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Mangia_panettone

Allenatori incerti su molte panchine italiane: chi ha voglia di cambiare aria, chi non ha raggiunto risultati soddisfacenti, altri in rotta con la presidenza. Si mischiano dunque le carte, con la possibilità di incroci interessanti.

Mazzarri è indeciso, Allegri non capisce niente (secondo il suo presidente), Stramaccioni e Andreazzoli sono in bilico. In Italia c’è aria di rivoluzione e molte panchine potrebbero rimanere a breve vuote. Già, nel nostro Paese il via vai di allenatori è ormai una costante, ma qual’è la causa di una così frequente alternanza?

Sicuramente le presidenze hanno il loro ruolo in tutto ciò. Tralasciando Zamparini, Cellino e Preziosi che davvero non hanno ritegno, anche gli altri “boss” delle squadre italiane tendono spesso a cambiare. Idee divergenti, acquisti non sfruttati a dovere, risultati insoddisfacenti sono i motivi più ricorrenti, ma la verità è che non si ha pazienza. La scelta dell’allenatore è un passo fondamentale per la progettualità di una squadra, e quando ciò avviene bisogna avere coerenza e dare fiducia ad un uomo che si è caricato sulle spalle la responsabilità di una squadra e di una città. I presidenti sono spesso invadenti, il loro “sapere” di calcio influenza le azioni di allenatori che fanno questo di mestiere e si trovano in difficoltà nel tenere testa al “capo”. E’ vero che la prima testa a cadere è sempre quella del coach, ma è anche vero che chi lo ha scelto sapeva bene ciò che stava facendo.

E gli allenatori? Beh anche loro non sono da meno. “Ho bisogno di nuovi stimoli” è una frase ricorrente, che può portare il capitano ad abbandonare la nave per una più grande, puù ricca o più ambiziosa. Quello dell’allenatore è pur sempre un mestiere, che dà le sue possibilità di carriera e le sue remunerazioni. Questo in Italia (con poche eccezioni) porta al problema della poca programmazione, al vivere di momenti (brevi ma intensi) e a far modificare continuamente assetto e struttura ad una squadra che vede cambiare incessantemente la sua guida. E’ difficile trovare chi si identifica con una squadra, con una città e che decida di sposare un progetto di lungo termine.

Voglio diventare il nuovo Ferguson“. Beh, anche questo si è sentito spesso ed è stato, puntualmente, disatteso. Di Sir Alex ce n’è uno: tutti dicono di stimarlo, affermano che sia stato il migliore, che ha fatto la storia del suo club. I fatti però sembrano smentire le parole, nel senso che nessuno decide di seguire il suo esempio. C’è poi chi diceva di Guardiola :”Si, è bravo, ma allena sempre il Barcellona. Che allenasse altrove, poi vediamo se vince“. E così l’eterna incoerenza dei tifosi riemerge: Ferguson allora è scarso? Eppure ne ha cambiate di squadre in 30 anni, pur rimanendo sempre a Manchester. Meglio chi vince con squadre diverse (Mourinho per intenderci) o chi lo fa sempre allo stesso posto? Una domanda difficile, e che probabilmente non ha una vera risposta.

Tornando in Italia, il muoversi di un solo tassello può portare ad una reazione a catena che cambierebbe l’intera serie A. E se qualcuno, riflettendo su quanto detto, decida invece di rimanere al suo posto, bloccando il giro di valzer e “Fergusonizzando” in parte la nostra dinamica e ballerina serie A? A voi la parola, che inizino le danze!