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E’ un’ afosa mattina d’ aprile quando la tribù locale, in pieno rituale con il costume Igbo, festeggia l’ arrivo di Obi, il primogenito di una famiglia nobile il cui capo famiglia si occupa di trasporti. E’ vivace Igbo, non gli piace mai star fermo, neanche quando raramente piove, perchè attratto dal pallone che i più grandi facevan ruotare tra la fanghiglia, lì, lontano dalle case. A 12 anni, notato da alcuni osservatori stranieri, entra a far parte della Pepsi Football Academy prima e del Plateau United poi, squadre che hanno dato i natali a campioni come Babayaro, Obinna e Obodo che hanno raggiungo prontamente l’ Europa e rappresentato il proprio paese d’ origine.

Ma è ai campionati del mondo finlandesi U17 che fa accorgere tutte le big che uno come lui non bisogna lasciarselo scappare. Il Cape Town non resiste e mette sul piatto un contratto milionario, ma la voglia d’ Europa spinge Mikel verso l’ Europa, precisamente a Lyn (Oslo), in Norvegia, dove ci resterà per due anni giocando 6 partite in campionato. Lì ebbe l’ opportunità di entrare in contatto con la comunità britannica, sfruttando l’occasione per affinare la lingua inglese. Vinto il pallone d’ argento nei campioni del mondo in Olanda, ha scatenato l’ asta da parte delle big di Premier League, che hanno fatto a gara a contattare la famiglia per ottenere il fatidico sì. Messe da parte Tottenham e Wolverhampton, ci è andato vicinissimo lo United all’ acquisto dell’ abile centrocampista, tant’è che con tanto di conferenza stampa con la maglia dei Red Devils in mano e annuncio sui siti ufficiali.

Un sogno che si trasforma in calvario, in incubo, perchè arrivano le minacce di morte, la scorta h24 ed una battaglia legale che si è trascinata fino alla corte suprema dell’ Uefa. Accusatore principale il Chelsea di Mourinho che chiedeva di rispettare la bozza di contratto firmata dagli agenti di Obi Mikel, pur senza il consenso del club di appartenenza perchè non necessario. Deciso a sbloccare la trattativa, Sir Alex Ferguson in persona decise di volare ad Oslo per incontrare il ragazzo. Il tutto fu annullato per il presunto rapimento ai danni di Obi. Media e forze dell’ ordine nigeriane e norvegesi si attivarono, scoprendo che aveva viaggiato in segreto verso Londra in compagnia del suo agente John Shittu. Dopo 9 giorni di preoccupazioni, ai microfoni di Sky Sports l’ attuale #12 dei Blues accusò pesantemente il titolare dell’ agenzia titolare del suo cartellino, Morgan Andreasen, per falsificazione di documenti e pressioni sulla firma per lo United.

L’ Alta Corte del Uefa, dopo aver approvato il permesso di lavoro per l’ Inghilterra e controllato che i pagamenti andassero in porto regolarmente da parte del Chelsea allora allenato da Mourinho, condannò Andreasen per falsificazione di documenti ufficiali, frode e falsa testimonianza. Messa alle spalle la brutta esperienza, ha incominciato a macinare minuti e considerazioni da parte di tifosi e compagni, chiudendo il cerchio con l’ esordio in Champions League contro il Levski Sofia e i goal in coppa contro Macclesfield e Nottingham Forest. E’ sempre mancato però qualcosa nella carriera del nostro leone, il leone Igbo, l’ orgoglio del villaggio di Jos. 184 presenze e mai una gioia personale, mai quell’ urlo che ti fa sentire il più forte ed amato di tutto, l’ uomo decisivo, l’uomo del successo. Mai, mai successo, fino al pomeriggio domenicale di settimana scorsa quando in mezza girata ha inchiodato Stockdale e messo in banca il 2-0 per un Chelsea sempre più in difficoltà, il Chelsea dell’ uomo che ha affrontato pure i grandi parrucconi del football pur di averlo, Josè Mourinho. L’ incantesimo lungo anni è spezzato, la gioia è incontenibile negl’ occhi e nella corsa di John Michael Nchekwube Obinna, detto Obi, Obi Mikel, la gioia che tutti i ragazzi di una terra martoriata dalla storia, sognano di vivere.