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Quello di Liam Brady è un nome che ogni appassionato di calcio anglosassone conosce: bandiera dell’Arsenal, nel quale ha militato per 7 anni, passato poi alla Juventus, con la quale ha vinto due Scudetti consecutivi. Una storia di incomprensioni, grande professionismo e giocatori calcisticamente superiori al pur buon Liam, utile quanto poco appariscente.

Ma partiamo dall’inizio: nel 1980 vengono riaperte le frontiere del campionato italiano, dopo anni di ostracismo. Tutto cominciò il 17 maggio 1953 quando, a causa di una sconfitta della nostra Nazionale contro l’Ungheria, è stato imposto il veto Andreotti, che proibiva agli stranieri di risiedere in italia per giocare a calcio, permettendo comunque ai figli di italiani di rimanere. Furono anni di cocenti delusioni per gli azzurri, e nel 1966 venne presa la drastica decisione: nessuno straniero avrebbe varcato le soglie del nostro campionato.

14 anni dopo la decisione di sdoganamento: le squadre italiane potevano di nuovo tesserare i talenti stranieri, ammirati al di là del vetro della nostra campana, e la scelta ricadde sull’irlandese Brady, che rifiutò una faraonica proposta di rinnovo dei Gunners per vestire di bianconero.

GLI ANNI IN BIANCONERO Riservato e mai sopra le righe, in possesso di un mancino delicato che ne faceva uno dei migliori al mondo nel ruolo di regista, Liam faticò ad imporsi nei primi mesi in bianconero: il giocatore che aveva fatto innamorare Highbury venne fuori il 23 novembre 1980, gol e assist contro l’Inter e pubblico bianconero conquistato. Da lì la svolta: sempre in crescendo tornò ai fasti vissuti in terra d’Albione, in un’entusiasmante rincorsa alla Roma conclusasi con la vittoria dello Scudetto.

IL TRAUMATICO ADDIO Seppur non con le fulgide prestazioni della precedente stagione, il numero 10 orchestrò la stagione ’81/’82. Una Juventus non spettacolare, ma di Trapattoniana memoria, cinica e pratica, è lanciata per lo Scudetto, con la concorrenza agguerritissima di Roma e Fiorentina alle calcagna. A tre giornate dalla fine il fulmine a ciel sereno: Liam Brady viene convocato dal presidente Boniperti, che gli comunica che non ci sarà spazio per lui nella stagione successiva. Dopo l’ingaggio di Zibì Boniek, infatti, i bianconeri avevano chiuso per un certo Michelle Platini, ragazzo francese dai numeri incredibili. L’irlandese esce piangendo, ma si comporta da gran professionista: sarà lui a trasformare il calcio di rigore che suggellerà il ventesimo Scudetto all’ultima giornata di campionato, già con le valigie in mano.

E’ la rivincita morale del giocatore, ricompensare con la gioia dello Scudetto chi l’aveva scaricato: “Avevo due scelte, due possibilità: fare il professionista e calciare bene il rigore, oppure fare il bambino stupido e rifiutarmi di calciare o, peggio, sbagliare volutamente il tiro. Ho scelto di fare il professionista, ho tirato ed ho fatto goal“. Chapeau.

Da lì un pellegrinaggio lungo 5 anni in Italia, dove ha indossato le maglie di Sampdoria, Inter ed Ascoli, per poi tornare in patria, al West Ham, dove chiuderà la sua carriera da calciatore.