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Il Grande Torino. Il primo da destra è Erbstein

Il personaggio di oggi non è un ex grande calciatore, ne un fenomeno dall’indelebile ricordo nelle menti degli appassionati. Ernest Erbstein, professione allenatore, ungherese, Ebreo. Sottolineo questo aspetto perchè ha vissuto gli anni della guerra e delle leggi razziali riuscendo nonostante tutto a creare una delle squadre più famose della storia del calcio italiano e non solo. Il Grande Torino. Dal Campionato 1942-1943 al 1948-1949 (due tornei nel ’44 e ’45 non vennero giocati per la guerra) questa squadra ha portato a casa ben 5 scudetti consecutivi, con l’ultimo ricevuto però d’ufficio. Era il 4 maggio del 1949, la squadra tornava da un’amichevole a giocata a Lisbona. Il campionato era matematicamente chiuso a favore dei granata, e quel giorno si chiude anche l’era di una squadra incredibile. L’aereo che trasportava la squadra si schianta contro la collina Superga. Bilancio di 31 morti, nessun superstite.

Naturalmente su quell’aereo viaggiava anche chi aveva creato quella macchina perfetta. Nato 51 anni prima a Nagyvarad nella parte ungherese dell’Impero Austrio-Ungarico, si trasferisce a Budapest dove inizia come studente di educazione fisica nell’associazione di atletica. Questa associazione conta anche una squadra di calcio e proprio da questa viene ingaggiato come mediano. Dopo il diploma il calcio passa in secondo piano, a dispetto dell’interesse che gli si crea verso il lavoro in borsa. Ma continua a giocare nella squadra del Bak. Dopo una breve parentesi in Italia nel Vicenza, il lavoro in borsa lo porta addirittura oltre oceano, dove smette col calcio giocato quando è costretto a tornare in patria per la crisi negli Stati Uniti.

Qui nasce l’allenatore. Si lancia nello studio di tattiche, di preparazioni fisiche, si tiene informato su ogni novità che arriva dall’Inghilterra patria del calcio. Doveva aver lasciato un bel ricordo in Italia, se nel 1928 viene contattato dal Bari ad allenare la squadra. Da li numerose panchine come Nocerina, Cagliari(vince la serie c), Lucchese e poi Lucca, dove c’è la svolta della carriera. In 3 anni porta la squadra del capoluogo toscano dalla Serie C alla A raggiungendo il settimo posto alla pari con l’Inter. Diventa un mito a Lucca, ma le leggi razziali arrivano e non ha neanche più la possibilità di portare le figlie ad una scuola pubblica. Il trasferimento a Torino arriva anche per proteggere la famiglia, con la scuola privata che accetta le due bambine. La squadra allenata da Erbstein arriva seconda dietro al Bologna, ma la situazione diventa sempre più complicata, le leggi razziali sono più dure. Decide di portare in salvo la famiglia e grazie all’aiuto del presidente Novo, e dopo un viaggio lungo un mese, riesce a rientrare a Budapest. Grazie ad un lavoro presso una ditta italiana e alla trasformazione del cognome in “Egri”, mantiene intatti i rapporti con la società, al quale continua a dispensare consigli, come i sicuri suggerimenti per gli acquisti di Ezio Loik e Valentino Mazzola. 

Tutto ciò fu interrotto nel 1944, quando l’Ungheria viene occupata e i nazisti rinchiudono Erbstein in un campo di lavoro. Riesce a scappare e come molti ebrei, si rifugia nel consolato svedese, prima di arrivare sulle rive del Po solo a guerra finita. Con le ostilità giunte al termine il presiedente Novo rintraccia Egri e gli viene data la carica prima di consulente e poi di Direttore Tecnico. Il lavoro non si limitava a questo, ma l’ungherese faceva valere le sue doti e il suo sapere anche a favore del vivaio, degli osservatori. Ma nel 1948 torna allenatore. Naturalmente la squadra è ancora una volta Campione D’Italia. Siamo al quinto scudetto di fila, è nato il Grande Torino. Che purtroppo avrà fine quella stessa stagione, in quel fatale 4 maggio del 1949.

Raramente si sente parlare di Ernest Erbstein. Il suo nome non viene ricordato come dovrebbe quando si elogia quella grande squadra che negli anni 50 non aveva rivali. I motivi non sono ben chiari, ma come racconta Leoncarlo Settimelli nel suo “ L’allenatore errante. Storia di un uomo che fece vincere cinque scudetti al Grande Torino”, i motivi possono essere due. L’essere Ebreo, che a causa di pregiudizi ha innalzato un muro intorno a lui, o forse un Episodio accaduto nel 1947, quando venne accusato di essere una spia russa e di aver tramato contro la Nazionale Italiana, oltre che di avere amicizie comuniste.

Noi preferiremmo pensare che la triste storia di Superga sia la causa per cui non vengono ricordati i nomi uno per uno, ma solo la squadra. Il Grande Torino. Allenatore: Ernest “Egri” Erbstein.

 

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