Gennaro Gattuso, l’uomo spogliatoio per eccellenza

Gennaro Gattuso, l’uomo spogliatoio per eccellenza

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla.

gattuso salernitanaOggi parleremo di uno dei gregari più famosi, se non il più famoso, del calcio moderno. Un ragazzo calabrese, nato a Corigliano Calabro, che grazie alla forza di volontà e all’abnegazione è divenuto una delle icone del calcio moderno. Gennaro Gattuso, figlio di Franco e Costanza, è un ragazzo vivace e scalmanato, che marina la scuola e chiede l’autostop al padre per sbaglio, che va al mercato del pesce a scaricare le casse e frega qualche pesciolino per tirare su qualche soldo, che rompe le scarpe nuove e gioca in calzini. Il padre, giocatore di Serie D, gli trasmette la passione per il calcio e per il Milan, squadra per la quale tutta la famiglia fa il tifo, e Rino si innamora del pallone, fino ad arrivare, accompagnato dal padre, ad un provino per il Perugia. Il suo provino dura appena 8 minuti: Franco Baldini lo tira fuori dal campo “la sua azione era troppo cruenta, sportivamente parlando“, e gli comunica che il Perugia l’ha già preso.

DA PERUGIA A GLASGOW La madre Costanza non vuole firmare per non separarsi dal figlio, ma alla fine viene convinta e con Gennaro la squadra Primavera del Perugia vince il campionato, battendo in finale il Parma di Gigi Buffon, proprio con un gol di Gattuso. Colleziona anche una decina di presenze in prima squadra, ma non ha un contratto da professionista: i Rangers di Glagow glielo offrono, e lui scappa nel cuore della notte, facendo infuriare il presidente, che non prenderà neanche un euro dalla sua cessione. Inizia una nuova vita per Rino, lontano dall’Italia, dove diventa uno degli idoli dei Rangers: un gladiatore come lui in Scozia viene apprezzato ed osannato. Lo affidano a Paul Gascoigne per farlo ambientare, che lo sottopone ad ogni genere di scherzi, tagliandogli mutande e calzini ed usando il suo spazzolino. I Rangers perdono il campionato all’ultima giornata e Walter Smith, un secondo padre per il giovane Rino, viene esonerato, ed al suo posto arriva Dick Advocaat, che lo sposterà in difesa, con un calo di rendimento e la cessione a fine stagione.

RITORNO IN SERIE A Dopo la parentesi di 2 anni in Scozia Rino torna in Italia, dove la Salernitana si assicura le sue prestazioni per 9 milioni, acquisto più oneroso della storia del club: con i granata disputa un’ottima stagione, ma manca la salvezza di un solo punto. Ruben Buriani, team manager della Salernitana ed ex rossonero, lo segnala al Milan, che nell’estate del 1999 lo acquista: Gattuso fa il definitivo salto di qualità approdando nella squadra di Silvio Berlusconi.

UN DECENNIO COL DIAVOLO Rino, felicissimo, approda nella squadra per la quale ha sempre fatto il tifo, ma i primi 3 anni sono avari di soddisfazioni, tanto che inizia a pensare di essere lui a portare sfiga: “dopo 9 anni sono arrivato a Glasgow e abbiamo perso il campionato, in 3 anni di Milan non ho vinto nulla, mi son detto eccolo là, crisantemo ha colpito ancora“. Il rapporto con Carletto Ancelotti è particolare, da ammissione dello stesso allenatore: “il rapporto fra me e Rino è speciale, anche se è brutto da dire nei confronti degli altri calciatori. Ci sono delle affinità caratteriali incredibili, nel quarto di finale 2003 contro l’Ajax stavo fumando e lui con la sua esultanza per poco non mi fa ingoiare la sigaretta“. Proprio nel 2003 vince la Champions League contro la Juventus di Del Piero e Trezeguet, poi il campionato nel 2004. Nel 2007 si vendica del Liverpool, vincendo un’altra finale, fino allo scudetto del 2011. Nell’estate del 2012, dopo 12 anni di onorata carriera, il Milan viene ringiovanito e Rino si trasferisce in Svizzera, al Sion, dove diviene Capitano e vice-allenatore.

Il carattere focoso l’ha portato a reazioni sproporzionate, come l’aggressione a Joe Jordan, vice del Tottenham, che gli è costata una lunga squalifica dalla Champions League.

 IN NAZIONALE Gattuso ha sempre dato tutto per la nazionale, non risparmiandosi mai. Dino Zoff l’ha fatto esordire il 23 febbraio 2000, in amichevole contro la Svezia, e da lì non ha più abbandonato la maglia azzurra: ha preso parte agli Europei nel 2004 e 2008 e ai Mondiali nel 2002, 2006 e 2010, nonostante in quest’ultimo fosse reduce da un grave infortunio. E’ stato uno dei protagonisti del Mondiale 2006, con la Nazionale guidata da Marcello Lippi, con la quale ha vinto la Coppa del Mondo, giocando praticamente sempre: “Ringhio“, soprannome che si è guadagnato sul campo, è stato uno dei grandi protagonisti. Memorabile l’intervista nel post-partita della vittoria Mondiale:

Questa è la storia di Ringhio Gattuso, un uomo prima che un calciatore, uno che ha saputo vincere e ha saputo perdere, che ha saputo lottare e incitare i suoi dalla panchina, che ha fatto il giocatore e l’allenatore. Un uomo spogliatoio come pochi, nato in un piccolo paesino, con doti calcistiche non eccelse, ma che ha saputo sfondare grazie alla sua tenacia e alla sua voglia di non mollare mai.

Episodi precedenti:

Romeo Benetti

Gabriele Oriali