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“Il calcio è strano Beppe”. Quante volte abbiamo sentito il nostro Fabio Caressa pronunciare questa frase? Tante, tantissime, troppe forse. Il fatto è che, per fortuna, è dannatamente vero.

L’ultima consacrazione di questa frase è avvenuta non più di 72 ore fa, in Turchia, quando gli arbitri di praticamente tutte e 4 le gare hanno fischiato la fine dei loro incontri. Cile, Iraq, Ghana e Corea del Sud. Ecco le quattro compagini che si sfideranno a vicenda nei quarti di finale del mondiale di categoria. Fin qui nulla di strano no? Il fatto è che queste squadre hanno rispettivamente eliminato Croazia, Paraguay, Portogallo e Colombia. Grandissime sorprese quindi, sulle quali ad inizio manifestazione nessuno avrebbe mai scommesso un centesimo. Certo il cammino è ancora lungo, ma se la matematica non è un opinione, due di loro si ritroveranno in semifinale e chissà magari approdare alla finalissima che ormai sembra già preclusa a Francia e Spagna. Come già detto questa manifestazione ci ha però fatto capire che nulla è deciso.

Considerazione non da poco, la grande presenza di fazioni provenienti dall’Asia. Iraq, Uzbekistan e Corea rappresentano infatti la grande tenacia e il lavoro di squadra, tipico della cultura asiatica. L’affermazione di queste squadre non passa infatti per la grande tecnica o senso tattico, piuttosto ricorda in toto quello che è stato l’esercito persiano, ordinato, fiero, pronto a colpire e molto stesso sottovalutato. Questo è il vero fulcro del discorso. Sottovalutare l’avversario in qualunque sport a qualunque livello determina uno stato di svantaggio ancor prima dell’inizio della gara. Se poi a questo aggiungiamo la quasi totale inesperienza di praticamente ogni partecipante in gara (i più grandi hanno difatti appena vent’anni) il gioco è fatto. Squadre con il bagaglio tecnico della Colombia non posso infatti perdere contro una realtà modesta come quella coreana. Eppure l’epilogo, seppur in circostanze particolari come nel caso dei rigori, è stato piuttosto netto.

Discorso analogo va affrontato per un’altra sudamericana (un caso che esse eccedano in superiorità?). Il Paraguay è stato infatti eliminato dal piccolo Iraq che durante i supplementari con il giovanissimo Farhan Shukor Tawfeeq (classe ’95) ha infilato il portiere Morel su un bell’invito di Ali Adnan. Il divario forse in questo caso è meno netto rispetto alla sfida precedente, l’ “Albirroja” non è certamente al livello della Colombia, ma rispetto ai “Leoni della Mesopotamia” sono decisamente di un altro livello.

Chiudiamo il terzetto delle sudamericane con il Cile. La “Rojita” è stata l’unica compagine di quel continente che può continuare la sua avventura turca. Castillo e compagni sono riusciti a superare con grande stile un avversario molto temibile come la Croazia, che tra le sue fila conta i vari Livaja e Rebic (sorpresa più che positiva). La forza ne Cile anche in questo caso risiede nella sua mentalità. Non è infatti un caso se il calcio cileno, in questi ultimi anni si stia affermando e molti giocatori di questa nazione rappresentino a pieno lo spirito battagliero del loro paese (Vidal ne è l’esempio lampante). Sembra infatti quasi che i cileni abbiano preso in prestito dai cugini uruguagi quella grinta, la “garra charrua” per intenderci, che ha reso famosa l’ “Albiceleste”. Nei quarti di finale per loro ci sarà il Ghana.

Ultima sorpresa del turno è proprio la squadra africana che, contro ogni pronostico, ha sconfitto il Portogallo di Bruma e co. La partita è stata di un’intensità che non ha nulla da invidiare a partite di nazionale maggiore. Gioco veloce, cambi di fronte improvvisi, perle da ricordare (andatevi a vedere il goal di Ashia). Una partita quindi estremamente divertente e dall’equilibrio più che precario. Il goal ghanese squarcia i lusitani come farebbe un fulmine su di un albero. Gli stessi sono però bravi a rimettersi in pista e sfruttare i cross da destra della catena Iè – Esgaio che gli ha permesso addirittura di andare in vantaggio. I portoghesi non avevano però fatto i conti con la grinta delle “Black Starlets” che hanno acciuffato il pareggio e subito dopo colpito rapidi come leopardi e letali come dei cobra. Una menzione speciale allo juventino Richmond Boakye, entrato al 75° ha prima costruito il pareggio con un movimento da rapace d’area e poi ha colpito personalmente la “Selecção das Quinas”, ormai incapace di reagire.

Ci aspettano ora i quarti di finale, dai quali uscirà sicuramente il nuovo campione del mondo U20. Restate connessi, il Mondiale U20 non ha esaurito le sorprese, e ricordate: “Il calcio è strano!”.