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kakàRicardo Izecson dos Santos Leite, detto Kakà, è un giocatore che ha fatto vibrare i cuori dei tifosi rossoneri per 6 anni e che, secondo alcuni, tornerà a deliziare “San Siro”. Ma siamo sicuri che un ennesimo giocatore offensivo, tra l’altro 31enne e reduce da 4 stagioni anonime al Real, sia quello di cui il Milan aveva bisogno?

E così la Champions ha portato, dopo Matri, anche Kakà.

Un nome certamente suggestivo ma che, a mio avviso, non apporterà grandi miglioramenti alla rosa rossonera, rischiando di creare ulteriore confusione lì davanti. Andrò controcorrente ma Kakà non mi pareva certo un’urgenza in casa milanista. Tralasciando le sue condizioni psico-fisiche tutte da verificare e su cui è lecito nutrire più di un dubbio (fa riflettere che persino il suo più grande estimatore, Carlo Ancelotti, lo abbia scaricato senza pensarci su troppo) e il peso che hanno avuto i presumibili introiti commerciali derivanti dall’operazione, analizziamo il suo acquisto sotto una luce puramente tecnica.

Balotelli, Pazzini, El Shaarawy, Matri, Robinho, Niang, Saponara e Kakà più Honda (quest’ultimo da gennaio). Questa la folta schiera di giocatori offensivi che sarà a disposizione di Allegri. Escludendo per un attimo Pazzini che rimarrà ancora per un po’ ai box (ma quando tornerà cosa sarà di lui?) e considerando l’imprescindibile Balotelli, saranno ben 7 i giocatori in lotta per soli 2 posti. Un enormità che si fa fatica a comprendere, soprattutto se la strada intrapresa dal Milan sarà, come sembra, quella del 4-3-1-2 di marca presidenziale, con un trequartista puro alle spalle delle due punte. Nei decisivi preliminari di Champions contro il Psv e nella prima di campionato a Verona, in verità, Allegri ha optato per l’abitudinale 4-3-3, utilizzando sulla destra Boateng (contro gli olandesi) e Niang (contro i veneti). Domenica sera contro il Cagliari “la prima” del nuovo modulo, in cui è stato impiegato come trequartista, con buoni risultati, Montolivo, già in passato sistemato da Prandelli in quel ruolo. Al fianco di Balo Allegri ha scelto Robinho, più abituato a giocare come seconda punta rispetto a quell’ El Shaarawy costretto ad accomodarsi in panchina perché questo nuovo “vestito” non gli calza a pennello. Onestamente sembra davvero un peccato imperdonabile rischiare di disperdere un talento purissimo come quello del Faraone (la cui forza, come noto, è lo sfruttare in velocità gli spazi che si creano sull’esterno, potendo più volte puntare l’uomo, cosa difficile se piazzato troppo vicino alla porta e ad un altro attaccante), in nome di una modifica del sistema di gioco che, in tutta sincerità, non sembrava impellente (anche visti gli ottimi risultati ottenuti lo scorso anno dal tecnico toscano con il vecchio 4-3-3). L’italo-egiziano, fra l’altro, oltre che da Robinho dovrà guardarsi, nell’immediato futuro, anche da Matri, elemento su cui la società ha investito talmente tanto da far dubitare che sia considerato un rincalzo alla stregua di Niang (pur presente in 20 occasioni lo scorso anno).

Dopo l’acquisto di Saponara e quello certo di Honda a gennaio, sembrava che il ruolo di trequartista fosse abbondantemente coperto, considerando sempre la possibilità di schierare anche Montolivo in quella zona e non escludendo l’idea di provare lo stesso El Shaarawy in quella zona del campo. L’arrivo del brasiliano ha invece scombussolato nuovamente i piani e può avere effetti non troppo positivi sul prosieguo della carriera di Saponara, giovane che a questo punto rischia seriamente di trovare poco spazio e di fare la stessa fine di Merkel, tanto per fare un esempio. Anche Honda poi, in presenza di Kakà, sarebbe costretto ad arretrare il suo raggio d’azione agendo da mezzala, cosa che ne limiterebbe le ottime doti offensive. Inoltre Allegri in passato si è più volte dichiarato stuzzicato dall’idea di provare Kakà “alla Pirlo”, ma il De Jong visto in questo primo scorcio di stagione è un giocatore fondamentale per gli equilibri della squadra, destinato a diventare il vero leader della mediana rossonera e a rendersi ancora più utile quando a Milanello giungerà un altro giocatore offensivo come Honda.

Come potrete evincere, dunque, l’acquisto dell’ex Real mi ha lasciato molto perplesso e, personalmente, considero un vero e proprio rischio adattare la squadra alle sue caratteristiche. Ovviamente spero di errare ed è giusto dire che l’intera operazione ha certamente avuto un costo ridotto (9-10 milioni netti per 2 anni): magari Kakà tornerà agli antichi splendori e quest’articolo, tra qualche mese, sarà oggetto di sfottò. Attualmente ritengo però che, aggiungendo qualche milioncino ai soldi spesi per l’ingaggio del brasiliano, la società rossonera avrebbe fatto meglio a puntare su un difensore di livello internazionale in grado di dare ricambio a Zapata (ad esempio Sakho, passato al Liverpool in questi giorni per 17 milioni), oppure su un centrocampista giovane e di prospettiva (Eriksen magari, ormai finito al Tottenham).

Ovviamente Galliani and co. non hanno bisogno di consigli, solo che, ogni tanto, sembrano dimenticare che certi amori, una volta terminati, spesso, è meglio ricordarli con un sorriso, evitando di calcare la mano su una passione sopita.

Ciò che è stato è difficile che si ripeta… o no Sheva?