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gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla. 

bagniQuest’oggi parleremo di uno dei più indomiti gladiatori degli anni ’80, un calciatore sopra le righe, che non ha mai tirato indietro nè la gamba in campo nè la lingua fuori dal campo. Stiamo parlando di Salvatore Bagni, nato a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. La sua caratteristica principale è sempre stata il forte carattere, che l’ha portato ad essere un indomito gladiatore del centrocampo, nonchè una delle spalle preferite di un certo Diego Armando Maradona. Ma torniamo indietro: la sua carriera comincia nella stagione ’75-’76 a Carpi, in Serie D, dove gioca ala destra e mette a segno 23 reti in 61 presenze durante le due stagioni passate in biancorosso. Ben presto viene notato dagli osservatori del Perugia, e in men che non si dica fa il salto dalla Serie D alla Serie A: l’11 settembre 1977 esordisce nella massima serie dopo il quadruplo salto di categoria in Atalanta-Perugia 1-1.

DA PERUGIA A MILANO Con la squadra umbra segna 24 gol in 109 presenze, giocando da ala destra nel “Perugia dei miracoli” che chiuse la stagione ’78-’79 al secondo posto in campionato senza mai perdere una partita. Il suo alto rendimento col Perugia gli permise di guadagnare i galloni della Nazionale, prima con l’Under 21 nel biennio ’78-’80 ed infine con i grandi, esordendo il 6 gennaio 1981 contro l’Olanda.

Questa serie di grandi prestazioni gli vale la chiamata dell’Inter, che si accaparrerà le sue prestazioni nell’estate del 1981. A Milano vince una Coppa Italia e nel 1983, reinventato mediano, scalza Oriali come titolare e rende molto meglio davanti alla difesa. Al contempo vengono a galla pesanti limiti caratteriali che sfoceranno in una furiosa lite col neo presidente Ernesto Pellegrini, che gli costerà la cessione.

L’IDILLIO A NAPOLI Dopo un lungo tira e molla, in quanto il calciatore non voleva andare a Napoli ma in altre piazze più blasonate, approda nella squadra partenopea assieme ad un certo Diego Armando Maradona. Dopo un inizio burrascoso il cuore e la grinta di Salvatore fanno breccia nel cuore dei tifosi partenopei, e la classe del Pibe de Oro gli permette anche di andare a rete in diverse occasioni nonostante la posizione arretrata. Sono i migliori anni della sua carriera, e diviene uno dei gladiatori del centrocampo sia in club che in Nazionale: partecipa alla sfortunata spedizione dell’86 con la maglia numero 10, ma nello stesso anno inizierà l’entusiasmante cavalcata del Napoli. La squadra azzurra nel 1987 metterà a segno uno storico double con Scudetto e Coppa Italia, scalzando la Juventus di Platini.

L’anno successivo il Napoli guiderà la classifica per la maggior parte della stagione, subendo un tracollo nella parte finale in favore del Milan. La colpa è stata addossata ad un gruppo di dissidenti, con Bagni in testa, che sarebbero andati in conflitto con l’allenatore Ottavio Bianchi. Il grintoso centrocampista, che ci ha sempre messo la faccia e non si è mai tirato indietro, durante una trasmissione su Canale 34 in cui veniva tirato in ballo, è piombato in studio in pochi minuti, esponendosi in prima persona.

LE CONTROVERSIE E LA CHIUSURA Nonostante le molte luci c’è stata anche qualche ombra: il 25 ottobre 1987 il Napoli andava in trasferta a Roma, due tifoserie gemellate. C’erano già stati screzi, ma il gemellaggio ha retto, almeno fino a che proprio Bagni, con il Napoli in 9 contro 11, dopo il gol del pareggio dei partenopei va a fare il gesto dell’ombrello sotto la sud: gemellaggio irrimediabilmente sciolto e festa rovinata.

Allontanato dal Napoli dopo la fallimentare stagione ’88-’89, trova un accordo col Bologna, ma la sua permanenza là dura appena 66 giorni, il tempo di un amichevole: il Napoli è sempre proprietario del suo cartellino e non vuole cederlo in Serie A, così Bagni scende in Serie B, chiudendo la sua carriera con la maglia dell’Avellino. A seguito un’intervista del tempo, con il calciatore sicuramente amareggiato ma sempre innamorato della città e della maglia del Napoli:

Questa è la storia di Salvatore Bagni, un gregario coi fiocchi, un uomo generoso e sanguigno che ha potuto fare grandi cose assieme ai compagni nel Napoli più bello che la storia ricordi. Ci piace ricordarlo più con le scarpe coi tacchetti che nelle telecronache che hanno ispirato molte parodie su YouTube, o per le controversie del breve periodo da dirigente del Bologna. Ci piace ricordarlo come un uomo integro, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma un uomo vero, che ci ha sempre messo la faccia, quando ha fatto bene e quando ha sbagliato.

Episodi precedenti:

Romeo Benetti

Gabriele Oriali

Gennaro Gattuso

Antonio Conte

Damiano Tommasi