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gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla. 

Quest’oggi parleremo di uno dei centrocampisti che hanno fatto grande la nazionale azzurra negli anni ’90, un personaggio protagonista di alcune controversie ma che molti ricordano quantomeno con rispetto. Dino Baggio nasce a Camposampiero il 24 luglio 1971, e muove i primi passi nel campo del Tombolo, in provincia di Padova. Ad appena 13 anni viene notato dal Torino, con il quale fa tutta la trafila della giovanili fino ad arrivare in prima squadra, con la quale esordisce in Serie A il 9 settembre 1990.

dino baggio

Quelli sono i tempi di un ben più celebre Baggio, Roberto, un fuoriclasse assoluto che nel frattempo sta incantando Firenze: i due non sono assolutamente parenti, nè cugini alla lontana. Nel 1991 riceve la chiamata di Borsano, allora dirigente del Torino, che gli chiede se vuole accettare il trasferimento alla Juventus.

MORDI E FUGGI Il centrocampista, che ha tifato per i bianconeri sin da piccolo, è molto felice: va tutto bene, conferenza stampa e presentazione con la maglia. Dopo pochi giorni, però, c’è la doccia gelata: Boniperti lo chiama e gli dice che per quell’anno avrebbe giocato in prestito all’Inter. Il giocatore, deluso, capisce: è stata la pedina per far tornare mister Trapattoni in bianconero. Dopo un anno torna a Torino, dove l’allenatore gli fa girare un pò tutto il campo: all’occorrenza gioca terzino sinistro, ruolo che pare non disdegnare. Con la Juve vince una Coppa Uefa, segnando ben 3 reti nel doppio confronto col Borussia Dortmund, però la sua avventura con la sua squadra del cuore dura poco: nel 1994 viene ceduto al Parma, ma prima c’è il mondiale negli Stati Uniti, nel quale viene convocato da Arrigo Sacchi all’età di 22 anni.

USA 94 Il girone del mondiale inizia male, anzi, malissimo: perdiamo 1-0 con l’Irlanda, e siamo costretti ai 3 punti contro la Norvegia. Dopo appena 10 minuti Pagliuca si fa espellere uscendo fuori area, e ad essere sostituito per fare entrare il secondo portiere è il fuoriclasse Roberto Baggio, scelta contestata da tutti gli italiani. Quando tutto sembrava perduto, su un cross dalla sinistra, arriva Dino, colpisce di testa e ci garantisce l’1-0. Sappiamo tutti come è finita la competizione, con l’Italia sconfitta in finale dal Brasile, il rigore sbagliato da Roberto, ma in pochi si ricordano che, senza il buon Dino, quella finale non ci sarebbe proprio stata. Per chi ha la memoria più corta, o chi non era ancora nato, vi riportiamo il video della fase a gironi:

FURORE A PARMA In quegli anni il Parma è una delle maggiori forze del campionato: con i gialloblu Dino vince una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa. La sua carriera procede spedita, fino ad un episodio che in molti ricordano bene: 9 gennaio 2000, Parma-Juventus. L’arbitro Farina commette diversi errori a favore dei bianconeri, fino ad arrivare ad un intervento, duro ma non cattivo, di Baggio su Zambrotta, che costa il rosso al giocatore emiliano. Come scritto nella sua biografia, Gocce su Dino Baggio, “nel contesto passionale di una partita l’adrenalina scorre a mille, le sensazioni si confondono e le emozioni prendono il sopravvento“: uscendo Dino sfrega il pollice contro l’indice, a mimare chiaramente il gesto dei soldi.

IL FINALE DI CARRIERA Da quell’episodio, la sua carriera è radicalmente cambiata: viene punito con 6 giornate di squalifica e una multa di 200 milioni di lire. Perde la nazionale e viene ceduto alla Lazio, verso la quale intenterà anche una causa per mobbing, e viene ceduto in prestito prima al Blackburn e poi all’Ancona.

Un triste finale di carriera per uno dei centrocampisti più famosi degli anni ’90, finito nel dimenticatoio e ritiratosi nel 2009 indossando di nuovo la maglia del Tombolo. Il suo libro, scritto a quattro mani con Marco Aluigi, è un invito a non farsi mai mettere i piedi in testa, perchè, come riportato

“Un uomo può essere un campione ma non tutti i campioni sono uomini”

-Dino Baggio

Episodi Precedenti:

Romeo Benetti

Gabriele Oriali

Gennaro Gattuso

Antonio Conte

Damiano Tommasi

Salvatore Bagni

Paul Scholes

Marcelo Zalayeta