Antonio Conte, forza di volontà e grinta da vendere

Antonio Conte, forza di volontà e grinta da vendere

gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla. 

conte lecceQuest’oggi parleremo della storia da calciatore del due volte campione d’Italia Antonio Conte. L’allenatore della Juventus in conferenza stampa parla sempre di sacrificio, di lavoro, e ripercorrendo la sua storia possiamo vedere che questi sono temi ricorrenti: fatti, non parole campate in aria. La storia di un ragazzo di doti non eccelse che, lavorando quanto e più degli altri, si è ritagliato uno spazio negli esigenti cuori dei tifosi della Signora, accanto a fenomeni come Del Piero, Zidane e Platini. Il bambino Antonio, figlio di Cosimino, cresce calcisticamente con la maglia bianconera della Juventina Lecce addosso: il padre faceva da presidente, allenatore e magazziniere, agendo da primo mentore calcistico per suo figlio.

8 PALLONI Sul giovane Conte mette gli occhi un veterano del calciomercato, Pantaleo Corvino, che propone un provino al giovane ragazzo leccese, ma il padre non è d’accordo: “tu devi studiare, non vai da nessuna parte!“. Antonio implora il padre in lungo e in largo, promettendo di continuare con gli studi, e riesce a presentarsi al provino per il Lecce: è la prima volta che vede un campo d’erba e non di terra battuta, ma la società è intenzionata a fargli firmare.

La lotta col padre continua: “ti prego, se andrò male a scuola smetterò di giocare!“. Alla fine Cosimino si convince e, da presidente, intavola la trattativa col Lecce: chiede 10 palloni e una piccola somma in denaro, ricevendo una risposta secca dalla società salentina “e che siamo americani? No, no, è troppo“. Alla fine la spunta con 8 palloni, una piccola cifra in denaro e un giocatore di terza categoria, e l’avventura di Antonio in giallorosso comincia. Fa tutta la trafila della primavera ed esordisce in prima squadra il 6 aprile 1986, a 16 anni: soltanto un paio di gol in Coppa Italia, mentre la sua unica rete in campionato la mette a segno contro il Napoli, l’11 novembre 1989.

conte juventusL’ARRIVO ALLA JUVENTUS Nella sessione autunnale di mercato del 1991 passa alla Juventus per 7 miliardi di lire, e vive uno degli aneddoti più celebri che lo riguardano: la presentazione all’avvocato Agnelli. Il giovane ragazzo leccese, appena approdato alla Juventus, viene portato da Boniperti nella villa in collina dell’Avvocato, che cerca di metterlo a suo agio: “dalla sua città sono arrivati grandi campioni alla Juventus, come Sergio Brio e il Barone Causio…“. Il giovane Antonio risponde che cercherà di essere all’altezza dei suoi predecessori, ma è la domanda successiva che lo spiazza: “scusi, Conte, ma lei quanti gol ha segnato quest’anno?“. Il ragazzo è spiazzato, lui non è certo un goleador, e inizia a pensare che Boniperti abbia sbagliato persona, ma si fa coraggio e risponde che “non ne ho segnati molti, ma li farò, può starne certo“. Conte ha mantenuto la sua promessa, andando a segno in ogni stagione tranne quella dell’infortunio, in cui ha collezionato solamente 6 presenze. A seguito il video in cui l’attuale allenatore della Juventus racconta l’episodio:

LA JUVENTUS Alla Juve trova Trapattoni, un secondo padre per lui: “non mi ricordo cosa mi disse, ma solo con un secondo padre come Trapattoni ho potuto scrivere la mia storia in bianconero“. Con la Juve vince 5 Scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe Italiane, ma soprattutto partecipa ai grandi successi all’estero, con 1 Champions League, 1 Coppa Uefa, 1 Supercoppa, 1 Intercontinentale e 1 Coppa Intertoto. Esordisce in campionato il 17 novembre 1991 in un derby col Torino vinto 1-0, ed è titolare con Trapattoni Lippi ed Ancelotti, ereditando la fascia da capitano dopo la partenza di Vialli e Ravanelli. Perde la titolarità nel Lippi-bis, lasciando la fascia da Capitano ad Alessandro Del Piero. Al termine della sua avventura con la Juve colleziona 418 presenze a 43 gol: l’Avvocato non ha dovuto pentirsi del suo acquisto.

IN NAZIONALE L’avventura in nazionale di Antonio Conte è stata certamente travagliata: partecipa alla spedizione Mondiale del 1994 e all’Europeo del 2000, durante il quale si infortuna contro la Romania per un fallo di Hagi, dopo aver segnato in Rovesciata alla Turchia. Nel 1996 non ha potuto partecipare all’Europeo a causa di un brutto infortunio che l’ha tenuto fuori a lungo, ma ha saputo rialzarsi, come sempre.

IL GOL PIU’ EMOZIONANTE Antonio ha raccontato qual’è stato il suo gol più importante ed emozionante, anche se non il più bello: contro l’Olympiakos nel 1999, partita di ritorno. I bianconeri erano eliminati e Conte, con in bocca un fazzoletto a tamponare il labbro spaccato, mette la zampata in una mischia in area dopo un tocco di Del Piero, permettendo ai suoi di passare il turno.

Questa è la storia di un ragazzo leccese che il padre non voleva far giocare a calcio per studiare, che con la sua forza di volontà e la sua grinta in campo ha vinto tutto da giocatore, e che adesso sta ripercorrendo la stessa carriera da allenatore. Uno che ha fatto suoi i dogmi della Juventus e che verrà ricordato da tutti i tifosi della sua squadra come un indomito gladiatore, in campo come in panchina. Perchè, come ha detto una volta Boniperti, “alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta“.

A giovedì prossimo per un’altra puntata di “Una vita da Gregario”, solo su MaiDireCalcio!

Episodi precedenti:

Romeo BenettiGabriele OrialiGennaro Gattuso