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cucchi

Per la nostra rubrica “Una birra con…” abbiamo oggi l’onore e il piacere di ospitare la voce principale della storica trasmissione radiofonica dedicata al calcio Tutto il calcio minuto per minuto, nonché attuale radiocronista delle partite della Nazionale, Riccardo Cucchi. Approfittando della sua gentilezza abbiamo discusso di calcio a tutto tondo: serie A, Champions League e Nazionale, passando dal vecchio “Romagnoli” di Campobasso all’ “Olympiastadion” di Berlino..ecco a voi, o meglio come direbbe il maestro Provenzali, linea a Riccardo Cucchi:

Salve signor Cucchi, grazie mille per aver accettato il nostro invito. Partiamo da una domanda che ci incuriosisce molto: cosa si prova a “raccontare” una partita di calcio a persone che non possono vedere le immagini?

“Una grande emozione. L’emozione è pari, per importanza, alla precisione nella descrizione e alla preparazione tecnica. Solo emozionandoci, possiamo trasmettere emozioni. E soprattutto, si prova la responsabilità di essere “gli occhi” di chi ci ascolta. Si instaura un rapporto di fiducia tra noi e gli appassionati. Una fiducia che si traduce, appunto, in responsabilità”.

Ci può raccontare il suo esordio da radio-cronista e le emozioni che ha provato prima del fischio d’inizio della sua “prima volta”?

“L’esordio fu al vecchio “Romagnoli”, un Campobasso-Fiorentina di Coppa Italia. Di fronte i rosso-blu neo promossi in B e i vice campioni d’Italia. Un’occasione straordinaria favorita da circostanze fortuite, la malattia improvvisa di un collega. Il mio capo redattore, Tonino Scarlatelli, mi chiese se me la sentissi di sostituirlo. Un sogno stava per avverarsi. Pieno di timori ed incertezze, ma animato dalla voglia di mettercela tutta, raccontai la partita. Andò bene al Campobasso che vinse clamorosamente per 1-0, e a me. Fui chiamato da Mario Giobbe, storica voce di Radio 2 e da Guglielmo Moretti, ideatore e responsabile di Tutto il calcio. Mi invitarono a Roma per conoscermi e cominciò l’avventura che ancora prosegue. Dopo oltre trent’anni”.

Si possono paragonare queste emozioni a quelle da lei provate alla vigilia del 9 luglio 2006 quando commentò la finale mondiale?

“Sono molto diverse. L’emozione dell’esordio era carica di tensioni legate alla voglia di essere all’altezza. Quelle che precedettero Italia-Francia erano legate all’eccezionalità dell’occasione concessami in sorte: raccontare una finale mondiale. Passai l’intera giornata sottoponendomi ad una sorta di “training autogeno”, immaginandomi ogni situazione possibile e preparandomi a come affrontarla. Rigori compresi. Prima di me gridarono “Italia Campione de Mondo!” Carosio – due volte – ed Enrico Ameri. Ancora oggi mi viene la pelle d’oca a pensare che il mio nome possa essere accostato a questi straordinari maestri”.

Cambia molto il modo di lavorare di radio-cronisti e tele-cronisti? Cosa pensa del livello dei tele/radio cronisti che abbiamo in Italia? Qualche nome che emerge su tutti?

“C’è una grande differenza tecnica tra radiocronaca e telecronaca. Possiamo sintetizzarla così. Immaginiamo una bella foto stampata sulla prima pagina di un quotidiano. La didascalia che l’accompagna, è l’equivalente della telecronaca. Pochi dettagli. L’occhio del lettore fa il resto. La radiocronaca è l’equivalente della descrizione della foto, con tutti i particolari, la localizzazione, i personaggi che vi compaiono, il senso del gesto immortalato dallo scatto, i colori. Una descrizione che consenta, all’immaginario ascoltatore, di riprodurre la foto nella sua mente.

Il livello dei narratori di calcio?

E’ alto e specializzato. La difficoltà consiste nell’avere bisogno di tante voci, vista la programmazione delle partite. Al vecchio Tutto il calcio bastavano sei voci. Era più facile averle tutte di alta qualità. Oggi tra anticipi e posticipi, Serie A e Serie B, a noi ne servono 17/18. Con molti cronisti costretti al raddoppio tra sabato e domenica”.

Delineata ormai quasi del tutto la classifica finale della serie A, c’è qualcuno che meritava di più o altri che meritavano di meno?

