Damiano Tommasi, il gladiatore della Roma scudettata

Damiano Tommasi, il gladiatore della Roma scudettata

gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla.

tommasiOggi racconteremo di una delle “favole più belle del calcio italiano“, come detto dal famoso cronista sportivo Fabio Caressa. Parleremo di un ragazzo dalle doti tecniche non eccelse, ma che ha fatto della grinta e del sudore il suo marchio di fabbrica, senza sfociare in comportamenti violenti. Stiamo parlando di Damiano Tommasi, simbolo della Roma negli anni ’90: nato a Negrar, un piccolo paesino vicino Verona, muove i primi passi nella squadra del suo paese, prima di venir tesserato dal Verona. Militerà con i gialloblu per  tre stagioni, e, seppur le sue doti tecniche non siano eccelse, la sua abnegazione lo porta a livelli che il suo tasso tecnico non gli avrebbe consentito: nel ’96 vince il campionato di Serie B, vince gli Europei Under 21 in Spagna, gioca le Olimpiadi di Atlanta e viene convocato per la prima volta dalla nazionale di Dino Zoff. Ma la svolta nella sua carriera, durante la sessione di mercato estiva, è rappresentata dall’occasione di una vita: la Roma posa gli occhi su di lui, e il giovane Damiano non si lascia scappare il treno della vita.

IL GLADIATORE Arriva nella capitale nel giugno 1996, e presto scocca la scintilla con i tifosi: l’esigente pubblico romano è in estasi nel vedere il suo gladiatore che spreme il sudore fino all’ultima spilla per la maglia giallorossa. Tommasi è uno dei mattoni su cui il presidente Sensi ha costruito la Roma vincente nel 2001: è proprio quella l’annata delle soddisfazioni, con la vittoria dello Scudetto e della Supercoppa Italiana, dopo un’esaltante cavalcata. L’anno successivo Damiano continua a giocare su alti livelli, fino a guadagnarsi un posto da titolare nella nazionale allenata da Trapattoni per il Mondiale nippo-coreano, che tutti ben ricordiamo come è finito, con l’ombra dell’arbitro ecuadoriano Byron Moreno.

IL GRAVE INFORTUNIO La carriera del giocatore della Roma procede spedita, ma nell’estate 2004, in un amichevole contro lo Stoke City del 22 luglio, il ginocchio destro si spezza in un contrasto con Gerry Taggart: la carriera del gladiatore della Roma è seriamente a repentaglio. Il referto medico recita “lesione complessa di tutte le strutture capsulo-legamentose del ginocchio destro, rottura dei menischi interni ed esterni, rottura del crociato anteriore e posteriore, rottura del collaterale mediale e rottura dell’inserzione dei flessori della coscia destra“, ma Tommasi non si da per vinto. Deve restare fermo più di un anno, e per non pesare sul bilancio della squadra “anima candida“, come è stato soprannominato da Carlo Zampa per il suo impegno nel sociale, si riduce lo stipendio al minimo sindacale: 1500 euro al mese, una cifra impensabile nel calcio milionario di oggi.

La voglia di giocare c’è, e il ragazzo di Verona lavora a testa bassa per rientrare in campo: la stima dei compagni è incondizionata, e riesce a rientrare sul terreno di gioco. Il suo primo gol lo mette a segno contro la Fiorentina, su assist di Cassano, proprio quel Cassano che lo prendeva in giro dicendogli “ma come fa uno scarso come te a giocare in nazionale?” facendolo andare su tutte le furie.

Qua sotto trovate il video con la splendida reazione del sopra citato Fabio Caressa al gol di Tommasi:

SPAGNA E INGHILTERRA Dopo aver trascorso una vita a Roma Tommasi comincia a girare il mondo: va per due anni in Spagna, al Levante, dove diviene uno dei cardini della squadra, per poi andare Oltremanica, al QPR di Briatore. In Inghilterra la parentesi non è altrettanto fortunata e dura appena 6 mesi: esordio il 28 ottobre 2008 e divorzio il 9 gennaio 2009, perchè a quanto pare Tommasi “non rientra nei piani tecnici societari“.

Un giocatore della sua fama e tempra non ha problemi a trovare un’altra squadra, e decide di imbarcarsi in un’avventura tutta nuova: il calcio cinese lo aspetta.

LA PARENTESI CINESE Tommasi rimane impressionato dalla Cina, tanto da scrivere “Mal di Cina”, in cui racconta la sua avventura, definendosi un moderno Marco Polo: “in Cina sono arrivato con il cuore prima che con i muscoli“. Giocherà nel Tianjin Teda per due anni, mettendo a segno due reti in un calcio diverso e diametralmente opposto a quello italiano: “in Cina il calcio è diverso, non è tutto pianificato e l’effetto sorpresa è molto importante“. Al termine dell’esperienza cinese Tommasi da l’addio al calcio professionistico e torna in Italia, dove giocherà per due anni nella squadra del Sant’Anna d’Alfaedo, in seconda categoria.

Conclusa la sua storia da calciatore, Damiano adesso è il presidente dall’Associazione Italiana Calciatori, per difendere i diritti degli sportivi, che spesso vengono sfruttati dalle società. La sua storia è un esempio per i più giovani, insegna che per arrivare ad altissimi livelli non bisogna essere per forza sopra le righe, con le creste ed un brutto carattere. La sua storia insegna che un bambinone riccioluto di un piccolo paese può sfondare nel calcio che conta, senza avere i piedi o la genialità di un giocatore come Totti, solamente con la sua forza di volontà.

A giovedì prossimo, con un’altra puntata di “Una vita da Gregario”, solo su MaiDireCalcio!

Episodi precedenti:

Romeo Benetti

Gabriele Oriali

Gennaro Gattuso

Antonio Conte