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Keisuke Honda è solo l’ultimo della schiera di calciatori giapponesi venuti a tentar fortuna in Italia

Giappone-Italia. Un binomio che fino a vent’anni fa faceva sorridere se associato al gioco del pallone e che, ora, rappresenta quasi un’abitudine. Un rapporto le cui basi sono state gettate dal 1994, anno dell’acquisto di Kazuyoshi Miura da parte del Genoa.

Il più forte calciatore nipponico dell’epoca giunse in Italia accompagnato dalla fama di bomber implacabile : dopo qualche deludente quanto inspiegabile esperienza in Brasile (Santos, Palmeiras e Cortiba), Kazu ammaliò l’allora presidente rossoblù Spinelli vestendo la casacca dei Verdi Kawasaky, club in cui realizzò 36 gol in un anno. A dire la verità, ciò che ammaliò maggiormente il patron genoano fu il contributo economico che gli promisero degli sponsor giapponesi per ogni presenza fatta dal giocatore. Alla fine furono 21 con un solo gol realizzato. Abbastanza per entrare nei cuori dei tifosi del grifone. Il 4 dicembre del 1994, Miura realizzò il suo unico gol in Italia, una rete inutile visto che arrivò una sconfitta per 3 a 2. La realizzò, però, contro gli “odiati” cugini della Samp. Abbastanza per i tifosi, non per i dirigenti che, l’anno dopo, lo rispedirono in Giappone.

Dopo 4 anni in cui nessun club decise di puntare sui calciatori nipponici, arrivò Gaucci. Il focoso patron del Perugia portò in Italia lo sconosciuto HIdetoshi Nakata, prelevandolo dal Bellmare Hiratsuka. Fu un successo, non solo per le casse del club. Hide si rivelò un talento, mostrando numeri d’alta scuola e una tecnica inaspettata che conquistò subito i tifosi umbri. Già all’esordio stupì l’Italia intera: la doppietta alla Juve nonostante la sconfitta finale per 4 a 3 portò Nakata al centro dell’attenzione di un intero paese.

32 partite e 10 gol la prima stagione. 15 e 2 all’inizio della seconda, prima di passare alla Roma di Capello. Anche nella capitale il nipponico divenne un idolo: nonostante le poche apparizioni, il suo dinamismo e la sua buona tecnica si rivelarono decisive in molte circostanze. Tutti i romanisti ricorderanno la partita contro la Juve al vecchio “Delle Alpi”. Sotto di due gol, Hide entrò al posto di uno spento Totti e prima accorciò le distanze con un tiro da fuori, poi, con un altro destro dalla distanza, costrinse Van Der Sar alla risposta corta ribattuta in rete da Montella. 2-2 finale e Nakata sommerso dall’abbraccio di compagni: fu un pareggio determinante per la conquista dello scudetto. Dopo altri due campionati e mezzo brillanti disputati nel Parma, Nakata chiuse la sua esperienza italiana un po’ sottotono con due annate non indimenticabili a Bologna e Firenze. Poi, dopo un anno al Bolton, in Inghilterra, il ritiro a soli 29 anni.

Nakamura e gli altri

Sull’onda dell’entusiasmo per l’operazione Nakata, nel 1999 un altro presidente abbastanza appariscente, Maurizio Zamparini, portò in Italia Hiroshi Nanami. Appena atterrato in laguna, Zamparini lo presentò ai tifosi come “il calciatore giapponese più forte di sempre”. Dopo un anno in cui in 24 presenze realizzò una sola rete, il giocatore venne rispedito al mittente senza troppi rimpianti. Diversa invece la storia di Shunsuke Nakamura: la Reggina lo acquistò nel 2002, pagandolo 3,5 milioni di dollari e gli assegnò immediatamente la maglia numero 10. Lento come un bradipo ma dai piedi buoni, tanto che divenne ben presto l’addetto ai calci piazzati della squadra, Shunsuke ebbe un impatto devastante con la serie A: 3 gol consecutivi nei primi 3 incontri per un totale di 7 centri a fine campionato. Anche se le due stagioni successive non furono così fortunate, causa numerosi infortuni, Nakamura chiuse dignitosamente l’esperienza italiana con 81 partite e 11 reti prima di passare al Celtic. In Scozia esordì in Champions e in molti ricordano ancora da quelle parti il suo splendido gol su punizione al Manchester United. Dopo una capatina all’Espanyol, il ritorno in patria, agli Yokohama Marinos, club dove detta i tempi ancora oggi, alla non più tenera età di 35 anni.

Come accadde per il post-Nakata, anche il post-Nakamura indusse i dirigenti italiani a cercare qualche altro astro nascente in Giappone. La Sampdoria pensò di aver fatto il colpo dell’anno ingaggiando nel 2003 il 26enne Atsushi Yanagisawa dai Kashima Antlers. Dopo 15 presenze senza che nessuno si accorgesse della sua presenza in campo, Yana si trasferì a sud, al Messina. Un gol all’Acireale il 22 agosto 2004 nella fase a gironi di Coppa Italia e poi il nulla. A fine anno il Kashima lo accolse, nuovamente, a braccia aperte.

Siamo ai giorni nostri. Takayuki Morimoto e Yuto Nagatomo sono nomi noti agli appassionati di serie A. Differenti le loro storie. Sfortunato il primo, acquistato da Catania a soli 18anni dal Tokio Verdy dopo aver battuto una folta concorrenza. Dopo un esordio coi fiocchi (gol del pareggio a Bergamo a 5 minuti dal suo ingresso in campo) ed altre ottime prestazioni, Morimoto si ruppe il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e rimase a lungo ai box. Una volta rientrato in campo ha alternato buoni match a partite troppo anonime: 86 partite e 15 gol in 7 anni di Catania, 4 reti in 18 partite nell’unica parentesi italiana lontano dall’Etna, a Novara. Dal gennaio scorso è in prestito al Al Nasr, club dove ha ritrovato il suo ex compagno Giuseppe Mascara e, pare, lo smalto di un tempo: 6 gol in 11 partite giocate finora parlano per lui.

Bravo e fortunato, invece, Nagatomo. Acquistato nel 2010 dal Cesena dopo 3 anni all’ FC Tokio, ha disputato una parte di stagione iniziale del torneo 2010/11 talmente positiva da meritarsi la chiamata dell’Inter, diventando il primo calciatore giapponese della storia a vestire la maglia del club nerazzurro. Terzino con ottima tecnica e grande fiato, è entrato ben presto nel cuore dei tifosi per il grande impegno e la dedizione profusi in ogni partita. In sordina, Yuto è diventato un titolare della formazione nerazzurra dove ha finora  collezionato 74 presenze condite anche da ben 4 reti.

Vedremo Honda che strada prenderà e cosa si rivelerà. Un valore aggiunto, sulla scia di Nakata, Nakamura e Nagatomo, o un nuovo Nanami? A breve lo sapremo, di certo le casse del Milan già ridono.