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WAYNE-ROONEY

“Per lui l’importante è sentirsi ancora voluto, amato, sentirsi come se fosse ancora il numero uno”

Queste le parole di Michel Owen, che conosce bene Wayne Rooney  in quanto suo amico prima che ex compagno di squadra. La cessione di Rooney è da mesi sulla bocca di tutti: chi pensava ci fossero problemi tra lui e Ferguson, chi affermava che avesse sofferto l’arrivo di Van Persie, chi era convinto che il suo ciclo al Manchester Utd fosse orma finito. Un campione del genere fa certo gola a molti: a lui si sono interessati PSG, Real Madrid, Barcellona e per ultimi Arsenal e Chelsea. L’addio di Ferguson avrebbe potuto aggiustare le cose grazie all’inizio di un nuovo corso, ma i dubbi sono tornati non appena è stato nominato nuovo manager David Moyes, con cui Wayne aveva avuto più di un contrasto ai tempi dell’Everton.

Addio inevitabile? Sembrerebbe proprio di no. I “Red Devils” hanno organizzato la campagna pubblicitaria per il prossimo anno intorno a lui, facendolo sentire ancora una parte fondamentale del team. Perdipiù l’ “odiato” Moyes ha tranquillamente affermato che senza di lui lo United perderebbe gran parte del suo potenziale e non pensa minimamente di privarsene. Wayne potrebbe aver ritrovato l’affetto che cercava, visto che  Manchester lo chiama al suo dovere di stella del gruppo: non per niente sono arrivati elogi da molti dei suoi compagni, tra cui spicca quello di Shinji Kagawa: Rooney è un giocatore fenomenale, un giorno vorrei diventare come lui. Spero che non vada via“.

Le parole dolci però non servono a molto se a chiamare è Josè Mourinho: Wayne è un giocatore che mi è sempre piaciuto, Stamford Bridge sarebbe perfetta per lui”. Come non cedere alle lusinghe di uno degli allenatori più vincenti del panorama internazionale? Moyes però ha dimostrato di essere stato sincero nella sua dimostrazione di stima: l’ex manager dell’Everton non le ha mandate a dire al portoghese Mourinho può stare tranquillo, Rooney è un nostro giocatore e rimarrà qui”. Ieri il bomber inglese, durante la tournee a Bankok, ha avuto uno stiramento al bicipite femorale ed è dovuto tornare alla base, dove inizierà le terapie per il recupero. Questo infortunio gli permetterà di riflettere, di valutare se la sua attuale squadra lo faccia sentire ancora una stella, oppure se sia arrivato il momento di cambiare aria. Tutto è nelle sue mani e, ancora una volta, più che la stima di manager e compagni, le variabili sono  la volontà e l’ambizione del giocatore