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“E’ il progetto di calcio più interessante al mondo”. Esordisce così Jurgen Klopp parlando del suo Borussia Dortmund nell’intervista rilasciata al The Guardian.  

Una lunga chiacchierata per scoprire l’uomo dietro alla favola Dortmund ma anche l’allenatore e l’insegnante. L’uomo che piange per il calcio e si dispiace se un suo giovane giocatore lascia Dortmund per giochicchiare 20 minuti con un’altra maglia. Ne esce un ritratto unico e affascinante costellato dalle parole e dalle esternazioni del tecnico tedesco a pochi giorni dalla finale di Wembley.

GLI INIZI – La sorpresa dell’anno, il Borussia Dortmund, non è tanto diverso al primo amore della vita sportiva di mister Klopp: il Mainz. “Ogni persona che lavora per il Dortmund è tifoso del club, così è anche a Mainz. Quando giocavo lì avevamo 800 supporters ogni sabato, sempre, anche nei pomeriggi piovosi, amavamo il club ed è lo stesso sentimento che si prova a Dortmund. Un club speciale – un club di lavoratori”.

Quando Klopp parla del Mainz apre letteralmente il suo cuore, da innamorato di calcio i suoi sentimenti vanno di pari passo con le squadre che allena. “Quando ho lasciato il club dopo 18 anni ho pensato: la prossima volta lavorerò mettendo un po’ da parte i sentimenti, il cuore. Mi ripetevo queste parole perché piangemmo per tutta la settimana. La città ci aveva regalato un party d’addio e pensai che quelle emozioni erano troppe per una persona normale. Non è salutare lavorare in questo modo. Ma dopo una settimana a Dortmund mi sono ritrovato nella stessa condizione. Trovare questa similarità è dettata puramente dalla fortuna, è qualcosa di davvero poco comune”.

BAYERN E JAMES BOND – Il Borussia Dortmund è passato dalla gloria della Champions League nel 1997 al rischio di bancarotta nel 2005. L’arrivo di Klopp cinque anni fa ha permesso al club di generare 189 milioni di euro che lo pone all’undicesimo posto tra i club più grandi del mondo. La ristrutturazione del Westfalenstadion ha permesso di ospitare 82.000 tifosi ad ogni partita, ma nonostante ciò, paragonato a Bayern, Manchester, Real Madrid o Barcelona, Dortmund per i più rappresenta ancora il lato romantico, il debole, il Davide della storia, anche e soprattutto nell’ultima Champions League. Il loro budget per gli stipendi è la metà di quello del Bayern e un terzo del Real Madrid, sconfitto per 4 a 1 in semifinale. E proprio nei giorni successivi a quella vittoria  il ventenne Mario Götze decise di accettare l’offerta del Bayern che pagando l’intera clausola (37 milioni di euro) ha scavalcato il club e messo le mani sul giocatore. Ma Gotze è solo l’ultimo di una serie di trasferimenti che hanno colpito al cuore la giovane squadra di Klopp. Robert Lewandowski è un altro pezzo pregiato e probabilmente anch’egli lascerà il club al termine della stagione.

“Cosa devo dire” – sentenzia Klopp – “Se è quello che vuole il Bayern…è come James Bond..tranne che loro rappresentano l’altro personaggio, il cattivo. Il Bayern vuole una decade di successi come il Barcellona. Ok se tu hai il denaro hai maggiore possibilità di successo, ma non è garantito. Noi non siamo un supermarket ma loro vogliono i nostri giocatori perché sanno che noi non abbiamo le loro possibilità economiche. Dobbiamo lavorare seriamente e con sensibilità, abbiamo soldi ma perdiamo comunque giocatori, come l’anno scorso con Shinji Kagawa. E’ uno dei più forti al mondo e deve giocare 20′ a partita a Manchester e sulla sinistra. A vederlo così mi vengono le lacrime, mi si spezza il cuore. Ricordo che anche Sahin ha preferito andare in un top club come il Real ma se i ragazzi avessero un po’ di pazienza in più qui potremmo costruire uno delle migliori squadre al mondo“.

GOTZE VIA – Quando si accenna alla perdita di Gotze, il mister la prende con filosofia. “E’ assolutamente normale che le persone abbiano idee differenti. A 18 io avrei voluto vedere il mondo. Ma sono stato solo a Mainz e Dortmund finora e non è il centro del mondo. E’ giusto ambire e guardare a posti diversi. Ma andare lì non è lo stesso. Perdere Gotze è stato come un attacco di cuore. L’ho saputo un giorno dopo la vittoria a Malaga. Un giorno per festeggiare e poi la cruda realtà. Inizialmente non volevo sentire le parole del general manager, lo evitavo, inventavo scuse, volevo solo pensare alla vittoria ma già sapevo cosa mi avrebbe detto.”

