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nobili decadute

Ci sono squadre che hanno incantato. Storie nelle storie. Favole, imprese, record che non portano la firma delle solite note. Squadre di provincia capaci di far sognare intere città e, spesso, intere regioni. Questa rubrica si propone di effettuare un tuffo all’indietro nel tempo, ripercorrendo la storia di società dal glorioso passato piombate ora nell’anonimato e invischiate nelle categorie inferiori. In questo spazio vi mostreremo che fine hanno fatto, sperando che i mitici anni 80/90 del mondo del calcio vi sembrino, dopo averci letto, meno lontani.

Il secondo articolo della nostra rubrica lo dedichiamo ad una squadra che fece letteralmente impazzire una regione intera, la Calabria. La squadra di una città che si nutre di pallone, visceralmente attaccata ai propri colori. 7 stagioni in A, una finale di Coppa Italia, personaggi d’altri tempi come il baffuto bomber Palanca: amici di Maidirecalcio, vi presentiamo la storia del Catanzaro.

catanzaro

Il calcio nella “città dei tre colli” comparve sin dall’inizio del XX secolo. Nacquero diverse società che diederò vita a partite poco più che amatoriali. La prima, in ordine di tempo, fu la “Juventus”, sulle cui ceneri sorse la “Vittorio Emanuele II”. Dalla dissoluzione di quest’ultima poi, nel 1919, nacque la “Scalfaro”, società protagonista di un’epica partita che viene tutt’ora ricordata dai catanzaresi e che diede il là alla nascita di una vera e propria società professionistica.

Maggio del 1923. La squadra catanzarese era attesa a Cosenza. I giocatori viaggiavano alla volta della città cosentina a bordo di due camion. Uno dei due si ruppe: metà della squadra, a bordo del camion incidentato, proseguì a piedi fino a Cosenza scortata da numerosi tifosi, presenti sullo stesso veicolo. Nonostante fossero arrivati pochi istanti prima del match, provati dal lungo percorso a piedi, i giocatori della “Scalfaro” riuscirono ad imporsi per 2-1 in una partita indimenticabile per gli sportivi del capoluogo calabrese. Proprio questo successo funse da stimolo alla costituzione della prima società professionistica della città: l’Unione Sportiva Catanzarese che nacque nel 1927 dalla fusione tra la “Scalfaro” e la “Giulio Braccini” (un’altra società sportiva del luogo), anche se, ufficialmente, la fondazione della società viene fatta risalire al 1929. I colori scelti per le divise furoni sin dagli inizi il giallo e il rosso. Lo stemma rappresentato da un’aquila imperiale.

Già nella stagione 1932-33 la Catanzarese raggiunse la prima storica promozione in serie B guidata dall’ungherese Ketzers, grazie ad un gioco innovativo per l’epoca e definito, in omaggio alle origini del tecnico, gioco “danubiano”. Dopo 4 anni contraddistinti da un continuo “ascensore” fra B e C, la Catanzarese attraversò un periodo di gravi difficoltà economiche che la portò ad abbandonare la serie C e a disputare un campionato regionale fino alla sospensione delle attività nel ’39, in seguito allo scoppio della guerra.

Alla fine delle ostilità, nel ’45, la società ricomparve sulla scena con il nome di Unione Sportiva Catanzaro e, dopo una promozione d’ufficio in B seguita dall’immediata retrocessione, stazionò fino alla stagione 1958/59 in serie C.

LA SVOLTA CERAVOLO Spartiacque della storia calcistica catanzarese fu l’avvento al timone della società, nel 1958, di un avvocato del

Nicola Ceravolo, il presidente della svolta.
Nicola Ceravolo, il presidente della svolta.

luogo con l’hobby del pallone: Nicola Ceravolo. Con pochi mezzi ma tanta passione, l’avvocato attuò una gestione societaria in cui il rispetto dei ruoli la faceva da padrone: gli acquisti si rivelarono dei veri e propri affari e, uniti al modo paterno in cui Ceravolo trattava i suoi giocatori, permisero al Catanzaro di spiccare il volo. Il 7 giugno del ’59 con il pareggio a Roma contro la Fedit, il Catanzaro, seguito da circa tremila tifosi e magistralmente guidato da Piero Pasinati, vinse il campionato di serie C con una lunghezza sui rivali del Cosenza, approdando in serie B dove si stabilizzò per 12 anni di fila.

