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Il telefono. Una delle più utili invenzioni dell’uomo che, talvolta, può cambiare il corso della storia. Almeno, nel caso di Gianluigi Buffon è stato così. Nello scenario della sua Carrara, circondato da blocchi di pregiato marmo, il portiere della Juventus e della Nazionale ha rivelato di essere stato vicino a lasciare il proprio club prima dell’approdo sulla panchina bianconera di Antonio Conte: “Era il maggio del 2011, si era appena conclusa la prima stagione della nuova era Agnelli. Fu una stagione pessima per me e per la squadra. La prima parte di stagione la saltai per infortunio, nella seconda la mia testa era da un’altra parte. Sentivo di aver smarrito il mio senso di responsabilità e ero convinto che fosse arrivato il momento di lasciare la Juventus. Un giorno però squilla il telefono. Era Antonio Conte. Me lo aspettavo. Mi disse frasi importanti e che puntava forte su di me. Ne avevo bisogno, da quel momento in poi ho conosciuto meglio la nuova dirigenza ed ogni screzio è stato superato. Questo ci ha uniti ancora di più e, grazie alla telefonata del mister, ora sono più juventino che mai”.

CAPITAN CHAMPIONS- Senza quella telefonata, oggi, Buffon non vestirebbe la fascia di capitano della Juventus. Un qualcosa che, come ammette lui stesso, lo riempie di orgoglio: “Portare la fascia mi spinge a fare e dare sempre quel qualcosa in più sia dentro che fuori dal campo. E’ per questo che durante la tournée americana ho voluto mettere in guardia i miei compagni dal rischio di avere la pancia piena e continuare ad avere fame di vittorie”. Fame, che dopo due scudetti consecutivi, vorrebbe dire puntare alla Champions League ma, sul punto specifico, Buffon ci va cauto: “Indubbiamente la Juventus è una delle squadre più competitive anche a livello europeo. Purtroppo essere competitivi non basta per vincere la Champions League. La passata stagione siamo stati sfortunati a incontrare il Bayern Monaco già a i quarti. Magari affrontarlo in finale, in una partita secca, avrebbe potuto aprire scenari diversi. In ogni caso, bisogna ammettere che ci sono 3/4 squadre, delle vere corazzate, che ci sono davanti in questo momento. Poi è normale che vogliamo fare il meglio possibile anche per riaffermare il calcio italiano”.

IL CUSCINETTO- Il rapporto tra il tecnico Antonio Conte e lo spogliatoio bianconero è una delle chiavi dei successi di questi anni. In quest’ottica il numero uno bianconero rivela di svolgere un ruolo da intermediario tra squadra e allenatore che permette di raggiungere il giusto equilibrio tra le parti e che spinge tutti a venirsi incontro e dare il massimo: “Se il mister non fosse rimasto alla Juventus sarebbe stato un bel problema. Avrei rinunciato a un paio di settimane di carriera per trattenerlo (ride n.d.r.).  Per quanto riguarda i nostri rapporti è tutto un gioco di equilibri basato su professionalità e intelligenza. Questo può dare buoni risultati si dà se si riceve. Io mi confronto spesso con lui su queste cose. E’ giusto trovare un compromesso e io faccio un pò da cuscinetto tra staff tecnico e squadra”.

POGBA E TEVEZ- Buffon, poi, torna serio quando c’è da parlare dei suoi compagni in particolare di Tevez e Pogba: “Carlos è unico. E’ cattivo, trascina la squadra con le sue doti. Ne avevamo bisogno. Non parla molto a parole ma lo fa tanto con i fatti. Se proprio devo paragonarlo a qualcuno dico che ha la stessa forza nelle gambe di Cassano, perchè non lo sposti mai, e l’estro di Vucinic anche se segna qualche gol in più. Per quanto riguarda Paul fa davvero paura. Tocca a lui decidere se fare una buona carriera o una carriera unica ma mi piace come ragiona. Ha un bellissimo atteggiamento perchè gioca per divertirsi e farsi ammirare. In più è un ragazzo speciale e adorabile e un pò mi rivedo in lui a vent’anni. Anche se lui ha un atteggiamento migliore. Io ero più sbruffone e spesso eccedevo però avevo la stessa voglia che ha lui di di far vedere quanto fossi bravo”.