Molti giocatori del Dortmund dopo aver sentito la notizia del trasferimento di Gotze non riuscirono a dormire. “E’ la verità – dice Klopp – ho chiamato 6-7 giocatori che sapevano e che avevano preso male la storia. Loro pensavano di non essere bravi abbastanza e aveva un unico desiderio: vincere insieme. Ecco la ragione del perché ci siamo rimasti così male. Ma il Bayern è stato letale ha imposto il trasferimento subito senza aspettare un anno o due. Mario non ci ha pensato su e ha deciso che doveva andar via. Sarà difficile senza di lui ma troverò un differente modo di giocare, ci vuole solo tempo”

SACCHI E LA TATTICA – Poi Klopp parla dell’importanza di Arrigo Sacchi per la sua formazione – «prima di studiarlo pensavamo che se gli altri erano più forti, allora avremmo perso: poi abbiamo capito che con la tattica puoi battere chiunque» – e soprattutto della volta che portò in ritiro il Mainz dopo la promozione in Bundesliga, prima di giocare nel massimo campionato tedesco. Bisognava compattare i calciatori e dare loro sicurezza e fiducia, visto che avrebbero passato gran parte della stagione seguente a giocare contro squadre più forti della loro..

«Portammo la squadra su un lago in Svezia, dove non c’era energia elettrica. Andammo lì per cinque giorni, senza cibo. Dovevamo pescarcelo. Gli altri preparatori dicevano: “ma non sarebbe meglio allenarci a giocare a calcio?”. No. Volevo che la squadra sentisse di poter sopravvivere a qualsiasi cosa. Il mio vice pensava che fossi un idiota. Mi chiese se potevamo allenarci. No. Se potevamo correre. No. Ma potevamo nuotare e pescare! Quando oggi mi capita di incontrare uno di quei calciatori, uno delle “forze speciali”, mi accorgo che di quei giorni sono in grado di raccontare tutto, dal primo all’ultimo minuto. Ogni notte in una cazzo di tenda, con le radici sotto la schiena mentre dormi: sono cose che non dimentichi. Ci spostavamo di isola in isola. Il primo che arrivava doveva accendere un fuoco e mettere a bollire dell’acqua. Pioveva tutto il tempo. Smise di piovere solo per cinque ore e… [si dà uno schiaffo sulla guancia] una zanzara! Ma come diavolo vivono in Svezia? Per una volta c’è il sole e [si dà un altro schiaffo sulla guancia] arrivano le zanzare! Ma è stato fantastico. Eravamo come Braveheart. Arrivammo in Bundesliga e tutti trovavano incredibile quanto fossimo forti».

Il Mainz quell’anno arrivò undicesimo, l’anno successivo si qualificò in Coppa UEFA.

LA FAVOLA DORTMUND – Non poteva mancare qualche accenno alla sua vita privata. Klopp viene da un piccolo villaggio della Foresta Nera. “Eravamo 1500 persone, poi sono andato sia e ora ci sono 1499 abitanti. Ho avuto tanto nella mia vita: famiglia , soldi, calcio. Nessuno dei miei insegnanti, dei miei parenti ha mai creduto che potessi farcela. E allora perché questa vita dovrebbe essere rovinata solo perché un nostro giocatore va via? Certo è meglio una loro permanenza ma non sono sicuro che potremmo essere più forti. Bisogna cambiare per raggiungere un nuovo obiettivo nello sviluppo di una squadra. Se tutti i giocatori restano dovrei andar via perché non c’è niente di nuovo. Se io dicessi “Vai a sinistra” loro potrebbero dirmi “Lo hai già detto 200 volte, non vogliamo più sentire la tua voce”. Questa è la vita, c’è bisogno di nuovi giocatori, sempre. Non è facile come situazione ma si può gestire. Sono un ragazzo normale e per me non è così difficile trovare un momento per essere un loro amico o un insegnante”.

Infine una battuta sulla finale di Champions League, sulla favola che la sua squadra sta per affrontare: “Noi siamo un club, non un’azienda. Dipende da che punto di vista amate chiudere la storia. Se rispettate la storia del Bayern, e quanto ha vinto fin dal 1970, allora dovete tifare per loro. Se avete voglia di una nuova storia, una storia speciale, allora deve essere Dortmund. Penso che in questo momento nel mondo del calcio, bisogna stare dalla nostra parte”.