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Nuovo “colpo di testa” del centrocampista del Milan in Nazionale: litiga con il c.t., non ha intenzione di chiedere scusa e, ora, rischia il Mondiale.

Che Sulley Muntari abbia un carattere focoso è cosa nota. Il calciatore ghanese ha fatto notare questa sua indole in diverse circostanze nelle squadre in cui ha militato. In Nazionale però, il rossonero, sembra superarsi.

Secondo quanto riferisce Finder Sports, sostituito a metà ripresa con il suo Ghana tranquillamente in vantaggio sul Lesotho (in una gara valida per le qualificazioni al prossimo mondiale), Muntari è andato in escandescenza, rivolgendo espressioni ingiuriose al tecnico Kwesi Appiah mentre abbandonava il terreno di gioco dirigendosi direttamente negli spogliatoi. La discussione è poi proseguita negli spogliatoi e, nel dopo gara, il centrocampista del Milan si è rifiutato di scusarsi. La sua assenza nel prossimo match di qualificazione con lo Zambia (decisivo visto che il Brasile d’Africa ha un solo punto di vantaggio sui futuri avversari) pare certa, ma non è da escludere che Sulley con l’ennesima bravata si sia giocato il posto nel caso di qualificazione a Brasile 2014.

Eh sì, non è la prima volta che Muntari incappa in episodi del genere con la sua nazionale. Già nel 2004 venne convocato per le Olimpiadi di Atene ma, il giorno prima dell’esordio del Ghana, venne allontanato dal c.t. della nazionale, Mariano Barreto, per motivi comportamentali e sostituito poi da Pimpong. Nel 2010 poi, i suoi atteggiamenti irrispettosi gli costarono la convocazione in Coppa d’Africa: il c.t. Milovan Rajevac punì il ghanese poichè non rispose ad una convocazione per un amichevole, considerando più importanti i suoi impegni con l’Inter. Sempre nel 2010 , infine, venne nuovamente escluso dalle convocazioni per alcuni incontri di qualificazione alla Coppa d’Africa 2012, sempre per motivi disciplinari.

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Nato nel 1988 a Campobasso e folle tifoso dei Lupi molisani, nei ritagli di tempo tra una partita e l'altra mi sono laureato in Cooperazione Internazionale a Bologna. Devoto a Mágico González, Jay-Jay Okocha e Carletto Mazzone, amo il calcio minore e le tante microstorie che si celano dietro una semplice partita di "pallone".