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Il Bayern Monaco 1973-74 con i due trofei.

Tutti noi abbiamo ancora negli occhi le straordinarie gesta del’attuale Bayern Monaco. Un  Bayern straripante, in grado di vincere qualsiasi competizione cui abbia preso parte tanto da spingere molti a definirlo il Bayern Monaco più grande di sempre. Calma. L’ultimo Bayern, quello di Jupp Heynckes, è stato una macchina perfetta, è fuor di dubbio, ma chi dice che questo è il Bayern più forte di sempre ne dimentica uno di Bayern. Anzi, dimentica il Bayern Monaco. Quello che poteva contare su giocatori del calibro di Beckenbauer, Rumenigge, Gerd Muller. Quello che ha dominato il mondo negli anni’70, i più svegli avranno già capito che si sta parlando del Bayern Monaco più forte di ogni epoca.

E’ il 1970, l’Europa è in pieno clima sessantottino, il mondo della musica è ancora scosso dalla rottura dei Beatles, fioccano basettoni e pantaloni a zampa di elefante, Neil Armstrong ha da poco messo piede sulla luna. Ebbene tra tutto ciò passa quasi inosservato l’ingaggio da parte del vulcanico presidente del Bayern Monaco,Willy Neudecker, di un nuovo allenatore. Si tratta di un trentacinquenne tedesco dell’Ovest, si chiama Udo Lattek e, particolare da non sottovalutare, non ha mai allenato una squadra di calcio. Deve essere facile immaginarsene la faccia quando, arrivato per la prima volta a Sabener Strasse, l’allora nuovissimo centro tecnico del Bayern, si trovò di fronte alcuni volti noti come quelli del portiere Sepp Mayer, del jolly Paul Breitner, del grande centravanti Gerd Muller e, soprattutto quello del Kaiser: Franz Beckenbauer.

Gerd Muller e Franz Beckenbauer.
Gerd Muller e Franz Beckenbauer.

La prima stagione in Baviera va abbastanza bene, è vero il Bayern in campionato arriva solo secondo  ma porta a casa la coppa di Germania battendo il Colonia in finale. Le cose sarebbero migliorate, e di molto, nelle stagioni successive. I rossi di Germania riescono, infatti ad accaparrarsi tre edizioni consecutive della Bundesliga dal ’72 al ’74. A proposito, avviso ai naviganti, tenete bene a mente questo numero, il tre, perché presto ricorrerà ancora. Nella prima delle tre Bundes consecutive, la 71-72, il Bayern si gioca fino all’ultimo il titolo con lo Schalke 04. La questione viene risolta all’ultima giornata a Monaco di Baviera, in uno stadio nuovo, l’Olympiastadion, aperto in anteprima per l’occasione (le olimpiadi ci sarebbero state solo qualche settimana dopo), da un perentorio 5-1 che fa del Bayern Monaco la squadra campione di Germania e di Gerd Muller il capocannoniere del torneo con il “misero” bottino di 40 reti segnate. Di gran lunga più facile è stato conseguire il secondo titolo nazionale consecutivo nella stagione 72-73 in cui il Bayern stravince staccando il Colonia di ben undici lunghezze . L’esatto opposto  della Bundesliga 73-74 in cui gli uomini di Lattek la spuntano all’ultima giornata per un solo punto sul Borussia Mönchengladbach di Jupp Heynckes, sì proprio lui che avrebbe fatto la storia del Bayern una quarantina di anni dopo all’epoca si guadagnava da vivere segnando caterve di gol.

Gerd Muller alza al cielo di Bruxelles la coppa dei Campioni.
Gerd Muller alza al cielo di Bruxelles la coppa dei Campioni.

Ma la stagione 73-74 non sarà ricordata solo per la terza Bundesliga consecutiva, anzi saranno in pochi a ricordare quella stagione per quel campionato. Il motivo risiede all’infuori dei confini (allora alquanto rigidi) della Germania, in Europa.  Nella coppa dei Campioni di quell’anno Beckenbauer e compagni faticano terribilmente nei primi due turni per liberarsi di Atvidabergs e Dinamo Dresda, ma quarti e semifinali vengono superati agevolmente, rispettivamente contro Cska Sofia e Ujpest. Sulla strada tra il Bayern Monaco e la prima coppa dei Campioni rimane un solo ostacolo, l’Atletico Madrid. La finalissima si gioca a Bruxelles, precisamente all’Heysel che una decina d’anni dopo aumenterà, suo malgrado, la propria notorietà “grazie” a tanto sangue italiano versato. Ma quella è un’altra, drammatica, storia. Tornando a mercoledì 15 maggio 1974, il Bayern parte da favorito ma la partita è brutta e bloccata e scivola lungo i binari dello zero a zero fino ai tempi supplementari per accendersi al 114’ quando Luis Aragones, futuro c.t. della nazionale spagnola all’epoca centravanti Colchonero, porta in vantaggio l’Atletico. Ma l’arcigno difensore Schwarzenbeck tira fuori il Bayern Monaco dalla bara trovando il gol del pari a un minuto dalla fine e garantendo ai suoi la ripetizione della partita, visto che all’epoca la possibilità di assegnare una coppa ai calci di rigore non veniva nemmeno considerata.  Tre giorni dopo il Bayern non ha più paura e asfalta letteralmente gli spagnoli che soccombono per 4-0 sotto le doppiette di Uli Hoeness e di Gerd Muller che portano in Baviera la prima coppa dei Campioni della storia del calcio tedesco.

