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Esattamente 20 anni fa si disputava la prima edizione della Champions League, nuova denominazione assunta da quella che fu la cara, vecchia Coppa dei Campioni. Dal 1993 infatti il regolamento cambia e incomincia profilarsi la struttura attuale con un allargamento dei club partecipanti e l’introduzione dei gironi di qualificazione. Una manifestazione imponente, spettacolare e vista in ogni angolo del mondo…

…e pensare che la Coppa dei Campioni nasce da un articolo. Fu Gabriel Hanot, inviato del giornale francese “L’equipe”, a firmarlo nel lontano 1954 quando dopo aver letto le lodi mediatiche inglesi alla grande vittoria del Wolverhapton ai danni della Honved, la super squadra ungherese padrona del calcio europeo, scrisse un articolo di risposta ai rivali storici inglesi per ammonirli che la loro squadra, i Wolves, “i lupi”, avrebbe fatto meglio ad aspettare prima di sentirsi i più forti d’Europa, perché si sarebbero dovuti prima confrontare con le squadre di Mosca, con quelle spagnole e con quelle italiane, prima di sedersi sul trono del vecchio continente.

Dal suo giornale nacque l’idea di un super torneo con le migliori squadre d’Europa, ma solo le vincitrici di ogni campionato…ed è quella formula che ancora oggi mi appassiona e che voglio ricordare in questo coffee break alternativo (qui si parla solo di valzer di panchine, e non se ne può più).

La formula iniziale del torneo, infatti, era quella dell’eliminazione diretta: a parte la finale giocata con partita unica, nei turni di sedicesimi, ottavi, quarti di finale e semifinale le trentadue squadre si incontravano con doppio turno di andata e ritorno; in caso di parità nel computo del punteggio prevaleva la squadra con la miglior differenza reti, e in caso di uguale differenza reti era prevista anche una terza partita di spareggio da giocare in altra nazione. In caso vi fossero più di trentadue squadre ai nastri di partenza, quelle con il coefficiente UEFA più basso dovevano spareggiare per entrare a far parte del tabellone principale. La vincitrice della Coppa dei Campioni era ammessa di diritto all’edizione dell’anno successivo, e questo era l’unico caso in cui era possibile vedere più di una squadra per federazione.

Poi l’arrivo dei diritti tv, della pubblicità e del denaro come motore fondamentale del calcio hanno trasformato inesorabilmente la competizione, snaturandola dal suo iniziale concetto. Il fascino dell’eliminazione diretta, sarà perché sono appassionato di tennis, mi ha sempre colpito. Squadre come la Stella Rossa, la Dinamo Dresda, l’Ujpest o il Glentoran. La consapevolezza di dover affrontare in una doppia sfida decisiva i campioni dell’Ungheria, della Francia o della Germania; la possibilità di ricostruire quelle sfide con il mio amato Subbuteo (ricordo ancora l’Admira Wacker) e il tutto per tutto dato dai calciatori in ogni singola partita, senza fare calcoli, senza badare alla classifica, ma semplicemente cercando la vittoria a tutti i costi per passare il turno, per proseguire la corsa e sognare il traguardo, partita dopo partita, mossa dopo mossa.

La Roma dell’84’, la Sampdoria del 92′ o il grande Milan degli anni 60, per non parlare del Nottingham Forest di Clough o l’Aston Villa di Gary Shaw. Squadre epiche, che la storia ci ha lasciato, qualcuna vincente e altre no ma che, nolente o volente, continuano ad avere quel carattere da leggenda che solo quella vecchia, cara Coppa dei Campioni sapeva dare…

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Classe '85. Fondatore e direttore editoriale di MaiDireCalcio (ora Contrataque), istintivo sognatore napoletano. Ho scritto per PianetaNapoli.it, ora sono redattore per NapoliCalcioLive.com, web content per jobyourlife.com e pagellista per calciomercato.it. Laurea in Economia, giornalista pubblicista, baggista e folle appassionato del Crystal Palace. Twitter @claudioc7 Facebook facebook.com/ChandlerBing85