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Alexandre Villaplane – La storia del capitano della Nazionale francese del 1930

Mi chiamo Alexandre Villaplane e sono capitano della Nazionale francese di calcio. E’ la prima partita nella storia della Francia e con orgoglio indosso la fascia di capitano. E’ il 13 luglio 1930 e abbiamo appena battuto il Messico per 4-1. Ho 25 anni e già sono nella storia. Sono nato in Algeria e sono il primo giocatore del Nord Africa a rappresentare la Francia. All’età di 16 anni mi sono trasferito dall’Algeria con i miei zii nella costa meridionale e subito sono stato ingaggiato dalla squadra locale dell’FC Sète. Mi chiamo Alexandre Villaplane, e  morirò il 26 dicembre del 1944, tutti si ricorderanno di me. Sono un criminale.

Il destino è beffardo, in pochi anni la vita di un essere umano può cambiare radicalmente, ma ciò che è accaduto ad Alexandre Villaplane ha dell’incredibile. Entrato nella storia del calcio per essere il primo giocatore africano a rappresentare la Francia, il suo talento, la sua qualità e la sua predisposizione al sacrificio vennero premiati con la fascia da capitano,  nella prima partita della nazionale transalpina. Fosse vissuto nei nostri giorni Alexandre Villaplane sarebbe diventato un eroe per la sua nazione, e dopotutto per un breve periodo lo fu, avrebbe sottoscritto accordi pubblicitari milionari e incassato ricchi contratti da top player. Ma a quei tempi il calcio era poco più di un hobby, un’attività ludica da affiancare al proprio lavoro e Villaplane era uno dei tanti talenti che sbocciavano dal nulla. Un giovane ragazzo, un calciatore sensazionale, che decise di mollare tutto e cambiare vita, radicalmente.

Il primo contratto e il Mondiale in Uruguay

A 22 anni ottenne il suo primo contratto. Non si trattava di professionismo, ma veniva pagato per giocare nel Nimes, i rivali del Sete, la squadra che lo aveva svezzato. Il generoso salario lo convinse e la vetrina nazionale lo fece conoscere ai tanti esperti del nuovo gioco che faceva impazzire il pubblico francese. Era amato dai tifosi, aveva grande energia ed era uno dei migliori assist man della sua generazione. Un leader nato, un centrocampista con doti tecniche elevate associate ad una combattività fuori dal comune. Fu facile affidarsi a lui per il primo mondiale giocato dalla Francia e quel giorno a Montevideo coronò il sogno di un’intera carriera. Ai giornalisti presenti dichiarò: “E’ il giorno più felice della mia vita”. Villaplane raccolse 25 presenze in Nazionale, nel 1929 venne reclutato dal Racing Club di Parigi e nonostante non fosse ancora noto il concetto di professionismo, il ragazzo iniziò a mettere da parte una vera e propria fortuna. Frequentava bar, cabaret e giocava spesso alle corse dei cavalli.

I primi reati

Quando giunse il professionismo, nel 1932, i servigi di Villaplane vennero acquistati dall’Antibes, con un contratto triennale. La piccola società voleva a tutti i costi il centrocampista (fu il primo acquisto effettuato). All’epoca il campionato era diviso in due gironi e i vincitori si affrontavano in una finale con in palio il titolo. L’Antibes vinse il suo girone e poi sconfisse il Fives Lille vincendo il titolo. Poteva diventare l’inizio di una serie di memorabili successi, una cavalcata inarrestabile, ma divenne invece l’anticamera di un incubo. Emerse un tentativo di corruzione e venne cancellata la vittoria. L’allenatore della squadra venne squalificato. Dopo qualche giorno si scoprì che Alexandre Villaplane insieme a due compagni di squadra orchestrarono la combine. Alla società non restava che la cessione e sbarazzarsi dei tre.

L’arrivo del nazismo

Alexandre Villaplane venne acquistato dal Nice ma ormai il suo interesse per il calcio era svanito. La combine era solo la punta dell’iceberg della sua vita, o meglio dire della sua nuova passione. Divenne un patito di corse dei cavalli e cercò di far risorgere la sua carriera nel Bordeaux, ma concluse la stagione in prigione. Ormai la strada più semplice era l’unica opzione nella sua carriera. Non amava più combattere, lottare o sudare in un campo da calcio, preferiva chiudere la questione con i soldi, cercando accordi e vincendo con disonestà. Nel 1940 Parigi venne invasa dai nazisti. L’occupazione per molti fu una catastrofe, per pochi avidi una nuova opportunità: tra questi c’era Villaplane. Si dedicò all’estorsione e al mercato nero, ed era sempre in compagnia di due altri “soci” Henri Lafont e Pierre Bonny, veri e propri collaboratori delle truppe naziste. La gang, con il tempo, venne incaricata dai tedeschi per catturare gli ebrei presenti sul territorio francese. Prima torturandoli e poi uccidendoli, presero il nome della Gestapo francese.

I crimini con brigata Nord africana

Con la resistenza, nel 1943, l’attività del gruppo, capitanato da Alexandre Villaplane, aumentò. Tra i tanti crimini, diedero anche vita alla brigata Nord africana, un’organizzazione che reclutava immigrati africani in Francia. La loro missione era di aiutare gli occupanti tedeschi, localizzare e distruggere eventuali resistenze interne. La sua fierezza e il suo carattere gli valsero il titolo di SS Mohammed, una sorta di riconoscimento sul campo, da battaglia questa volta. Nel dicembre 1944 Alexandre Villaplane venne arrestato dalle forze francesi e venne condannato alla pena di morte per essere responsabile della morte di almeno 10 persone. Venne fucilato il 26 dicembre 1944 a Fort De Montrouge, all’età di 39.

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