapporto con la serie a non è ancora finito. Due anni in serie b dove realizza 42 reti, ed è di nuovo A col Brescia. La stagione 2000-2001 resta una delle migliori per Dario, anche se più volte Carlo Mazzone gli preferisce Igli Tare. Nonostante ciò le 31 partite disputate con un certo Roberto Baggio gli valgono 17 gol in campionato e la qualificazione alla Coppa Intertoto. Nonostante i 34 anni sembra poter dare ancora molto, il Piacenza lo sa e sborsa 6 miliardi delle vecchie lire per portarlo alla corte di Novellino. Chi poteva aspettarsi che un attaccante dopo 34 primavere potesse realizzare 24 reti in un campionato? Forse neanche lui, ma intanto questi gol gli valgono la stima di tutte le persone del mondo del calcio, e per molti il ragazzo meriterebbe una chance ai mondiali di Corea e Giappone. Trapattoni pero non lo reputa adatto alla competizione. Le sue parole, rilasciate sono a fine carriera su questo episodio sono queste: “Anche io, come Baggio, avevo aspettative. Vincevo la classifica marcatori, potevo dire la mia, ma forse per i 35 anni Trapattoni ha preferito tagliare la testa al toro e non portare nessuno dei due.”

Una gioia però arriva. Viene convocato dal Milan per una tourneè in America, dove però Hubner gioca tre partite senza trovare la rete. Torna a Piacenza dove realizza 14 reti che non bastano ad evitare la retrocessione e successivamente in estate decide di rescindere il contratto. Nonostante l’età decide di tentare ancora l’avventura in serie a, stavolta con l’Ancona, dove però non lascia il segno. A gennaio del 2004 quindi il Perugia decide di puntare su di lui per evitare la retrocessione. Il bomber però non basta e lo spareggio perso con la Fiorentina è il passo d’addio alla serie a. Non ci tornerà più, e dopo l’anno col Mantova in c1, abbandona anche i professionisti. Da lì in poi numerose stagioni condite dal solito entusiasmo, che sia la serie a o la promozione con il Cavenago. Proprio questa è l’ultima maglia indossata da Tatanka nel 2010.

“Mi diverto ancora a giocare a calcio, nonostante i 43 anni. Uno che è nato col pallone, deve andare avanti finchè può”.  (Dario Hubner, 2010)