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Tre passi avanti realizzati a luglio e un passo indietro il 2 settembre. Calciomercato Napoli da descrivere così, in maniera elementare, senza tanti giri di parole. Molte le operazioni positive, tanti esuberi venduti ma una ciliegina sulla torta che non è arrivata. Una ciliegina attesa sia alla voce acquisti che alla voce delle cessioni. Dopo un mercato assolutamente positivo (almeno 7,5 il voto finale) la società azzurra non riesce ad aggiungere quel plus cercato e voluto da tifosi e addetti ai lavori. Presi Pepe Reina, Rafael, Raul Albiol, Callejon, Mertens, Higuain e Zapata. Due portieri, un difensore e ben quattro giocatori offensivi per sopperire alla partenza più dolorosa e difficile da gestire, quella di Edinson Cavani.

Missione compiuta a conti fatti e guardando le prime prestazioni stagionali. L’esterno spagnolo è pedina fondamentale dello scacchiere costruito da Rafa Benitez e ha allontanato in pochi minuti ogni minimo dubbio sul suo rendimento. Tanta corsa, concretezza e pura qualità, una vera zanzara che punge e infastidisce le difese avversarie. Su Gonzalo Higuain parlano i numeri: gol ed assist a grappoli nell’esperienza madridista e l’argentino a Verona ha dato, anche in maglia azzurra, assaggio delle sue qualità. Più uomo squadra rispetto al Matador Cavani, più tecnico e meno spietato, l’attaccante giusto per dare sfogo alle tante bocche di fuoco a disposizione del mister. Poi c’è Dries Mertens ancora poco impiegato ma che viene da due brillanti stagioni con il Psv. Il Napoli insomma riparte da loro e rinforza il pacchetto arretrato con un portiere esperto come Pepe Reina (fondamentale anche la sua funzione di uomo squadra) e Raul Albiol difensore – regista, che imposta l’azione, gestisce palla e blinda la retroguardia. Tutto molto bello, affascinante per certi versi. Un passivo di 12 milioni di euro e il marchio di squadra italiana più “spendacciona” del campionato, ma manca qualcosa. Il Napoli è ripartito da zero, propone un nuovo modulo e affronta le partite con una mentalità completamente diversa, per questo era lecito aspettarsi quell’acquisto che non è arrivato.

Mancava poco, mancava un tassello che ha il volto e i piedi di  un centrocampista, un giocatore di qualità in grado di far saltare in banco per diventare a tutti gli effetti la vera anti – Juve. E invece non è andata così, tutti pronti ad aspettare il botto di fine mercato quando invece De Laurentiis, Bigon e Benitez avevano già deciso. Meglio scommettere su tre giocatori presi in passato e sempre poco considerati dalla vecchia gestione tecnica: Federico Fernandez, Josip Radosevic e Bruno Uvini. Due difensori e un centrocampista roccioso, non gli innesti attesi ma un patrimonio da recuperare e valorizzare. Ne prendiamo atto, ci vuole coraggio ma rispettiamo la scelta e apprezziamo dopotutto la voglia di puntare su qualche giovane e la decisione di risparmiare un tesoretto di 30 milioni per gennaio.

Ma anche sul capitolo cessioni manca la cosiddetta ciliegina. Un’opera di maestria che ha permesso a Riccardo Bigon di piazzare gli innumerevoli esuberi (Dossena, Calaiò, Hoffer, Fideleff, Gargano e addirittura Chavez) e che ha visto negli ultimi minuti del calciomercato l’epilogo finale. Nei siti locali appariva come un vero e proprio miracolo, ma così non è stato. Dare in prestito Marco Donadel completamente gratis e con ingaggio a carico della stessa società è una mossa che non ci aspettavamo. L’idea è di permettere ad un calciatore fermo da due anni, che all’epoca della firma del contratto era un centrocampista di tutto rispetto, di trovare il ritmo partita e di valorizzarlo così da venderlo nella prossima stagione. Mossa non in linea con i parametri economici e finanziari tanto proclamati da De Laurentiis. Una mossa che pesa tanto, ben un milione di euro, quanto lo stipendio del centrocampista ex Fiorentina, mai realmente integrato nell’ambiente napoletano e mai realmente interessato all’avventura partenopea.