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Quali sono i passi più famosi della letteratura italiana ? Beh facile. Volendo stilare una piccola top 3 troveremo sicuramente : “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” D. Alighieri, “Quel ramo del lago di como…” A. Manzoni e “Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo” N. Martellini. Non ce ne vogliano i nostri professori di lettere ma che la frase dell’indimenticato telecronista sia entrata di diritto nella cultura del Belpaese è un dato di fatto. Visto il grande amore che il popolo italiano ha sempre regalato alla maglia azzurra dedichiamo la seconda uscita della rubrica “Guida ai Ricordi” ad una partita storica della Nazionale. Se vi chiedessimo del Mondiale 2006 ? La Coppa tra le mani di Cannavaro, la testata di Zidane, i rigori, i caroselli, il Circo Massimo e . . . il gol di Fabio Grosso contro la Germania. Nel calcio, come spesso accade nella vita, quando riesci a raggiungere un obiettivo importante il primo pensiero va al percorso che hai effettuato per arrivare a quel traguardo. E’ per questo motivo che nei nostri cuori più che il trionfo ci rimane impresso il momento in cui capiamo che stiamo dando il massimo, che i nostri sforzi ci stanno conducendo a quel giorno, a quell’ora che tanto abbiamo desiderato. Signori questa è  : GERMANIA-ITALIA.

Presentazione match Germania-Italia

4 luglio 2006 semifinale Mondiali di Germania, Westfalenstadion di Dortmund. Di fronte due Nazionali fantastiche, storicamente tra le più vincente dell’intero pianeta. Da una parte i padroni di casa, la Germania di Jürgen Klinsmann dall’altra l’Italia di Marcello Lippi. Entrambe le squadre arrivano all’ “appuntamento con la storia” dopo essersi qualificate prime nel girone, i tedeschi da soliti carrarmati, gli azzurri invece con qualche sofferenza in più come da tradizione. Nella fase ad eliminazione diretta i padroni di casa si sono sbarazzati prima agevolmente della Svezia e poi con non poca sofferenza dell’Argentina ai calci di rigore con un giovane Messi spettatore in panchina. Italia col brivido agli ottavi, dove riesce a superare la sorprendente Australia solo grazie al rigore di Totti a tempo scaduto, mentre molto più agevole il quarto contro l’Ucraina di Sheva battuta con un sonoro 3-0.  Inutile dire che i tedeschi arrivano alla partita (almeno secondo i loro piani) da superfavoriti, forti del talismano Westfalenstadion che li ha visti sempre vittoriosi. Cercano di destabilizzare l’ambiente facendo partire su tutti i giornali di casa una campagna contro gli Italiani mangia-pizza e destinati a tornarsene a casa, prendendo spesso di mira i vari italiani residentI in Germania. In campo possono contare su un buon portiere come Lehmann, il rampante terzino Lahm e un’affiatata coppia d’attacco di origine polacca, l’esperto Klose (capocannoniere del torneo) e la giovane promessa Podolski. Capitano Michael Ballack, uomo simbolo del Bayern Monaco e dell’intera Bundesliga. Dall’altra parte gli azzurri, dopo aver superato lo scetticismo iniziale post-calciopoli, fanno affidamento su una difesa imperforabile, con Buffon e capitan Cannavaro in grande spolvero, terzini votati all’attacco come Zambrotta e Grosso (fino a quella partita già grandi protagonisti del torneo) e l’estro degli uomini di maggior classe di quella Nazionale vale a dire Pirlo e Totti.

 

Germania Italia

Tempi regolamentari

Nei primi minuti le infinite curve dello stadio di Dortmund sembrano spaventare più i tedeschi che gli azzurri e infatti l’inizio del match è di marca italiana. Ottimo approccio alla partita di Francesco Totti, presente in tutte le prime occasioni. Prima calciando ottimamente una punizione da lunga distanza neutralizzata da Lehmann, poi servendo un assist delizioso al compagno romanista Perrotta (in uno schema di “spallettiana” memoria) che si allunga la palla proprio nel momento della conclusione e poi con un altro schema da punizione confezionato insieme a Pirlo ma murato dalla difesa tedesca.

Dopo un altro paio di sortite azzurre sulle fasce, scatenato Grosso, nei minuti finali del primo tempo i tedeschi si fanno vedere dalle parti di Buffon con un potente tiro di Scheneider (non Wesley) che finisce di poco sopra la traversa. Si va negli spogliatoio dopo aver visto una buonissima Italia e con i tedeschi (11 in campo, 65mila sugli spalti e una almeno una 40ina di milioni nelle piazze) con molte meno certezze. Il secondo tempo si apre con un’azione personale di Miro Klose che supera prima Gattuso e poi Cannavaro (evento che in contemporanea non è mai capitato in tutto il torneo) ma non Gigi Buffon che in uscita sventa il pericolo. Continua il buon momento dei tedeschi che trovano altre due conclusioni prima con Podolski e poi con una punizione dal limite di Ballack alta sulla traversa.

