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Alex Ferguson

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232584 ore, 9691 giorni, 318 mesi, 27 anni. Un tempo infinito, soprattutto se passato sempre lì, seduto su quella panchina, in quello stadio, in quella città, in quella nazione.
Quando si rimane così tanto in un luogo, la gente che ti circonda inizia a pensare che da li non te ne andrai mai e sotto sotto anche tu lo speri.

Ma Sir Alexander Chapman Ferguson ha detto basta. Come un fulmine a ciel sereno, squarcia i cieli di Manchester e non solo, con la notizia del suo ritiro. Poche le sue parole, molto serene, in pieno stile british. Il fulcro del discorso non è lui, come sarebbe stato naturale e comprensibile, bensì la sua squadra, i suoi tifosi e la sua famiglia. Ma questo non fa altro che ribadire quanto sia, prima che grandissimo manager, un grandissimo uomo.
Ogni altra parola spesa per esaltare la sua figura sarebbe superflua e fuori luogo. Per questo sarebbe bello ricordare Sir Alex in un modo diverso da come siamo abituati a fare. Niente elenchi dei trofei, sterili di emozioni; niente dichiarazioni da altri campioni del mondo calcistico.
Immaginiamo un bambino, 10-11 anni, che per la prima volta viene portato dal padre allo stadio. E’ ancora piccolo per capire a pieno la magia dell’Old Trafford, ma grande abbastanza per imprimere nella mente le immagini di un teatro, un teatro dove tutto è lecito, dove si avverano i sogni. Siamo al 22 Novembre dell’anno 1986, Manchester United vs QPR, prima partita in casa per il nuovo allenatore devils, un certo Alex Ferguson.

“Sì è bravino dicono” “Non so se regge la pressione però”. Queste le frasi più ricorrenti che il ragazzo sente dai tifosi della United Road stand. Il bambino però rimane rapito dal quel signore, dalle sue movenze, dalla sua tenacia, dal suo impermeabile perfino. Nelle settimane a venire chiederà sempre al padre di andare a vedere il Manchester United, non per Robson, non per Duxbury, non per Stapleton, ma sempre per quel signore che evidentemente gli ispirava particolare simpatia.
Passano gli anni, il bambino cresce e diventa ragazzo, cambiano i suoi hobby e le sue passioni. Tutte tranne una, scontata la risposta, il Man Utd. Arrivano subito i primi trofei, ma per il più bello, per la Premier che mancava da 26 anni, il ragazzo deve aspettare il 1992, quando Sir Alex si laureò per la prima volta campione d’Inghilterra. Da quell’anno i Red Devils non arrivarono mai più sotto il 3° posto il campionato, coincidenza, non credo.
In questo ventennio, si susseguirono grandissimi campioni, troppi per essere annoverati tutti. Una sola cosa rimase invariata tutto questo tempo fino ad oggi, 19 Maggio 2013. Di nuovo la risposta è scontata, il manager.

Sì perché Alex Ferguson non è stato solo un tattico, ne tantomeno solo un tecnico: Ferguson è stato anche un padre, un amico, un sergente, un astuto stratega di mercato, un preparatore, un manager a tutto tondo appunto, che alterna momenti di aspra durezza ad altri di sana dolcezza.
Anche per il nostro ragazzo, ormai uomo, Fergie è tantissime cose: un idolo, una figura di riferimento, un grandissimo tecnico, forse il migliore della storia del calcio, sicuramente il migliore del suo club.

Per i ragazzi di oggi è altro ancora: un modello, un vecchio capitano, fiero e ormai sazio di vittorie, un punto di arrivo per qualunque aspirante allenatore. Per coloro i quali non l’hanno mai visto all’opera, egli sarà invece un ricordo, tutto al più una tribuna, dove le nuove generazioni andranno a idolatrare i loro idoli. Ah quanto non vi invidio ragazzi!

Sir Alex Ferguson è tutto questo e molto altro: è una persona che è riuscita ad avvicinare in modo spaventoso migliaia di persone, da tutto il mondo, ad una squadra di una città inglese, che di bello ha poco altro. E’ IL MANCHESTER UNITED e ieri per l’ultima volta abbiamo avuto l’opportunità di ammirare il genio del Cavaliere che ha domato l’inferno e ha portato il Diavolo in cielo.