Il diamante nero Uribe è la prima vittima di razzismo nel calcio

Il diamante nero Uribe è la prima vittima di razzismo nel calcio

Julio-Cesar-Uribe+Peru

Nel giorno in cui si torna a parlare di nazismo, per la morte del boia delle Fosse Ardeatine Erich Priebke e per l’anniversario del rastrellamento del ghetto romano, e in queste settimane di polemica riguardo le nuove, criticatissime, svolte disciplinari mirate a punire gli episodi di discrimanazione, noi di MaiDireCalcio.com scaviamo nel passato del campionato italiano in cerca della prima espressione di razzismo nei nostri stadi.

Non è necessario tornare molto indietro nei decenni, risaliamo alla stagione 1982/1983, quella della Roma vittoriosa di Falcao e Bruno Conti. Ventuno novembre 1982, decima giornata di andata: allo stadio Marcantonio Bentegodi di Verona, la neopromossa Hellas di mister Bagnoli ospita il Cagliari dei giovani Marco Branca e Walter Mazzarri.

La tifoseria veronese, già considerata una delle più “movimentate” d’Italia a partire dalla fondazione nel 1971 delle Brigate Gialloblù, si rende protagonista durante questa partita della prima vergognosa manifestazione di odio razziale in uno stadio di calcio italiano: il calciatore peruviano Julio César Uribe, soprannominato “el diamante negro“, si appresta a battere un calcio d’angolo quando viene bersagliato dal lancio di alcune banane provenienti dalla curva sud dei tifosi veronesi.

Negli anni ’80 Uribe era considerato il miglior calciatore peruviano e terzo in sudamerica dopo Diego Armando Maradona e Zico. Negli anni di Cagliari non brillò, segnando solamente due reti nella stagione d’esordio. La sua carrierà proseguì tra Messico e Colombia, fino al 1991 quando tornò nel suo club di nascita, lo Sporting Cristal.