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Sarà anche poco appetibile, snobbata e noiosa, ma la League Cup, così ci piace chiamarla per non chinarci alla mercificazione del football inglese, permette ai piccoli club, quelli della Football League, di sfilare a Maggio nel leggendario Wembley, lo stadio dei sogni, lo stadio di tutti gli inglesi. Se il passaggio del turno per le due di Manchester, per l’ Arsenal e per i cugini del Tottenham era facilmente pronosticabile, per le tre squadre di Championship il risultato era tutt’altro che scontato. Stupisce specialmente il “giant killing” del Birmingham City ai danni di una delle squadre più in forma del momento e che offre un bel calcio, lo Swansea di Laudrup, schierato sì con una formazione rimaneggiata ma che poteva contare comunque su titolari del calibro, nelle dovute proporzioni, come Bony, Leon Britton, Shelvey ex Liverpool, il regista De Guzman, Neil Taylor, contro un Birmingham del tutto inedito, schierato dal manager Clarke con un 3-4-3 mai provato prima. Eppure i Blues hanno fatto la partita, tagliando i riferimenti alla trequarti dei Jacks e ripartendo veloce, sfruttando la velocità e la tecnica dei due esterni d’attacco in supporto di Matt Green, attaccante che mai prima aveva calcato palcoscenici così importanti. Il 3-1 finale ha mandato in estasi St Andrew’s, accantonando solo per una sera i seri problemi di classifica in campionato.

Avanzano, tenendo in alto il nome ed il prestigio dei campionati minori , anche il Burnley ed il Leicester, due team che siam sicuri che si contenderanno fino all’ ultima giornata l’ opportunità di giocare l’anno prossimo in Premier League. E’ incredibile come i Clarets del Lancashire, nonostante abbiano ceduto un pezzo da novanta ad una diretta concorrente come il Queens Park Rangers, abbian trovato ancora una volta la soluzione, chiamata Danny Ings. Sentiremo parlare in futuro di questo favoloso #10, autore di una doppietta in coppa ed in totale di 8 goals complessivi, di tutt’altro spessore ed importanza rispetto ai soli 3 dell’ anno scorso. Da elogiare sicuramente anche le Foxes di Leicester, da anni in cerca di una consacrazione che nonostante le ingenti spese del proprietario thailandese, non è ancora arrivata. Forse rispetto agli altri due team, è la squadra più attrezzata, potendosi permettere il lusso di spedire in panchina ed addirittura in tribuna calciatori che sarebbero sicuro titolari nelle restanti 23 squadre del campionato. Il cammino però ora si fa sempre più in salita, sempre più difficile e tortuoso. Ci piace pensare che i Blues, i Clarets e le Foxes possan liquidare facilmente Stoke, West Ham e Fulham, alimentando un sogno che per altri è scontato, è banale. Banale sì, per loro. “Loro” , protagonisti di una macchina da business più che calcistica. Noi ci schieriamo dalla parte dei deboli, dalla parte dov’è custodita ancora la piena essenza del football.