Messina, la sua storia nel segno dei bomber: Schillaci, Zampagna e Riganò

Messina, la sua storia nel segno dei bomber: Schillaci, Zampagna e Riganò

Quarto appuntamento con la nostra rubrica. Dopo la capatina in laguna della scorsa settimana, quest’oggi torniamo a sud. Nel profondo sud. Andiamo a scoprire la storia calcistica della squadra di una città teatro di rivolte ottocentesche, terremoti devastanti e rinascite continue. Spalanchiamo la “porta della Sicilia” e sbirciamo al suo interno: è il turno del Messina.

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Tutto si può dire tranne che a Messina vi sia stata tranquillità da un punto di vista calcistico. AC Messina, US Peloro, US Messinese, ACR Messina, FC Messina e altri ancora… sono stati ben 9 i cambi di denominazione in seno alla società peloritana. Se non è un record poco ci manca. Ma andiamo con ordine.

Il Messina Football Club

Il primo dicembre del 1900 nacque il Messina Football Club, per opera dello studente messinese Alfredo Marangolo appena rientrato da un lungo periodo di studio a Londra, città in cui aveva scoperto il gioco del calcio. La maggioranza dei soci della società erano comunque inglesi impiantati in Sicilia da inizio ‘800, dove avevano creato redditizie attività economiche legate alla presenza di uno dei più importanti porti commerciali del Regno d’Italia (il primo presidente fu, non a caso, Walter Becker, non proprio un messinese purosangue). La prima partita non poté che essere contro i rivali del Palermo: nel capoluogo siciliano finì 3 a 2 per i rosanero, ma fu solo la prima di tante battaglie fra due squadre che hanno dato vita ad una rivalità molto accesa. Ogni anno fra le due contendenti si disputava la Coppa Whitacker, una vera e propria battaglia sportiva così descritta da Arena Capizzi del Giornale di Sicilia che il 28 marzo 1906 scriveva in merito:

Ieri, nel pomeriggio, ha avuto luogo sui prati di San Raineri il match di football fra il Palermo Fbc e il Messina Fbc. La lotta fu subito aspra e accanita e fu vinta 2-1 dai baldi campioni messinesi. Questi incontri si caricano d’agonismo, diventano derbies, partite cioè che esaltano oltre misura chi sta dentro e chi si trova ai bordi del campo”.

Una delle prime formazioni del Messina. I colori sociali non erano ancora il giallo ed il rosso: maglia blu e pantaloncini bianchi.
Una delle prime formazioni del Messina. I colori sociali non erano ancora il giallo ed il rosso: maglia blu e pantaloncini bianchi.

I colori sociali dei peloritani erano ben diversi dal giallorosso attuale. Maglia blu e calzettoni bianchi, questi erano i cimeli riportati in patria da Marangolo e bisognava fare di necessità virù. Il Messina FC diede battaglia fino al 1908, anno in cui il devastante terremoto che distrusse la città uccise molti dei calciatori e dei membri della società, decretando la fine dell’attività calcistica.

Messina e i messinesi però risorsero. Società Ginnastica Garibaldi, Unione Sportiva Messinese, nuovamente Messina Football Club e ancora US Messinese portarono in alto i colori della città dall’immediato primo dopoguerra al 1928 (anno di nascita della più longeva AC Messina), battendosi con grinta in incontri prevalentemente a livello locale. Partite a dir poco accese: celebre l’episodio di un tifoso che, in uno dei tanti derby contro il Palermo, entrò in campo brandendo una bottiglia e venne bloccato dai carabinieri dopo una lunga rincorsa. Nel ’28 dunque nacque l’AC Messina presieduta da Augusto Salvato: in quest’occasione avvenne lo storico cambio d’uniforme, con la maglia che divenne bianca con bordi giallorossi. La squadra, oltre ad essere ricordata per gli storici derby contro l’ US Peloro (la società dei “puri”, poiché vi militavano esclusivamente messinesi), si comportò molto bene nei vari campionati, raggiungendo la promozione in B al termine della stagione 1931-32 e rimanendo in serie cadetta per 6 anni. Poi la retrocessione e lo scioglimento nel ’41 per i noti motivi bellici.

NASCITA DELL’ACR MESSINA

Nell’immediato dopoguerra erano davvero troppe le società presenti a Messina (Peloro, Arsenale,

La curva Nord del "Giovanni Celeste", una vera bolgia.
La curva Nord del “Giovanni Celeste”, una vera bolgia.

