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Nel quarto appuntamento con la rubrica di chi ama il calcio e i libri parliamo di “L’Ultima Partita”, biografia di Agostino Di Bartolomei scritta da Giovanni Bianconi e Andrea Salerno

FOOTBALL TALE

 

Roma, 30 maggio 1984. Stadio Olimpico, ore 20,15. Finale della Coppa dei Campioni di calcio tra la Roma e il Liverpool. I riflettori sono già accesi, ma è ancora giorno quando le due squadre fanno ingresso in campo. I giallorossi si affidano a Tancredi, Nappi, Bonetti, Righetti, Falcao, Nela, Conti, Cerezo, Pruzzo, Di Bartolomei, Graziani.

Salerno, 30 maggio 1994. Ore 10,52. “ANSA – Agostino Di Bartolomei, ex calciatore della Roma e del Milan, si è ucciso stamani sparandosi un colpo di pistola sul terrazzo della sua villa di San Marco di Castellabate, in provincia di Salerno, dove si era trasferito dopo aver concluso la sua attività sportiva. Aveva trentanove anni.”

Il 30 di maggio è un giorno difDiBartolomei1ficilissimo da dimenticare per i tifosi romanisti e per chi ha nel cuore l’uomo vero e campione vero Agostino Di Bartolomei. Lo stesso maledetto giorno, a dieci anni di distanza, vanno in scena due partite finali: una in campo e una nella vita. All’Olimpico il 30 maggio 1984 finisce di fatto l’esperienza in giallorosso di Agostino (in realtà l’ultimissima di Di Bartolomei con la Roma fu la settimana successiva, finale di Coppa Italia contro il Verona), un’esperienza speciale per lui che romanista lo era per fede oltre che per lavoro. E finisce nel modo peggiore: allontanato dalla volontà di calcio moderno e veloce del nuovo allenatore, Sven Goran Eriksson, lascia la città e la squadra con la peggiore sconfitta che ogni tifoso di calcio può immaginare. Sconfitta nella prima (e fino ad ora ultima) finale di Coppa dei Campioni in casa davanti al proprio pubblico. Da quel momento Agostino prova ad andare avanti, ad iniziare una nuova esperienza di vita: vola a Milano insieme a Nils Liedholm sponda rossonera dove gioca per tre anni, prima di trasferirsi a Salerno dove finisce la carriera riportando la Salernitana in serie B dopo vent’anni di assenza. Ma Ago non ha mai dimenticato l’abbandono subìto dalla sua squadra del cuore, fino alla fine dei suoi giorni attende speranzoso una chiamata dal presidente, Viola prima e Sensi poi, per un ruolo dirigenziale o da allenatore (che forse preferirebbe, essendo fanatico di tattica) nella Roma. Dieci anni dopo quella sciagurata finale, il 30 maggio 1994, arriva un’altra finale, molto più tragica.

GLI AUTORIGiovanni Bianconi e Andrea Salerno sono i due autori di L’ultima partita, vittoria e sconfitta di Agostino Di Bartolomei. Entrambi giornalisti e autori ed entrambi romani. Il primo, nato nel 1960, è ricordato per numerosi libri su politica e criminalità romana degli ultimi 40 anni; tra questi ricordiamo A mano armata (Baldini Castoldi Dalai, 1992), Ragazzi di malavita (1995), Mi dichiaro prigioniero politico (Einaudi, 2003), Eseguendo la sentenza (2008). Attualmente è inviato per il Corriere della Sera. Il secondo, nato nel 1965, scrive Via Pasolini (Rai-Eri, 2005), Era polare (Rizzoli, 2006), Ottanta (2007), Radio Moro (2008). Attualmente è autore televisivo del successo di Rai Tre Gazebo con Diego Bianchi.

IL LIBRO – Nel 2000 i due autori scrivono a quattro mani la prima edizione di L’ultima partita, vittoria e sconfitta di Agostino Di Lultima_partita_Fandango_edBartolomei per Limina Edizioni. Dieci anni dopo, nel 2010, il libro viene ripubblicato per Fandango Libri (210 pagine, 10€) con una lettera di Luca Di Bartolomei indirizzata al padre come introduzione. Una lettera decisamente toccante, densa di ricordi e malinconia, di un figlio che all’epoca appena dodicenne, non ha potuto godere appieno della grandezza del padre. Il libro ripercorre parallelamente quella partita contro il Liverpool e l’intera vita, personale e calcistica, di Agostino Di Bartolomei: a partire dal pre-match, fino ad arrivare ai calci di rigore, quei maledettissimi calci di rigore; dal primo all’ultimo giorno di vita di Ago. Passando per il primo tempo di quella finale, con il gol di Neal pareggiato mezz’ora dopo da bomber Pruzzo, ovvero l’infanzia e i primi calci al pallone di Di Bartolomei. Per il secondo tempo terminato a reti inviolate, e in parallelo all’esordio con la Roma di Agostino. E poi il primo dei due tempi supplementari, e insieme l’anno del secondo scudetto giallorosso e l’anno successivo che porta la Roma in finale di Coppa dei Campioni. Arriva il secondo tempo supplementare: l’addio di “Diba”, come lo chiamavano i tifosi, e il suo approdo al Milan, gli incontri pieni di polemiche contro la Roma. Ed infine i calci di rigore che decreteranno il Liverpool campione; e dieci esatti anni dopo la cruenta e dolorosa morte di Agostino Di Bartolomei. Campione vero, mai abbastanza ricordato. A ricordarlo ci aiuta sicuramente questo libro, “scritto con il tatto di chi sa di toccare sentimenti privati e allo stesso tempo una passione e un affetto condivisi da tantissime persone”, come scrive il figlio Luca nell’introduzione.

Questo mondo coglione piange il campione quando non serve più
ci vorrebbe attenzione verso l’errore oggi sarebbe qui
se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui.
Ricordati di me mio capitano cancella la pistola dalla mano…     

Antonello Venditti, Tradimento e perdono

 

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