LA FINALE DI COPPA ITALIA Il risultato di maggior prestigio raggiunto dai giallorossi in quegli anni non è legato ad un successo in campionato. Nella stagione 1965/66 la squadra, allenata dal “sergente di ferro” Dino Ballacci, fu protagonista di una strepitosa Coppa Italia. I calabresi andarono oltre ogni aspettativa e, nonostante militassero in serie B, arrivarono a contendersi la Coppa in finale contro la Fiorentina. A cadere sotto i colpi delle Aquile furono: Messina (2-0 con doppietta di Bui), Napoli (1-0), Lazio (3-1), Torino (4-1 ai rigori) e Juventus (memorabile vittoria dei giallorossi: 2-1 a Torino grazie alla doppietta di Tribuzio). Tra il Catanzaro e la storia si pose la Fiorentina.

Il 19 maggio 1966 l’Olimpico di Roma era gremito da catanzaresi giunti nella capitale da ogni parte d’Italia. Il Catanzaro attuò il suo solito gioco sbarazzino e spavaldo, rispondendo al gol di Hamrin con la rete di Marchioro. La gara si chiuse sull’1-1 e anche i tempi supplementari trascorsero velocemente con il medesimo risultato che avrebbe condotto alla ripetizione dell’incontro. A 6 minuti dalla fine però, l’arbitro, il romano Sbardella, assegnò ai viola un rigore considerato dai più inesistente. Bertini lo trasformò, portando i suoi al trionfo e le centinaia di tifosi giallorossi alla disperazione.

Il raggiungimento di questa finale da parte del Catanzaro, nonostante la mancata vittoria, rimane indelebilmente scolpito nella storia del calcio nostrano. Questa la formazione che disputò praticamente tutti gli incontri di Coppa, portando una città a toccare il cielo con un dito: Provasi, Marini, Lorenzini, Maccacaro, Tonani, Sardei, Vanini, Marchioro, Bui, Gasperini e Tribuzio.

LA PROMOZIONE IN SERIE A A soli 5 anni di distanza dall’incredibile performance in Coppa Italia, i giallorossi centrarono la prima, storica, promozione in serie A. In un crescendo di entusiasmo e commistione fra squadra e tifoseria, il Catanzaro, abilmente guidato da Gianni Seghedoni, fu autore di una stagione straordinaria culminata con la vittoria contro il Bari nello spareggio promozione di Napoli. A decidere l’incontro fu un gol di Angelo Mammì a pochi minuti dal termine.

Mammì svetta di testa e realizza uno dei gol più importanti della storia del Catanzaro: 1-0 al Bari e giallorossi in Serie A per la prima volta.
Mammì svetta di testa e realizza uno dei gol più importanti della storia del Catanzaro: 1-0 al Bari e giallorossi in Serie A per la prima volta.

 

Il Corriere dello Sport celebra la promozione dei calabresi.
Il Corriere dello Sport celebra la promozione dei calabresi.

Una città intera impazzì. I festeggiamenti durarono giorni in uno stato di euforia irrefrenabile: un tifoso percorse la città in ginocchio per assolvere il suo voto, ad esempio, e, sempre per rendere l’idea, una A giallo-rossa innalzata per celebrare la promozione, su Corso Mazzini, rimase al suo posto per diversi mesi. I giornali titolavano “Catanzaro in A: è la fine del mondo”.

L’anno successivo il Catanzaro retrocesse, ma non fu una stagione deludente. Diverse grandi prestazioni, unite ad un grande cuore messo in campo dai giocatori in ogni partita, resero l’annata comunque indimenticabile. La gioia più grande della stagione per i tifosi calabresi fu la vittoria contro la Juventus. Ancora un gol di Angelo Mammì, con un tuffo di testa allo scadere, regalò ai giallorossi la prima vittoria in serie A. Lo stadio impazzì ed è esilarante quanto accadde in tribuna stampa quando un tifoso raggiunse Ameri. Ecco la radiocronaca del gol con il buffo contorno:

“Siamo al secondo tiro dalla bandierina, è ancora una volta Braca che si incarica di effettuare il tiro, parte in questo momento il tiro rasoterra…… RETE, ha segnato il Catanzaro, tocco di testa di Mammì… Mammì ha sorpreso tutti buttandosi in tuffo ed ha segnato. Il Catanzaro ha segnato a circa sei minuti dalla conclusione. Ecco che la folla è in delirio e qualche spettatore si affaccia…”

A questo punto si udì  indistintamente un urlo (“Gooool”)  che Ameri commentò così:

“Un tifoso, addirittura, è voluto entrare nella nostra cabina ed ha gridato … l’entusiasmo, voi comprenderete…. il goal che segna il Catanzaro…. è molto tempo che la squadra non segnava ed il pubblico è in delirio . Quindi a cinque minuti dal termine Catanzaro 1 Juventus 0…. a voi Bergamo”.

Nell’estate successiva l’entusiasmo, nonostante la retrocessione, non si spense e il Catanzaro si recò negli Stati Uniti per disputare un tournée estiva che li vide affrontare anche il Santos di Pelè per un’altra giornata memorabile del calcio catanzarese.

