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E’ con grandissimo piacere che, per la notra rubrica “Una birra con…” ospitiamo oggi su Mai Dire Calcio uno dei più importanti giornalisti italiani. Una delle firme più importanti della Gazzetta dello Sport, opinionista televisivo per Sportitalia e addirittura presidente di una squadra di calcio dilettantistica. La birra di oggi la offriamo al grandissimo Nicola Binda.

Ecco la bella intervista in esclusiva fatta a Nicola:

E’ ancora fresca l’immagine dell’umiliazione del Barcellona ad opera del Bayern Monaco, il ciclo dei blaugrana è finito oppure è solo un momento passeggero?

“Credo che sia arrivato il momento di fare punto e a capo. Il Barcellona ha fatto epoca e scuola, ma questo gruppo sembra arrivato al limite delle forze: troppo Messi-dipendente. Bisognerà avviare un nuovo ciclo, e credo che per farlo il Barcellona non si snaturerà, ma attingerà a pieni mani nel proprio vivaio, magari arricchendo il gruppo con una stella in arrivo da fuori”.

La finale di Champions League sarà tutta tedesca. Esattamente dieci anni fa era tutta italiana, in cosa il calcio tedesco è migliore del nostro e come si può colmare il gap creatosi in questi anni? Chi vedi favorito tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund?

“Favorito è il Bayern. Quando il calcio tedesco ha toccato il fondo, ha studiato una strategia comune per riemergere, trovando il modo con stadi e marketing di trovare risorse, investendo in calciatori di valore e prospettiva. Oggi in Italia non ci sono strategie comuni, ma domina solo il business: l’aspetto tecnico non è primario, se non per qualche singolo club”.

Veniamo al campionato, la Juventus ha praticamente già vinto. Per puntare alla Champions le manca solo il famigerato top player o qualcos’altro?

“Non basta un giocatore, ma di sicuro la base è buona per cercare di migliorare quello che è stato fatto in questa stagione. Purtroppo il piano industriale non prevede grandi investimenti sarà fondamentale azzeccare i rinforzi giusti per vedere una Juve che faccia almeno un turno in più di questa stagione: sarebbe un bel successo”.

Lotta Champions: Il Milan rischia davvero di non arrivare terzo? Chi vedi meglio tra i rossoneri e la Fiorentina?

“Sarà testa a testa fino alla fine, con il Milan che sta attraversando un calo e la Fiorentina che non ha nulla da perdere. In ogni caso, vedo il Milan leggermente favorito”.

In coda c’è una bella battaglia per non retrocedere con tre squadre per un posto. Chi la spunterà tra Genoa, Palermo e Siena?

“Vedo male il Siena, le altre due potrebbero coinvolgere anche il Toro: dipende dallo scontro diretto tra i granata e il Genoa”.

Veniamo all’Inter. Andrea Stramaccioni si appresta a chiudere la sua prima stagione completa da allenatore, ti ha deluso? Fossi in Moratti punteresti ancora su di lui?

“Non mi ha deluso lui, mi ha deluso l’Inter. Non capisco proprio il progetto, non capisco come voglia rinascere questa squadra, che per me è finita la sera della Champions. Moratti ha detto che lo vuole confermare, bene: bisognerà però rivedere molto la rosa, cercando di renderla più omogenea, senza dipendere da qualche senatore. Altra cosa: l’Inter lavora bene sul vivaio, poi butta decine di milioni per giovani stranieri non pronti per la prima squadra. Non sarebbe meglio spendere per avere qualche top player , puntando sui giovani cresciuti in casa? Faccio un esempio: perché crescere per anni un Destro e poi svenderlo, per andare a comprare un Coutinho o un Alvarez?”.

A fine stagione si prospetta un bel valzer di panchine. A partire dal Milan che pensa a Seedorf, passando per il futuro incerto di Mazzarri fino ad arrivare alla panchina della Roma cui ogni giorno vengono accostati i nomi dello stesso Mazzarri e di Allegri. Secondo te come si svilupperà questa situazione? Quali panchine avranno un nuovo padrone?

“La situazione è in fase di evoluzione. Credo molto probabile la conferma di Mazzarri, un po’ meno quella di Allegri: il Milan, cambiando, farebbe un errore, avendo avviato con lui un anno fa un interessante nuovo corso”.

Il 26 Maggio alle ore 18 (fino a prova contraria) si giocherà la finale di Coppa Italia. E’ il derby che può salvare una stagione per entrambe le romane? Come giudichi i balletti organizzativi che hanno contraddistinto l’evento?

“E’ deprimente sapere che in Italia non si possa giocare una partita per problemi di ordine pubblico. E’ successo in Prima divisione (Paganese-Nocerina: andata a Chieti, ritorno a Pisa, sempre a porte chiuse), ma è ancora più clamoroso che succeda nella Capitale. Manco fossimo nel Terzo mondo (con tutto il rispetto per il Terzo mondo). Di sicuro la romana che vincerà, salverà la stagione: per la sconfitta il flop sarebbe totale”.

Sei un grande esperto di serie B, alla fine ci saranno i play off o è giusto che in A vadano direttamente Sassuolo, Livorno e Verona che hanno dominato il campionato fin qui?

“Sarebbe giusto avere tre promozioni dirette, per quello che hanno fatto vedere finora le prime tre della classe”.

Quali giovani del campionato cadetto consiglieresti ad un direttore sportivo di una squadra di serie A?

“I nomi sono tanti: da Berardi in giù. Almeno una ventina di giocatori invece non riuscirà a salire di categoria in favore di stranieri di livello (tecnico ed economico) non superiore. Un vero peccato, ma il business domina, come dicevo all’inizio”.

Sappiamo che sei il presidente onorario dell’ Omegna calcio, come ti trovi dall’altro lato della barricata? Il calcio dilettantistico è più autentico di quello dei grandi?

“Ho imparato più cose di calcio in uno spogliatoio di Promozione che in mille tribune stampa. Cambiano il contesto, il livello tecnico, le cifre e le forze atletiche, ma tante dinamiche calcistiche sono uguali a ogni livello. Consiglio a tutti i miei colleghi un’esperienza del genere. Io lo faccio anche per affetto verso la squadra che ho iniziato a seguire da bambino, grazie a mio padre, e che mi ha fatto iniziare a svolgere questo lavoro”.

Quanto è difficile fare il giornalista oggi, quanto conta frequentare master, scuole di giornalismo o affini?  Quanto incide internet sulla professione giornalistica?

“Tanto. Bisogna studiare e applicarsi, ma ricordandosi che la pratica, il marciapiede e la gavetta vengono prima di tutto. Certe cose non si imparano sui libri”.