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Sembrava tutto fatto. Allegri alla Roma e Seedorf al Milan. Nonostante l’assoluta inesperienza, nonostante un patentino preso online e sopratutto nonostante gli importantissimi e quasi miracolosi risultati del buon Max che davanti ad una squadra saccheggiata al 31 agosto (Thiago Silva e Ibra) ha saputo minuziosamente ripartire dal principio e trovare i correttivi giusti per compiere una rimonta incredibile e recuperare il tempo e il terreno perduto. Era fatta, dicevo. La Capitale pronta ad accogliere il suo salvatore e il Milan pronta a rischiare, su consiglio del Presidente, con una squadra giovane, un Balotelli fin dall’inizio e un allenatore alla prima panchina in carriera.

Nessuno pensava ad un colpo di scena, tutti erano convinti che il continuo punzecchiare di Berlusconi, a volte con parole sussurrate altre volte con interviste polemiche, avevano convinto e stufato il livornese Allegri, stanco dei continui attacchi nonostante il buon lavoro fatto. “Eppure i giocatori sono con lui” questo avrà pensato Adriano Galliani quando pian piano, sottovoce, con estrema capacità manageriale, ha provato a ricucire la ferita, a tessere di nuovo la tela, a mettersi in mezzo e cercare una riconciliazione che appariva improbabile. E anche questa volta ce l’ha fatta. Forse il miglior dirigente calcistico italiano ancora una volta ha avuto la meglio. Un incontro, una cena, la consapevolezza di fare il bene del club e così con doti persuasive Silvio chiude un occhio, Allegri stringe la mano e si riparte da dove era finita. Con un terzo posto, forse non meritato, ma con una rosa che promette tanto, a partire da quel Saponara che tanto ricorda Kakà. Sembra tutto bello, i giornali chiudono i pezzi dando la notizia della conferma, della definitiva pace, ma non concludersi così..

Non è oro tutto ciò che luccica. Nella nota pubblicata dal Milan spicca una frase inusuale “si è parlato anche del tipo di gioco che il Milan dovrà praticare e sulla rosa della prossima squadra”. Poteva mai Silvio accettare una sconfitta sul campo? Galliani è stato fondamentale, bravissimo, esemplare. Ma ha dovuto cedere qualcosa e così finalmente il Presidente si è imposto sul modulo, sul gioco della sua squadra, come voleva da tempo, come ha sempre voluto e poche volte era riuscito ad ottenere.

Una vittoria a metà per Allegri, un’altra stella di merito per Galliani, un trionfo per Berlusconi che attraverso la scellerata idea di mandare via il mister ha ottenuto ciò che voleva, avere l’ultima parola su tutto….e tutti vissero felici e contenti, per ora.

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