DI MARZIO E DI NUOVO LA A L’ennesima intuizione felice di Ceravolo si chiamò Gianni Di Marzio. Il mister napoletano, poco noto fino ad allora, riuscì a creare una perfetta alchimia fra città e squadra, conducendo il Catanzaro a lottare immediatamente per il ritorno in A. Claudio Ranieri, Nemo, Vichi e, soprattutto, l’astro nascente Palanca furono gli uomini cardine della squadra calabrese. Nella stagione ’74-75 i giallorossi persero per uno a zero lo spareggio decisivo contro il Verona a Terni: questa sconfitta conferì ancor più rabbia all’undici di Di Marzio che, l’anno dopo, grazie alle reti della coppia Improta-Palanca, tornò in A.

Anche in questo caso però il sogno durò poco e il Catanzaro retrocesse a causa di alcune scelte di mercato che si rivelarono errate e, anche, per diversi problemi finanziari che erano emersi in seno alla società. Di Marzio coronò il suo sogno di allenare il Napoli lasciando Catanzaro. La squadra venne in buona parte rifatta e affidata a Giorgio Sereni che, grazie alla coppia Rossi-Palanca (28 goal in due), riportò immediatamente le aquile in A per la terza volta.

5 ANNI DI A E FINE DELL’ERA CERAVOLO Questa volta il Catanzaro rimase in A per 5 anni. Ceravolo, all’ennesima intuizione giusta, affidò la panchina al verace Carletto Mazzone per la stagione ’78-79. Il tecnico romano, aiutato da una campagna acquisti finalmente incisiva (vennero acquistati Saldini, Turone e Braglia, fra gli altri), chiuse al nono posto raggiungendo la semifinale di Coppa Italia dove venne sconfitto dalla Juve. Fu questa l’ultima stagione con l’avvocato Ceravolo alla guida della società: un ventennio che è e sembra destinato a rimanere come il periodo di massimo splendore per il calcio catanzarese. Il “presidentissimo”, molto amato dai suoi concittadini e dai suoi collaboratori (inclusi i calciatori), venne sostituito da Adriano Merlo, imprenditore a capo del gruppo che deteneva la maggioranza delle quote societarie.  A Nicola Ceravolo è stato intitolato lo stadio cittadino.

Le gestione Merlo si aprì con una retrocessione e un successivo ripescaggio a seguito della retrocessione a tavolino di Milan e Lazio per il calcioscommesse. Il pericolo scampato fu utile alla società per capire dove intervenire e venne creato un team con alcuni acquisti di spessore (Massimo Mauro, Borghi, Sabato ecc.ecc.), guidato da Tarcisio Burgnich e Bruno Pace poi. Il Catanzaro fu autore dei due suoi migliori campionati chiusi con un ottavo e un settimo posto (nonostante la partenza verso Napoli, nel secondo anno, di bomber Palanca). Nella stagione ’81-82, poi, il Catanzaro arrivò a giocare un’altra semifinale di Coppa Italia, venendo fermato solo dall’Inter. Numerosi, in questi anni, i successi contro squadre blasonate. Sotto i colpi del Catanzaro caddero: Juve, Milan (nell’ ’81-82 sia all’andata che al ritorno), Lazio (più volte, clamoroso il 5-0 dell’87-88), Roma (celebre l’1-3 all’Olimpico) e Torino. A mettere la firma su tutte queste vittorie giallorosse è stato sempre un baffuto attaccante di 169 centimetri, Massimo Palanca.

I folti baffi di Massimo Palanca: un marchio di fabbrica
I folti baffi di Massimo Palanca: un marchio di fabbrica

IL PERSONAGGIO Marchigiano classe ’53, Massimo Palanca fu il vero idolo di un’intera generazione di tifosi. A Catanzaro in due periodi (dal ’74 all’ 81 e dall’ 86 al ’90) in 332 presenze realizzò 115 gol.

Il tabellone dell'Olimpico: ennesima tripletta per bomber Palanca
Il tabellone dell’Olimpico: ennesima tripletta per bomber Palanca

Soprannominato O’Rey, raggiunse notorietà a livello nazionale soprattutto per la sua abilità nel realizzare reti direttamente da calcio d’angolo: ne realizzò ben 13 in carriera, tutti di sinistro. La più famosa fu certamente quella dell’ Olimpico in Roma-Catanzaro 1-3 dove, fra l’altro, realizzò una tripletta.Dopo essere stato capocannoniere in C ed in B con la maglia giallorossa ed aver realizzato ben 13 reti nella miglior stagione del club in A (1980/81), Palanca si trasferì a Napoli, Como e Foligno senza trovare fortuna. Tornato a Catanzaro a 33 anni, portò la squadra nuovamente in B con 17 reti in 29 partite e sfiorò la A nell’anno successivo. Chiuse la sua carriera contro il Barletta a 38 anni in una partita che sancì la retrocessione del Catanzaro. Per lui, però, furono solo applausi.