Il Bayern Monaco 1973-74 con i due trofei.
Il Bayern Monaco 1973-74 con i due trofei.

Quell’estate la Germania dell’Ovest, imbottita di giocatori del Bayern, vince la coppa del Mondo. Il livello di fame dei campioni d’Europa e del Mondo cala drasticamente e i risultati si vedono. Il Bayern abdica dal tetto di Germania dopo tre anni chiudendo il campionato 74-75 addirittura al decimo posto in una Bundesliga dominata dal Gladbach. Piazzamento che costa la panchina a Lattek, il quale durante la sosta invernale si narra sia andato a parlare col presidente Neudecker evidenziando la necessità di cambiare qualcosa nella squadra. Il vecchio Willy gli dà ragione e attua subito dei cambiamenti: a partire dall’allenatore. Al posto di Lattek viene chiamato Dettmar Kramer, un vero Marco Polo del calcio nel cui curriculum figurano i nomi di nazionali come Giappone, Egitto e Usa. Eredita una squadra staccata in campionato ma ancora in corsa in Europa. Le notti europee, infatti, fanno ancora venire la bava alla bocca ai bavaresi . Kramer supera quarti e semifinali contro Ararat Yerevan e Saint-Etienne mettendo i campioni d’Europa nelle condizioni di difendere il titolo il 28 maggio, a Parigi contro il Leeds United dello “Squalo” Joe Jordan. La finale non è materiale per esteti, il Bayern di Kramer gioca all’italiana. Catenaccio e contropiede che, però, portano ai gol di Franz Roth e del solito Gerd Muller che lasciano i drappi rossi attorno alle grandi orecchie della coppa dei Campioni. Il Bayern è ancora sul tetto d’Europa.

L'esultanza al gol di Franz Roth.
L’esultanza al gol di Franz Roth.

L’anno prima uno dei senatori della squadra, Paul Breitner, aveva salutato la compagnia per accasarsi al Real Madrid. Il suo posto veniva preso da un ragazzino di nome Karl Heinz Rumenigge che nella trionfale stagione del bis europeo si era appena affacciato in prima squadra ma, quella successiva lo avrebbe visto protagonista assoluto. Nei confini tedeschi il Bayern si risolleva fino al terzo posto ma deve arrendersi  al solito Mönchengladbach e all’Amburgo. Ma dopo lo storico tris in Bundesliga, in Baviera si stanno facendo stuzzicare da un’idea tanto ambiziosa quanto difficile: diventare la prima squadra nella storia del calcio a vincere tre coppe dei Campioni consecutive. E’ questa la motivazione fortissima che anima le leggende del Bayern quell’anno e che li porta a sbarazzarsi di Malmoe e Benfica  nei primi due turni di coppa. In semifinale è il turno del Real Madrid dell’ex Breitner che viene steso dal due a zero dell’Olympiastadion che porta i due volte campioni d’Europa dritti dritti in finale ad un solo passo dalla leggenda. Quel passo ha le sembianze note del Saint Etienne ed è da compiere in terra scozzese,precisamente a Glasgow, per i più pignoli ad Hampden Park. E’ ancora Franz Roth, abbonato ai gol in finale, a far suonare le cornamuse bavaresi a festa e far entrare quel Bayern Monaco nella storia del calcio, nella leggenda della coppa dei Campioni. Ancora oggi, Bekenbauer, Gerd Muller, Sepp Mayer, Uli Hoeness e tutti gli altri possono dire di essere stata una delle tre squadre di calcio di ogni epoca ad aver vinto tre coppe dei Campioni consecutive (a proposito, ricordate la storiella del numero tre?) alle quali si aggiungerà anche l’Intercontinentale dell’anno dopo. Ebbene dopo questa storia, antica e leggendaria, siete ancora convinti che il Bayern Monaco 2013 sia il più forte di sempre?

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