Passamonte, Gazzi, US Giostra) che battagliavano in C e nelle categorie minori per un unico posto al sole. La città intera iniziò a pressare per la costituzione di un’unica società che avesse grandi ambizioni e così, alla fine della stagione ’46-47, al termine di una lunga trattativa, nacque l’Associazione Calcio Riunite Messina, club nel quale si riunirono tutte le squadre che avevano dato lustro al calcio messinese. Nel ’48 lo storico stadio del centro siciliano venne intitolato alla memoria di Giovanni Celeste, ex stella e capitano del Peloro, caduto in guerra. Un vero e proprio catino difficile da espugnare che ebbe un’importanza determinante per i successi futuri della squadra. Nel 1950 l’ACR vinse lo spareggio con il Cosenza, grazie alla sagace guida di Oronzo Pugliese, raggiungendo la serie B, categoria che mantenne per 13 anni, sino alla storica promozione in A.

LA PRIMA VOLTA IN A E L’OBLIO

La svolta che cambiò la storia della Messina calcistica fu l’avvento al timone della società dell’avv. Goffredo Muglia che si circondò di persone fidate e costruì una società finalmente solida. La stagione 1962-63 fu un trionfo: guidata da Umberto Mannocci in panchina e da Eugenio Fascetti (ex Juve) e Giampiero Calloni in campo, la squadra vinse il campionato di B, accedendo per la prima volta in serie A. La prima stagione in A ebbe del miracoloso. Dopo un girone d’andata con soli 8 punti, il Messina giocò un girone di ritorno a dir poco strepitoso e, soprattutto grazie al peruviano Benitez giunto dal Milan, risalì la china chiudendo al 14esimo posto. L’anno successivo il Messina non riuscì a ripetersi, retrocedendo in B e dando il via ad una lunga parabola discendente. Al termine della stagione 1967-68 retrocesse in C e nel ’73 (dopo un cambio societario che sancì l’addio di Muglia in favore di Fusco prima e Gulletta poi) finì per la prima volta nella sua storia in serie D. La squadra si divise tra D e C2 fino al 1982-83, nonostante alcune buone stagioni con Franco Scoglio e Bruno Bolchi in panchina.

Figurina Panini: Totò Schillaci e Marco De Simone.
Figurina Panini: Totò Schillaci e Marco De Simone.

I BASTARDI

Nella stagione 1982-83 sotto la guida del tecnico Alfredo Ballarò e del presidente Lamberto Sapone, il Messina vinse il campionato dopo un entusiasmante testa a testa con gli agrigentini dell’Akragas, grazie ai grandi acquisti sul mercato: tra gli altri Antonio Bellopede dal Savoia e il giovane Salvatore “Totò” Schillaci. Passata in mano a Salvatore Massimino nell’84, la squadra dello Stretto tornò in B a 18 anni di distanza nella stagione ’85-86 guidata nuovamente da Franco Scoglio. Una cavalcata trionfale culminata nella trasferta di Benevento con 3.000 tifosi al seguito: 1 a 0 con gol di Schillaci e promozione che divenne cosa fatta la domenica successiva nell’incontro successivo contro il Cosenza. Scoglio soprannominò i suoi uomini i bastardi per via della fame di vittoria e della rabbia che mettevano in campo ogni domenica. Ecco l’undici che riaccese l’entusiasmo in città: Nieri, Napoli, Cei, Venditelli, Rossi R., Bellopede, Schillaci, Orati, Diodicibus, Catalano, Caccia.

Una squadra che esaltò i tifosi giallorossi anche nel primo campionato di B, navigando in zona promozione per tutto l’anno, prima di cedere nel finale e chiudere a 3 soli punti dalla promozione. Dopo il 12esimo posto della stagione successiva, Scoglio venne sostituito da Zdenek Zeman. Una stagione troppo altalenante che vide grandi prestazioni seguite da clamorosi tonfi: l’ottavo posto finale fu una delusione. L’anno successivo iniziò il declino della società di Massimino, sostituito dalla moglie Maria Leone alla guida della società nel 1991. Dopo qualche annata caratterizzata da incertezze economiche ma comunque portata a termine, alla fine della stagione ’92-93, visti i debiti accumulati dalla cattiva gestione societaria e le inadempienze societarie nei confronti della COVISOC e della Lega, la FIGC cancellò il Messina dai campionati professionistici. Un vero e proprio trauma per i tifosi peloritani dopo 46 anni di storia.

Venne comunque riconosciuta alla città la possibilità di iscrivere una squadra nel campionato nazionale dilettanti. Nacquero due società, l’AS Messina e l’US Peloro, club che si trovarono a disputare lo stesso campionato di serie D fino al 1997, quando l’AS retrocesse in Eccellenza mentre il Peloro chiuse al sesto posto diventando la prima squadra della città. Il 17 luglio del ’97 quest’ultima mutò il suo nome e nacque il Football Club Messina Peloro, presieduto da Emanuele Aliotta. Immediato il ritorno in C2 sotto la guida del tecnico Ruisi al termine di un campionato dominato.