GLI ANNI BUI, L’ILLUSIONE E IL FALLIMENTO Dopo le due migliori annate, il Catanzaro si sciolse, a sorpresa, come neve al sole. Due improvvise retrocessioni consecutive (stagioni ’82-83 e ’83-84) portarono il Catanzaro in serie C, 25 anni dopo l’ultima volta. Merlo, aspramente contestato, passò la mano: a rilevare la società con un blitz fu un imprenditore pugliese, Pino Albano, che si assicurò la collaborazione di consiglieri della vecchia società, epurati dalla gestione Merlo, come lo storico presidente Ceravolo. Il goleador catanzarese Pino Lorenzo, sotto la sapiente guida di Giovan Battista Fabbri, trascinò i giallorossi in B in un’annata entusiasmante.

Entusiasmante di certo non fu il ritorno in B seguito da un’immediata retrocessione. Albano non si arrese e rilanciò: prese un vecchio volpone della categoria come allenatore (Tobia) e acquisto giocatori che rappresentavano un lusso per la categoria: Zunico, Tavola, Chiarella e, soprattutto, il mai dimenticato bomber Palanca. La  promozione fu una conseguenza e, stavolta, nella stagione ’87-88 il campionato di serie B venne onorato alla grande grazie, soprattutto, al tecnico Vincenzo Guerini che condusse le aquile a un passo da una clamorosa promozione.

L’annata successiva, chiusa con un undicesimo posto sotto la guida di Burgnich prima e Di Marzio poi, funse da preambolo al crollo: due retrocessioni di fila relegarono il Catanzaro in C2, categoria dove rimase per 14 anni. Nel ’95 Albano lasciò lamentando una scarsa collaborazione del tessuto sociale catanzarese e la società venne acquisita da Giuseppe Soluri e poi da Giovanni Mancuso. In questi anni i giallorossi persero due semifinali play-off contro il Benevento e due finali, entrambe potendo godere del ritorno fra le mura amiche (rispettivamente contro Sora e Acireale).

Il tabellone dell'Olimpico: ennesima tripletta per bomber Palanca
Il tabellone dell’Olimpico: ennesima tripletta per bomber Palanca

Nonostante la sconfitta nella finale con l’Acireale comunque, nel 2002/2003, il Catanzaro venne ripescato in C1 e, l’anno dopo, guidato da bomber Giorgio Corona, vinse il campionato sotto la presidenza Parente. Magica, in quell’annata, fu l’ultima di campionato: sul neutro di Ascoli 15.000 calabresi spinsero il Catanzaro al successo contro il Chieti (2-1) e alla promozione in B. Nonostante un Corona sempre in gol anche nella categoria superiore, il Catanzaro fu protagonista di due annate di B disastrose. Già nella prima giunse la retrocessione e, il successivo ripescaggio, ebbe come unico effetto il prolungare di un anno l’agonia dei tifosi calabresi, con la squadra del capoluogo nuovamente retrocessa a fine stagione e definitivamente dichiarata fallita nell’estate seguente.

SITUAZIONE ATTUALE Grazie al Lodo Petrucci  il Catanzaro poté iscriversi in serie C2 con il nome di Catanzaro Football Club. Dopo 5 anni, dove il miglior risultato fu una finale play-off persa contro la Cisco Roma, il Catanzaro fallì per la seconda volta e venne rilevato, nel 2011, dall’imprenditore reggino Giuseppe Cosentino che acquistò lo storico marchio dell’U.S. Catanzaro. Al primo tentativo, nella stagione 2011/2012, il nuovo presidente ha riportato le aquile in Prima Divisione, puntando tutto su un tecnico emergente come Ciccio Cozza. Nella stagione appena conclusa, poi, la salvezza è stata acquisita a 2 giornate dal termine grazie al tecnico Fulvio D’Adderio, subentrato a Cozza.

Per la prossima stagione il tecnico scelto da patron Cosentino è Oscar Brevi che, in conferenza stampa, è sembrato subito di idee chiare: “Io per carattere sono una persona concreta a cui non piace fare promesse. A me piace mostrare sul campo le mie idee e la mia filosofia di gioco”. I tifosi giallorossi si augurano che sia il trainer giusto per uscire dalla situazione di impasse in cui versa il club da diversi anni e che possa, finalmente, far spiccare nuovamente il volo alle aquile.

Oscar Brevi. Il prossimo anno guidare il Catanzaro sarà compito suo
Oscar Brevi. Il prossimo anno guidare il Catanzaro sarà compito suo