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95mo Giro d'Italia - Arrivo tappa 21

Ultimamente di certezze nel mondo del ciclismo ce ne sono poche. Il fenomeno del doping, che avrebbe dovuto affievolirsi con gli anni, è purtroppo ancora radicato nella cultura, almeno in quella professionistica, di questo sport, che ne fa una terribile realtà. Il recente tentativo di suicidio del ciclista Mauro Santambrogio, poi sventato dal mondo dei social network, esplica perfettamente quanto il doping crei disagi psicologici, oltre che morali. Non è su un fatto recente, ma comunque eclatante la confessione del re del Giro d’Italia 2012, Ryder Hesjedal. Il ciclista canadese ammette di essersi dopato, anche se più di dieci anni fa: “Ho sempre amato questo sport, ma dieci anni fa scelsi la strada sbagliata, chiedo scusa”. Non sono proprio dichiarazioni spontanee le sue, ma provocate dalle accuse dell’ex corridore Dane Michael Rasmussen, nella sua autobiografia “Yellow Fever”, che accusa, per la prima volta in assoluto, Hesjedal di aver usato sostanze dopanti, in particolare l‘Epo, e che a indottrinare l’allora giovane leva è stato niente di meno che lui stesso.

Rasmussen ha confessato di aver fatto uso di sostanze illecite dal 1998 al 2010 e aggiunge: “Una volta Hesjedal e altri compagni vennero da me per prepararsi ad una Vuelta. Mi allenai con loro e gli insegnai come fare delle iniezioni di vitamine e come prendere l’Epo, trattamento che incentiva le prestazioni degli atleti portando ottimi risultati”. Azioni sepolte da anni e anni ormai passati, ma che riservano ancora la loro crudezza. Il ciclismo sta valutando il suo decennio nero ancora peggio di quanto aveva fatto in passato. Viene da chiedersi quante  altre confessioni a posteriori dovremmo sentire e quante no, celate dal silenzio eterno.

Neanche quest’anno il ciclismo è riuscito a voltare pagina; il 2014 sarà l’anno della svolta definitiva?

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