LA DOPPIA PROMOZIONE

Nella stagione 1998-99 Ruisi venne sostituito da Stefano Cuoghi.  Ai nuovi acquisti come il cannoniere Torino (25 gol un vero record a fine stagione), Marra dalla Nocerina e Corona dal Milazzo si aggiunsero altri acquisti che fecero fare il salto di qualità alla squadra (Bertoni dal Giulianova su tutti). La squadra incantò, raggiungendo la finale play-off di Lecce contro il Benevento, dove venne sconfitta. Nonostante questa delusione, nella stagione 1999-2000 il Messina disputò il campionato dei record: il direttore sportivo Nicola Salerno portò tra gli altri in riva allo stretto giocatori che nulla avevano a che fare con la categoria come il fantasista Enrico Buonocore dalla Ternana.  19 vittorie, 13 pareggi e solo due sconfitte, miglior difesa del torneo con soli quattro gol subiti e Celeste mai violato da nessuno: la promozione in C1 fu una formalità. Nella stagione successiva, il Messina centrò un’altra clamorosa promozione. Partita in sordina, senza i favori del pronostico, la squadra dello Stretto, puntellata da giocatori come Portanova, Sullo e Godeas e guidata da Carlo Florimbi, perse l’accesso diretto in B all’ultimo respiro nella trasferta di Avellino ma non si arrese. Nei play-off sotto i colpi dei giallorossi caddero Ascoli prima e Catania poi in un accesissimo derby (1-1 all’andata, 1-0 per il Messina al ritorno con gol di Sullo): la promozione in B divenne realtà e la città impazzì di gioia.

http://www.youtube.com/watch?v=b639oK7S5hg

FRANZA E LA A

Nell’estate del 2002 la società venne acquistata dall’imprenditore Pietro Franza che, nel 2004, riportò in A il Messina dopo 39 anni. Il 5 giugno 2004, il Messina battè 3 a 0 il Como in un Celeste stracolmo (fu l’ultima partita disputata nello storico impianto della città) tornando in serie A. Messina si trasformò in Rio per una notte, bandiere giallorosse pendevano da ogni balcone per una festa che durò giorni. Questa la formazione giallorossa che conquistò la promozione: Storari, Zoro, Parisi, Coppola, Fusco, Rezaei, Lavecchia, Mamede, Di Napoli, Sullo, Sosa. Ecco il video anche di quest’altra storica giornata:

La stagione 2004/2005 fu la migliore dell’intera storia messinese. Trascinata in campo dalla collaudata formazione che aveva centrato la promozione e puntellata da acquisti come il bomber Zampagna (tornato in riva allo stretto dopo un anno alla Ternana), Donati, Rezaei, Zanchi e il giapponese Yanagisawa, la squadra centrò un settimo posto da brividi, ad un passo dalla Uefa. L’inizio fu incredibile: al pari di Parma, seguì la vittoria per 4-3 contro la Roma nel nuovo San Filippo, gremito da 35.000 persone. Ma non finisce qui: nella terza giornata il Messina sbancò San Siro, battendo 2-1 il fortissimo Milan in rimonta. La sconfitta con la Juve riportò la squadra con i piedi per terra, ma nel prosieguo l’annata degli uomini di Mutti fu comunque eccezionale. Nel video seguente la perla di Zampagna che decise Messina-Roma: un cucchiaio alla Totti che supera Pelizzoli e decreta il 4 a 3 finale.

LA FINE DEL SOGNO

La stagione successiva non fu altrettanto positiva, anzi. Giunse un’amara retrocessione a causa dellecrescenti difficoltà economiche della famiglia Franza e di un mercato insoddisfacente, poi annullata dal caos Calciopoli che riportò il Messina in A in seguito al ripescaggio. Cambiò poco, al termine della stagione successiva infatti il Messina retrocesse in B, guidato pessimamente da Giordano prima e Cavasin poi, nonostante i gol del bomber Christian Riganò. La serie B 2007/2008 vide il Messina chiudere al 14esimo posto, grazie alle competenze del nuovo Dg Sergio Gasparin che, in una situazione economica insostenibile, riuscì a costruire una buona squadra molto giovane (molti i primavera in campo). Non servì a nulla perchè l’anno successivo Franza non iscrisse la squadra al campionato di B, costringendola alla D e poi al fallimento.

SITUAZIONE ATTUALE

Siamo ai giorni nostri. Nel 2009 nacque l’Associazione Calcio Rinascita Messina che, barcamenandosi tra mille peripezie con diversi cambi di presidenza, ha mantenuto la serie D fino al 12 giugno di un anno fa, quando l’intera società è stata rilevata dal dirigente Pietro Lo Monaco. L’abile dirigente ha vinto subito il suo primo campionato, riportando al termine della scorsa stagione il Messina tra i professionisti, vincendo il girone I della serie D con 76 punti. Guidata dai gol dell’intramontabile Giorgio Corona, 39 anni, la squadra ha  chiuso con 3 punti di vantaggio sulla Nuova Cosenza. L’obiettivo ora è quello di far tornare il Messina agli antichi splendori.