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falcao

Ci son cascato di nuovo, per l’ennesima volta. Davanti ad un calciatore così decisivo, così famelico, così spropositatamente vivo come Radamel Falcao mi son fatto fregare. Sembrava assurdo, inconcepibile per me, che dietro un atleta del genere si nascondesse l’ennesimo talento che ama i soldi, che vive il gioco del calcio in maniera disinteressata, felice dello stipendio e che non abbia un minimo di ambizione o di passione. Eppure è così. Il colombiano ha scelto Monaco, un ricco stipendio (uno dei più ricchi di sempre) e una squadra che con tutto il rispetto non avrà mai il fascino di un Real Madrid o di un Manchester United, o magari Inter, Milan o Napoli. Insomma, anche lui, davanti al richiamo del vil denaro, lui che in campo ha sempre dato tutto, ha sempre incantato e stupito i suoi tifosi, si è inchinato, si è adeguato al nuovo calcio, si è calato nella parte, mettendo in soffitta i suoi sogni nel cassetto e vestendo la maglia della squadra francese. E potrà giustificarsi in tanti modi, come il maestro Ibra, magari professando di aver sempre tifato Monaco o di non esser lì solo per aumentare il conto in banca, ma ormai il gioco lo abbiamo imparato bene e non ci sono parole che tengano.

Per noi romantici del pallone un altro colpo al cuore, un altro fenomeno che spegne i riflettori e si rifugia sotto una montagna di soldi. Magari vincerà la Ligue 1, magari il titolo di capocannoniere ma francamente non credo che sarà apprezzato come prima. Il leader di un Porto scintillante e in seconda battuta di un Atletico Madrid tutto cuore non potrà essere sostituito dall’emblema del calcio moderno, da una scelta che fa discutere. Anche Eto’o ha lasciato il calcio che conta, questo è vero, ma dopo aver vinto tutto e più volte. Falcao poteva rappresentare la punta di diamante di una big europea, entrare in Champions League dalla porta principale e diventare protagonista anche lì, con una maglia vera, una maglia sudata e ricca di storia, una maglia che nonostante immobiliaristi, sceicchi e indonesiani rappresenta ancora qualcosa di unico. Ma la ragione lo ha spinto altrove, peccato.

E come ogni volta ci metteremo una pietra sopra e continueremo a guardare il nostro calcio, chiudendo gli occhi e sognando che non sia tutto dipeso dal denaro, sperando che i più piccoli possano guardare l’umiltà, la serietà e l’equilibrio di calciatori come Antonio Di Natale o Marek Hamsik corteggiati a destra e a manca ma felici, anche con uno stipendio inferiore, di credere in un progetto, in un traguardo, nel sogno di vincere con fatica, con dedizione e con lavoro e non ricevendo assegni a destra e a manca…che poi nella storia, diciamoci la verità, di squadre costruite così e capaci di dare vita ad un ciclo…fortunatamente non si ricordano.

In bocca al lupo Radamel, nonostante tutto.