Intanto iniziano le sostituzioni: per l’Italia fuori il capocannoniere della Serie A Toni e dentro Gilardino, per la Germania fuori Borowski e dentro Schweinsteiger (non ancora tra i centrocampisti più forti al mondo ma comunque giovane di buone speranze). Solo il tempo per l’ennesimo inserimento dell’inesauribile Perrotta che il signor Archundia (Mex) fischia la fine dei tempi regolamentari. Primo tempo azzurro, ripresa meglio i tedeschi. Pareggio tutto sommato giusto (magari un filino di più noi).

Minuti di legno

Chi si aspettava due squadre stanche e remissive che quasi convengono per rimandare tutto ai calci di rigore compirà uno dei pronostici più sbagliati di sempre. Quella notte del 4 luglio vanno in scena i supplementari più belli degli ultimi anni. Merito anche di Marcello Lippi e delle sue sorprendenti sostituzioni. Fuori due centrocampisti ( Perrotta e Camoranesi) e dentro due attaccanti (Del Piero e Iaquinta). L’Italia da sempre accusata di essere difensivista e catenacciara si gioca una semifinale del Campionato del Mondo, nella tana dei tedeschi, con quattro punte . . . Che Momenti! Le due squadre si affrontano a viso aperto e ogni azione che termina vede dall’altro lato il ribaltamento di fronte. L’Italia parte meglio però allargando rapidamente il gioco sulle fasce con Gilardino e Iaquinta nelle insolite vesti di ali.

È proprio l’attaccante allora in forza al Milan che con un’incontenibile azione sulla destra entra in aria e ,dopo essersi bevuto Metzelder e Ballack, trova un’incredibile angolo di tiro ma a portiere battuto la palla sbatte sul palo. Corner per gli azzurri, palla a Zambrotta, destro terrificante che si schianta sulla traversa che emana un rumore sordo che da Dortmund si sente fino alla Porta di Brandeburgo a Berlino. Non è possibile . . . non è possibile ! Dall’altro lato Podolski , sfruttando una delle rare amnesie di Materazzi, tutto solo di testa colpisce sul fondo. Cambiano le porte ma il copione è sempre lo stesso, occasioni da una parte e dall’altra, in pochi secondi si passa da un quasi gol ad un pericolo scampato.

Del Piero sbaglia un gol che lui non può sbagliare, gli manca il tocco, lo stesso che gli era mancato 6 anni prima nella finale degli Europei contro la Francia. Passano pochi secondi e ancora Podolski in aria, da fermo, scarica un tiro violentissimo che San Gigi Buffon con un colpo di reni manda alto. I 22 in campo sono stremati, minuto 119, Pirlo prende palla ai 30 metri, solita finta e tiro della disperazione con l’ultimo granello di forza rimasto che Lehmann mette in corner. I secondi stanno per terminare, maledetti rigori.

Mio Dio Fabio Grosso

L’arbitro controlla il cronometro e vede che c’è ancora tempo, il corner si batterà, dalla bandierina Alex Del Piero. Palla ribattuta dai tedeschi che va a finire, guarda caso, sul destro di Andrea Pirlo (che Dio lo benedica). Non c’è spazio per tirare, le maglie bianche lo circondano. Coda dell’occhio e il numero 3 azzurro è libero, è lui, è Fabio Grosso. Passaggio con il contagiri al terzino che apre il compasso e il mondo si ferma . . . GOOOOOOL, GROSSOOO, GOOOOOOL . Il ragazzo cresciuto nella Renato Curi (Eccellenza) ci porta in finale della Coppa del Mondo. Che passaggio di Andrea Pirlo ma che gol di Grosso, a giro all’ultimo minuto.

La cavalcata del Pelide Alex

Adesso sì che è quasi fiita, la Germania si butta in avanti ma c’è ancora tempo per . . . “CCCanavaro, poi ancora  CCCannavaro, via il contropiede per Totti, Gilardino cerca l’uno contro uno, dentro Del Piero GOOOOOL, Aleeeex Del Piero, andiamo a Berlino, andiamo a prenderci la Coppa”. Caressa impazzisce ma ha ragione. A parte tutto quello che rappresenta il gol di Del Piero il gesto tecnico che compie l’ex capitano juventino è qualcosa di pazzesco. Quando l’azione parte è ancora in aria di rigore tedesca, lui corre, corre e corre, sa che la palla prima o poi arriverà a lui. Perché ? Perché  i grandi campioni lo sanno. Il tempo di un tocco alla Del Piero (questa volta non è mancato) ed ecco servito il gol più bello dei Mondiali del 2006.

Adesso sì, adesso è finita veramente. Lippi abbraccia e bacia tutti, anche Barone. In uno stadio ammutolito si sentono solo gli italiani che iniziano con l’immancabile “Po po po po po”.E’ il giorno più bello, per chi vive all’ estero, per chi lavora proprio in Germania, per chi l’ha vista in piazza, per chi l’ha vista con gli amici e chi infine, per scaramanzia, la vide da solo e ancora oggi è pronto a giurare che quella sera ha provato sensazione che in poche occasioni si sono riproposte nella sua vita.