“Il verdetto del campo raramente tradisce. Penso che la Juventus abbia vinto dominando, che il Napoli abbia firmato una stagione straordinaria, che il Milan abbia compiuto una rincorsa strepitosa. Molto bene la Fiorentina che è in crescita, eccellente l’Udinese, visti soprattutto i bilanci della società friulana. Deludente l’Inter, enigmatica la Roma. Bene Cagliari e Catania, al di sotto della sua qualità tecnica il Palermo, retrocesso per vistosi errori di gestione”.

In Italia ormai i campioni restano poco tempo, è un’occasione in più per puntare sui giovani e sui vivai?

“Assolutamente. Ma sapendo che per far crescere un giovane occorrono anni. Per vincere, invece ci vogliono i campioni, come afferma l’allenatore della Juventus Conte. Se si ha capacità di programmare e aspettare, via libera ai giovani e ai vivai. Se si vuole vincere subito, no”.

Cosa pensa dei continui cambiamenti di panchine? E’ sintomo di una mancanza di progettualità?

“E’ proprio così. Il nostro calcio non sa progettare e vive solo di diritti Tv. E’ un industria con i piedi d’argilla. La Germania domina oggi dopo anni di lavoro, così come la Spagna, oggi un pò in calo, ha fatto in passato”

Come giudica l’atteggiamento della Lega calcio in merito ai continui beceri episodi di razzismo che caratterizzano il campionato italiano?

“Innanzi tutto penso che il razzismo sia stupido ed odioso. Un non senso, un atteggiamento ignorante ed antistorico. Basti pensare che, In Italia, giocano a calcio, in tutte le categorie, oltre 50.000 ” nuovi italiani” per parafrasare Prandelli. E lo scorso anno 9.000 bambini nati da noi, con genitori stranieri, si sono iscritti alle scuole calcio. Nuove ” creste” crescono. Balotelli ed El Shaarawy sono solo l’inizio di un cambiamento che sarà ancora più evidente negli anni. Il mondo non sopporta più i confini ristretti. Viviamo tutti in una dimensione planetaria. Dobbiamo comprendere che la diversità è ricchezza. Detto questo, le multe non servono a nulla. Occorre individuare e perseguire gli idioti. Gli unici colori che davvero debbono contare nel calcio, sono i colori delle maglie”.

Chi vede come favorita tra le nazionali che parteciperanno al prossimo mondiale?

“L’Argentina. E’ la squadra con il più alto tasso tecnico e con una enorme possibilità di attingere ad un serbatoio di calciatori che pare non esaurirsi mai. Basti contare gli argentini di valore che giocano in Italia. Ma certo il Brasile, un pò in ritardo, non può perdere un altro mondiale davanti ai suoi tifosi”.

Cosa pensa della gestione di Prandelli? Il frequente cambiamento di modulo rappresenta idee poco chiare o l’adattabilità di squadra e giocatori?

“Lavoro ottimo quello di Prandelli. Ha ricostruito dal nulla e in un momento di grande crisi tecnica. E adoro la sua forza morale”.

Visti i risultati di Champions, pensa che il calcio tedesco stia per superare quello spagnolo anche dal punto di vista della nazionale?

“Non ne sono sicuro. I tedeschi sono molto organizzati. Ma gli spagnoli sono ancora i più talentuosi”.

Un’ultima domanda. Noi di Maidirecalcio ci definiamo una “onlus” del giornalismo, dedicando il nostro tempo all’informazione sportiva esclusivamente per pura passione. Ovviamente però il nostro sogno è quello di diventare, un giorno, giornalisti professionisti. Il primo consiglio spassionato che le viene da darci? Per diventare giornalisti “importanti” è sufficiente tanta gavetta o anche lo studio ha la sua importanza?

“E’ più importante lo studio. Occorre prepararsi. Il mestiere di giornalista non si può improvvisare. Occorre avere una buona cultura (meglio sempre raggiungere la Laurea), occorre conoscere almeno una lingua straniera, avere dimestichezza con i temi della comunicazione moderna, usare le tecnologie. Poi c’è il lavoro in redazione, la parte ancora “artigianale”. Quando si arriva in una testata, ci si comincia a “sporcare” le mani con l’argilla, si imitano i maestri, si impara a lavorare in squadra. Enzo Biagi definiva così un giornalista: testimone della realtà. E’ un’immagine bellissima e vera. Ma per testimoniarla, la realtà va prima compresa. Per riuscirci occorre essere preparati a leggerla”.

Ringraziamo il sig. Cucchi per la splendida chiacchierata e per l’immensa disponibilità. E per concludere non poteva mancare un pezzetto di radiocronaca (abbiamo scelto una partitella eh!). Enjoy it:

http://youtu.be/iWD98qmOiuE